Xinjiang, un altro problema irrisolto del gigante cinese

27/05/2014 di Iris De Stefano

Oggi come duecento anni fa le differenze etniche continuano ad essere uno dei principali motivi di scontro. In Cina uno di questi è costato la vita a 31 persone, ferendone altre 94.

Xinjiang, Cina e attentati

Xinjiang – La zona di scontro è lo Xinjiang, regione all’ estrema periferia occidentale del gigante asiatico, di cui è anche il più grande distretto amministrativo, con una superficie di 1,6 milioni di kilometri2 – l’Italia si estende per poco più di 300.000 kilometri.

Nonostante in Cina la composizione etnica sia più o meno omogenea, con una nettissima preponderanza degli Han, che compongono il 91% della popolazione, la posizione geografica dello Xinjiang che condivide i confini con Russia, Mongolia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan e India ha reso la provincia soggetta ad una commistione di etnie che non hanno saputo trovare un modo di vivere pacificamente. Uiguri, han, kazaki, tagiki, hui, mongoli e kirgiki vivono nella provincia e, a differenza del resto del paese, la maggioranza della popolazione è di fede musulmana. La regione è sotto controllo cinese dal diciottesimo secolo, dopo una storia intermittente di autonomia e divisioni.

Lo Xinjiang è, insieme a Tibet e Taiwan, considerata una provincia ribelle dal governo centrale di Pechino. Dopo la quasi totale militarizzazione del Tibet e i sempre più stretti legami con Taipei, la regione resta la principale fonte di terrorismo interno.

Xinjiang-Terrorismo – Lo Xinjiang e il terrore per ogni forma di velleità separatista sono quasi onnipresenti nelle scelte di politica estera cinese. In particolare, per alcuni commentatori, dietro all’ultimo importante accordo energetico tra Mosca e Pechino ci sarebbe il tacito assenso per il comportamento russo in Crimea, nonostante le sconfessioni pubbliche dell’accaduto. Non è invece novità che il rifiuto per qualsiasi forma di intervento in Siria sia proprio frutto della paura che qualche paese occidentale (leggi gli Stati Uniti) possa sovvenzionare – con la forza di un precedente accettato da Pechino – le velleità indipendentiste dello Xinjiang.

Il clima anti islamico venne sfruttato anche in seguito agli attacchi alle Torri gemelle di New York, in particolare nei riguardi degli Uiguri, minoranza turcofona al centro di tutti gli scontri nella regione. Zhu Bangzao, portavoce del Ministro cinese per gli Affari Esteri in una conferenza stampa del 18 settembre 2001 dichiarò: “Gli Stati Uniti chiedono il supporto e l’assistenza cinese nella battaglia contro il terrorismo. La Cina, della stessa idea, ha ragioni per chiedere agli Stati Uniti la sua comprensione e il supporto per la battaglia cinese contro il separatismo nazionale e il terrorismo.” Venne così ampliata la presenza militare nel Turkestan Orientale/ Xinjiang, chiusa la frontiera con l’Afghanistan, impedito l’accesso in alcune zone ai giornalisti stranieri e il 10 ottobre2001 lo stesso portavoce dichiarò: “Noi ci opponiamo a tutte le forme di attività terroristica. Si prenda il Turkestan Orientale come esempio. Essi non solo conducono atti terroristici nello Xinjiang cinese ma hanno anche legami e collaborazioni con gruppi terroristici oltreoceano. Rappresentano indubbiamente una minaccia per la Cina.”

Gli scontri – Il clima di intimidazione non è servito. Nel 2009, in seguito a scontri tra Han e Uiguri durante i quali quasi 200 persone furono uccise, venne inviato un gran numero di truppe a Urumqi, la capitale della regione. La militarizzazione dell’area non è però servita al suo scopo: gli attacchi terroristici continuano e la situazione non appare migliorare. Quello di giovedì scorso, quando due SUV carichi di esplosivo si sono lanciati sulla folla presente in un mercato frequentato principalmente da popolazione han, è solo l’ultimo di una serie che non si è ancora conclusa. Le reti di stato chiedono un miglioramento del servizio di antiterrorismo e una maggiore presenza militare nell’area, ma quella dello Xinjiang resta per il momento un’altra delle molte questioni irrisolte del gigante cinese.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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