World Bank, il Global Economic Prospects

11/06/2015 di Iris De Stefano

Il 10 giugno la Banca Mondiale ha pubblicato il suo ultimo rapporto Global Economic Prospects, in cui vengono analizzate le prospettive di crescita sia dei paesi emergenti che di quelli sviluppati per l’anno 2015.

Mondo

Il Global Economic Prospects delle World Bank mostra delle novità rilevanti nell’andamento generale dell’economia mondiale.  Secondo la Banca Mondiale infatti, il tasso di crescita mondiale si attesterà al 2,8%, in leggera diminuzione rispetto al 3% previsto ad inizio anno. Ad essere degna di nota è però la qualità di questa variazione percentuale. Secondo gli economisti dell’istituzione finanziaria di Washington infatti, la contrazione della crescita mondiale sarà dovuta principalmente al rallentamento dei paesi emergenti, la cui crescita generale è stata rivista al 4,4% rispetto ad un 4,8% ipotizzato sei mesi fa.  Il trend dimostra un ormai attestato ridimensionamento di quelle economie che fino a pochi anni fa erano considerate come motrici per l’economia mondiale.

Le difficoltà affrontate dai paesi in via di sviluppo individuate dagli economisti sono principalmente due: un abbassamento dei prezzi delle materie prime (in particolar modo quello del petrolio di cui molti sono esportatori) e condizioni finanziarie più stringenti.  Il riferimento è all’atteso aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve americana; la PIMCO, azienda leader di gestione globale degli investimenti americana si aspetta infatti che tra la fine dell’estate e l’inizio di Settembre la Banca centrale americana inizi un processo di normalizzazione dei tassi, dopo averli tenuti a livelli minimi (0 – 0.25%) ormai da quasi cinque anni. C’è da notare però che, secondo la Banca Mondiale, a minimizzare -se non ad annullare- le difficoltà di questi mesi, saranno i cospicui investimenti pubblici annunciati e in alcuni casi (come in Cina) già partiti, che dovrebbero garantire un aumento dei tassi di crescita per i paesi sviluppati al 5,3% per il biennio 2016-2017.

I paesi esportatori di petrolio sono stati ovviamente il motore principale, viene notato dal rapporto, della diminuzione dei tassi di crescita ed in particolare Nigeria, Angola o Brasile (la cui economia si contrarrà dell’1,3% quest’anno). All’’Opec Seminar, conclusosi il 4 giugno scorso a Vienna, si è reso palese come ogni paese produttore di petrolio dovrà in futuro tener presente il ruolo sempre più dominante degli Stati Uniti, che nel solo 2014 hanno esportato più barili di paesi storicamente esportatori come Ecuador, Libia o Qatar.

L’unico paese, tra quelli emergenti, a meritarsi un aumento del rating assegnatogli dalla Banca Mondiale, è l’India, il cui tasso di crescita, previsto al 7,5%, lo qualifica come la più veloce economia al mondo, sorpassando –per il terzo anno consecutivo- la Cina e dimostrando di aver tratto beneficio dalle congiunture positive dell’economia mondiale.

Per quanto riguarda i  paesi sviluppati, invece, dati i trend di crescita ormai consolidati degli Stati Uniti e Regno Unito, insieme agli accenni di ripresa dell’eurozona e Giappone, si registra una previsione di crescita generale del 2% nel 2015 e del 2,3% del biennio successivo.  L’area dell’euro secondo la Banca Mondiale crescerà dell’1,5%, supportata dal basso costo della moneta unica ma anche del petrolio, che dovrebbe favorire i consumi e i profitti delle aziende. Secondo il Global Economic Prospects però, la frammentazione finanziaria, le problematiche di disoccupazione dei paesi periferici, la domanda debole e le difficoltà della catena degli approvvigionamenti restano le principali problematiche della zona.

I dati del rapporto della Banca Mondiale, mostrando un andamento economico di relativa stabilità e modesto ottimismo, sono però indicatori anche di quanto le economie mondiali siano molto più reattive ai cambiamenti degli stati sovrani. Un esempio per tutti: in teoria negli Stati Uniti vigerebbe ancora il divieto, deciso durante il periodo degli shock petroliferi, di esportare olio nero. Peccato però che solo nel 2014 i barili esportati siano stati 586.379, al giorno.

 

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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