Turner and the Sea. L’amore per il mare

16/12/2013 di Simone Di Dato

William Turner, la mostra

Turner and the sea. La bellezza viene dal mare. Così ci hanno insegnato i racconti mitologici di Ovidio prima e quello straordinario capolavoro che è la “Nascita di Venere” poi, fermando nel tempo e nel nostro immaginario i canoni di bellezza e la forza della natura. Eppure non è tutto relativo all’armonia e all’equilibrio come si può facilmente credere se in secoli di letteratura, arte e musica, il tema del mare ha ispirato poemi e canzoni, dipinti e sculture a seconda della sensibilità di ogni artista. E’ lo specchio dell’uomo libero secondo Baudelaire ad esempio, l’elemento decorativo di alcuni affreschi di Pompei, teatro di innumerevoli guerre e naufragi come materia fondante nel rapporto con l’uomo, e infine nei suoi connotati di luogo dell’anima, come il testimone di un soliloquio esistenziale, pozzo dei segreti del cuore per Eugenio Montale.

Battaglia di Trafalgar, 1834
Battaglia di Trafalgar, 1834

Tuttavia è solo nella pittura di William Turner (1775-1851) che il mare con grande fascino diventa forza assoluta di una natura travolgente, più forte e durevole dell’uomo, ma allo stesso tempo l’effimera scenografia di uno stato d’animo inquieto e sofferente proprio del Romanticismo. Si tratta quindi per Turner di un doppio itinerario all’interno del suo universo pittorico, tra albe e tramonti, tempeste, cieli sereni e navi da guerra, che fino al 21 aprile sarà possibile ammirare nella nuova mostra interamente dedicata alla visione emozionante del pittore inglese e che celebra la forte passione dell’artista per il mare. Inaugurata da poco meno di un mese, l’esposizione ha trovato nel National Maritime Museum di Greenwich, sede storica della Marina inglese, il luogo più adatto, e può vantare di essere la prima ad avere come filo conduttore il rapporto di Turner con i paesaggi e le atmosfere marittime.

Un concetto, quello del paesaggio, più complesso di quanto si possa pensare. Se infatti conobbe uno dei suoi momenti più alti a partire dal XV secolo, è nel Seicento che si diffuse l’idea secondo cui la natura selvaggia e incolta avrebbe rappresentato un sentimento di biasimo morale nei confronti dell’uomo, che a sua volta avrebbe dovuto lavorare per renderla ospitale, fertile e produttiva agli occhi di Dio. Siamo in pieno Barocco quando nasce quindi lo stile francese e italiano in cui il giardino, il paesaggio e la conseguente pittura, subiscono ostinati dettami estetici. Al contrario di quelli à la française, i paesaggi inglesi restano in seguito il più possibile indipendenti, quasi a lasciare impercettibile l’intervento umano. Dunque è con Turner e il Romanticismo che il rispetto per la bellezza paesaggistica inizia a imporsi come tema pittorico, capace di “rappresentare gli umori della natura in modo emozionante e sincero”.

Pescatori in mare, 1796, William Turner
Pescatori in mare, 1796

La sua grande passione per il mare fu costante e durò per  tutta la carriera. Secondo una leggenda Turner si fece legare all’albero di una nave per poter osservare in prima persona e da vicino la scena, allo scopo di dipingerla meglio e impregnarla di realismo. “Il mare è il soggetto principale dei quadri di Turner e rappresenta due terzi della sua immensa produzione, – ha spiegato infatti Christine Riding, direttrice della mostra. – D’altronde Turner era un uomo del suo tempo: fino al 1815, quando l’artista aveva 40 anni, la Gran Bretagna era in guerra e le battaglie venivano combattute sui mari, mentre la potenza commerciale dell’impero era dovuta ai trasporti navali, il mare era quindi la forza dominante nella psiche collettiva e questo spiega l’ossessione di Turner, durata tutta la vita”.

Durante il percorso espositivo, sarà possibile conoscere in ordine cronologico oltre cento opere, constatando il processo creativo e l’evoluzione stilistica di Turner, abile nel dipingere aspetti e sensazioni sempre diversi nonostante il medesimo soggetto. Ci sarà Pescatori in mare primo quadro del 1796, mai esibito dall’artista, La battaglia di Trafalgar del 1824 che riassume i diversi momenti degli eventi accaduti in tempi differenti, e il personalissimo Tempesta di neve quadro del 1842, riconosciuto come grande capolavoro. Ogni opera vanta di straordinari effetti di luce e colore, una luce intesa come emanazione dello spirito divino, a cui non interessa posarsi su oggetti solidi o dettagli: la ricerca della spiritualità è solo nei giochi di riflessi sulle onde alte e nel mare calmo di un tramonto, nello splendore del cielo e del fuoco e non nella mera interpretazione artistica. E’ quella di Turner, una pittura che ribalta la prospettiva classica, in cui l’infinita miseria degli essere umani, piccoli e insignificanti, trova un’inutile eroismo per sfidare la natura, diventata così imponente da rendere l’uomo psicologicamente insufficiente e inadeguato.

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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