Youth in Action: le nuove frontiere del viaggio

30/03/2016 di Isabella Iagrosso

I progetti dell'Unione Europea per gli scambi culturali e il servizio volontario europeo sono presenti già da tempo, e offrono grandi opportunità di sviluppo personale agli studenti, spesso con rimborso spese. Eppure in molti non ne sono a conoscenza.

Tanto tempo libero a disposizione e voglia di viaggiare. Un giorno mi trovavo al computer alla ricerca di un’opportunità che potesse essere divertente, interessante e soprattutto formativa. Mi sono imbattuta per caso in un link dal titolo “Integrazione tramite lo sport: 10 giorni a Barcellona per il meeting europeo”. Nel sito si spiegava che era un progetto last minute, talmente all’ultimo secondo che in quattro giorni avrei dovuto inviare la candidatura, prenotare il volo e partire. Non venivano forniti tanti dettagli: date, un programma provvisorio della settimana, la garanzia di un rimborso spese per il biglietto aereo. Senza sapere cosa sarei andata a fare, ho inviato tutto. E sono partita. Tutto quello che ho capito di questo progetto, l’ho capito lì, e una volta tornata. Si trattava di uno scambio culturale. In che senso, vi chiederete? Me lo sono chiesta anche io la prima volta che ho letto questo nome. Si tratta di incontri, di una decina di giorni, preparati da varie organizzazioni non governative in tutta Europa, che vertono su determinati temi di interesse comune. Nel mio caso si trattava appunto di favorire e studiare l’integrazione del popolo rom attraverso attività sportive comuni. Tutto questo finanziato dall’Unione Europea.

Cittadinanza attiva, nuove conoscenze, incontri internazionali e una cultura comune: ecco in breve gli obiettivi del programma “Youth in action” dell’Unione Europea, lanciato a partire dal 2007. Lo scopo era infatti quello di promuovere l’integrazione europea tramite piani di mobilità giovanile, mirati all’acquisizione di nuove competenze anche attraverso l’utilizzo di metodi di insegnamento non formali. Nel perseguire l’obiettivo comune, sono stati avviati numerosi progetti differenti. Oltre agli scambi culturali, semplici e immediati, esistono infatti i cosiddetti SVE (Servizio volontario europeo), a lunga scadenza, della durata di un anno o 60 giorni. Vi sono SVE di tutti i tipi, in tutti gli ambiti. Tutte le spese sono coperte e in più viene dato una paga mensile al giovane volontario.

Questa serie di possibilità sono fornite in modo quasi del tutto gratuito dall’Unione Europea: si tratta di progetti perlopiù semplici e accessibili a tutti. Allora perché non vi sono ovunque persone che vi prendono parte? La risposta è semplice. Non tutti ne sono a conoscenza. Attraverso un breve sondaggio, ho chiesto a 35 persone, tra i 20 e i 25 anni, italiani, universitari e non, se avessero mai sentito parlare di questa possibilità. 10 hanno risposto affermativamente. Non se ne parla abbastanza, ed è un peccato precludersi questa opportunità solo perché non la si conosce. In effetti, è possibile aprirsi le frontiere attraverso una semplice ricerca su internet.

Così si scoprono nuovi modi di viaggiare: spostarsi da un paese all’altro non è più un ostacolo economico insormontabile, visitare un posto diverso diventa un’esperienza unica e mai banale. Attraverso questi progetti, è impossibile non conoscere ragazzi e ragazze da ogni parte d’Europa, venire in contatto con culture completamente diverse, visitare luoghi con la gente locale di cui non si sapeva neanche l’esistenza.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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