Wikileaks, Datagate e servizi segreti

23/10/2013 di Iris De Stefano

Datagate- Snowden: rivelare la verità mette a rischio la propria sicurezza

I servizi segreti si caratterizzano per essere, appunto, segreti. Le fughe di notizie, per nostra fortuna, sono molte meno di quanto si pensi, perché quel che sarebbe a rischio è la sicurezza nazionale. Se la percezione della sicurezza da parte della popolazione è – come in questi anni – alta, è anche e soprattutto grazie all’ottimo lavoro degli apparati di sicurezza dei vari stati.

Accountability Obama DatagateWikileaks e Datagate – Una fuga di notizie importante dunque può diventare una faccenda seria e pericolosa, soprattutto se quelle informazioni finissero nelle mani sbagliate. L’avvento di internet, l’enorme numero di persone impiegate dentro e fuori le agenzie di Stato e l’idea di dover pubblicizzare e rendere conto per ogni azione compiuta dagli organi statali e a carico dei contribuenti hanno portato negli scorsi anni ad un sempre maggior numero di rivelazioni, spesso da parte di persone, mosse da scrupoli di coscienza, all’interno delle agenzie statali o di quelle appaltatrici di servizi di vario genere. Prima fu WikiLeaks, e il suo ultra noto portavoce e co-fondatore Julian Assange, ora chiuso nell’ambasciata ecuadoriana di Londra per evitare l’ordine di estradizione in Svezia. WikiLeaks, per come si descrive nel suo sito online, è un’organizzazione no profit con lo scopo di portare a conoscenza pubblica notizie che altrimenti non lo sarebbero; chiunque voglia può diventare una fonte e  lasciare nel sicurissimo drop box del sito file secretati. Una volta controllati, questi vengono pubblicati, assicurando il più totale anonimato della fonte. Online per la prima volta nel dicembre 2006, suscitò enorme subbuglio, sia a livello pubblico che, soprattutto, nei palazzi del potere americani; era infatti assolutamente imprevedibile il contenuto dei documenti e ogni tentativo di far chiudere il sito sembrava fallimentare. In realtà poi, placatosi il clamore delle prime settimane, ci si rese conto che le notizie diffuse non fossero poi chissà quanto nuove e eclatanti. Nelle agenzie e nelle commissioni sui servizi segreti si iniziò, però, a riflettere su quanto si lasciassero esposti i dati sensibili con l’utilizzo di internet. Ed infatti, alla fine del 2012, Edward Snowden contattò Glenn Greenwald, giornalista del Guardian. Grazie al rapporto tra i due, nel giugno di quest’anno, sono stati diffusi notizie e documenti sul programma della NSA ( National Security Agency ) la quale, insieme con FBI e CIA, si occupa della sicurezza nazionale.

Chiarimenti – Quello del Datagate è stato un incidente diplomatico di proporzioni enormi per il governo americano: far sapere – soprattutto sapere pubblicamente – che le proprie agenzie di sicurezza ascoltano e registrano le conversazioni telefoniche non solo dei cittadini americani ma di anche di altri paesi, tra cui il nostro, e di diplomatici ed esponenti governativi, perfino nel palazzo delle Nazioni Unite, viola qualsiasi legge sulla privacy, l’articolo 12 della Dichiarazione universale dei diritti umani, il quarto e il quinto emendamento della Costituzione americana e anche qualsiasi tipo di codice di comportamento tra stati. Si iniziò nel 2006, quando George Bush ordinò di intercettare più informazioni possibili sulla visita di Chavez a Roma, forte dei poteri conferiti alle agenzie di sicurezza dopo l’11 settembre. Poi il G20 del 2009 e ancora tutta una serie di incontri ai massimi vertici, nonostante a capo dell’amministrazione statunitense fosse stato posto un democratico, Barack Obama. Per quasi cinque anni la NSA ha spiato chiunque, americano e non, potesse avere un minimo rilievo strategico per gli Stati Uniti – chi decidesse poi cosa è da ritenersi di rilevanza strategica non è dato saperlo.

Silenzio italiano – Quando con le rilevazioni di Snowden questo non così complesso sistema di sorveglianza è stato reso pubblico paradossalmente nulla di è mosso in Italia: non una protesta, non una vertenza parlamentare. Qualcosa ha iniziato a muoversi solo in queste settimane: una delegazione di parlamentari del comitato di controllo sui servizi segreti (COPACO) è stata in missione negli Usa. Qui ha incontrato i direttori delle tre agenzie di intelligence e i presidenti delle commissioni del Congresso in cui sono state confermate le voci di intercettazioni ad ampio spettro anche nel nostro paese; il Presidente del Consiglio Letta oggi ha ospitato a Palazzo Chigi il segretario di Stato americano, John Kerry e mercoledì pomeriggio il vertice del Copasir ( Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ) incontrerà il sottosegretario delegato del governo Marco Minniti a Palazzo San Mancuso, sede delle commissioni parlamentari bicamerali.

Libertà? – Tutto questo non basta. Il governo italiano si è mosso solo dopo che il Presidente francese Hollande ha protestato vivacemente contro le intrusioni nella privacy dei cittadini del proprio Stato e le azioni intraprese dal governo italiano paiono il minimo indispensabile. Il comportamento della National Security Agency non è una novità ma quello che è cambiato – retorica a parte – è il tempo: lo spionaggio viene da sempre considerato il “secondo mestiere più vecchio al mondo” ma una volta non c’era Internet, la popolazione non era così attenta ad ogni azione politica e non era fornita di così varie fonti di informazione. I servizi segreti devono adeguarsi, anche – come ha fatto l’Fso, il servizio segreto russo – ritornando alle macchine da scrivere per le comunicazioni più riservate. Di certo, leaks come quelle di Snowden, non dovranno più essere ammissibili.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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