WHO – Epidemia Ebola: Liberia e Sierra Leone ancora in una fase critica

22/09/2014 di Andrea Viscardi

Il 14 settembre il WHO ha pubblicato il IV report sull'evoluzione dell'epidemia di ebola che ha colpito il continente africano: la situazione resta critica, soprattutto in Liberia.

L’Africa piange e l’epidemia di ebola non accenna a fermarsi, ma viene efficacemente limitata ai paesi già colpiti. Potremmo riassumere così il contenuto del dossier redatto dalla World Health Organization, riguardante la situazione degli stati colpiti dal virus. Spesso, però, per una questione di comodità giornalistica, si tendono a liquidare i numeri troppo in fretta, e il lettore fatica a comprendere la reale portata dell’emergenza, tendendo ad ingigantire o sottostimare la questione. Cerchiamo, allora, basandoci sui dati a disposizione, di rimediare a questo problema e di vedere, nei numeri, quanto avvenuto sino ad oggi.

Guinea casi settimanali Ebola
Fig. 1 – Guinea casi settimanali Ebola

Guinea

Iniziamo, allora, con i dati riguardanti i tre stati principalmente colpiti dall’ebola. La Guinea, origine dell’epidemia, vive oggi un trend di stabilizzazione, sottolineato anche da un numero in diminuzione dei casi – confermati e probabili – rispetto alle tre settimane precedenti.

I casi di ebola nella capitale
I casi di ebola nella capitale

Questo, però, non può essere letto con sicurezza come un segnale di svolta. Possiamo infatti vedere nella fig. II come, nella capitale, a partire dalle ultime due settimane di agosto, i casi registrati superino in totale quelli individuati nell’intero periodo tra fine aprile e luglio. Per quanto ancora si parli di numeri relativi, fondamentale sarà il successo della strategia di contenimento di quella che è una città di oltre 1,5 milioni di abitanti, con una densità di 6 mila persone a chilometro quadrato.

 Epidemia Ebola in GuineaLiberia

Liberia e virus Ebola
Fig. III – I casi in Liberia

Molto più preoccupante, invece, il diffondersi dell’epidemia in Libera. I casi settimanali sono in costante e vertiginoso aumento (fig.3) e la stretta collaborazione tra WHO e ministero della salute ha dato vita ad un lavoro di analisi che, con grande probabilità, rivedrà al rialzo i dati delle settimane passate.

Intanto il numero dei posti letto disponibili per curare i contagiati verrà aumentato da 250 a 1000, ma il sistema sanitario nazionale non sembra in grado di sostenere una crisi che si fa ogni giorno più pesante. L’emergenza delle strutture sanitarie è uno dei principali problemi per i paesi colpiti; oltre al caso appena citato, in Guinea la capacità standard è di 130 posti, in Sierra Leone di 125: circa il 22% della domanda. Ma sono, più in generale, gli interi sistemi sanitari nazionali ad essere insufficienti ad affrontare l’epidemia, basti pensare a come anche gli strumenti più semplici ma fondamentali, come il sapone, l’acqua e le soluzioni disinfettanti/igienizzanti a disposizione degli staff medici, siano addirittura quasi del tutto esauriti in diverse aree dei paesi. Uno scenario che, negli ultimi mesi, è stato in parte mitigato dagli aiuti provenienti a livello internazionale e dalle ONG presenti sul territorio, ma che si mostra tutt’oggi ancora lontano dall’essere risolto.

Ebola a Monrovia
Fig. IV – Monrovia ed Ebola

Osservando le due tabelle presentate, comprendiamo come, potenzialmente, lo stato africano possa subire, nell’arco del prossimo mese, un’ulteriore diffusione dell’epidemia. Infatti, come si può notare nella fig. IV, la capitale Monrovia ha registrato, nell’ultima settimana, un picco di circa 220 nuovi casi  – confermati o probabili: +300% rispetto ai dati, parziali, dell’ultima settimana di agosto. Un indicatore estremamente preoccupante, considerando anche come la città sia uno dei principali snodi marittimi della zona. Intanto, la baraccopoli della città, West Point, è stata messa in quarantena da circa un mese, causando tensioni anche da un punto di vista dell’ordine pubblico.

Virus Ebola, Liberia

Sierra Leone

Sierra Leone, Ebola
Fig. V – I casi settimanali registrati in Sierra Leone

Ultimo tra i tre grandi colpiti dal virus, la Sierra Leone registra uno scenario particolarmente negativo, sebbene con numeri, al momento, molto più contenuti rispetto al caso della Liberia. Il trend di diffusione, dall’inizio dell’epidemia, a giugno, ad oggi, è stato in costante aumento, con una media di circa 130-140 casi alla settimana, ed un picco di oltre 200 tra il 7 e il 14 settembre. Occorre specificare, però, come il segnale “positivo” del paese sia un tasso di mortalità inferiore sia a quello della Guinea (66%) che della Liberia (53%), con il 33%.

Ebola, Africa
Fig. Vi – I casi settimanali nella capitale Freetown

Questo aumento è dovuto a due principali fattori: l’intervento in alcuni distretti del paese ha permesso di stabilizzare l’epidemia in molte zone come, ad esempio, a Kenema, ma nuovi focolai sono emersi in aree prima non toccate dal virus. Inoltre, la situazione nella capitale, Freetown, rispecchia in negativo l’andamento della malattia nel paese. Sono stati oltre 50 i casi accertati nella seconda settimana di settembre: circa il 30% in più rispetto alla settimana precedente. Nello stesso periodo, inoltre, il virus si è diffuso anche nelle zone adiacenti al distretto della capitale, come Porto Loko.

E’ proprio la diffusione in nuove regioni a suscitare più timori: negli ultimi 21 giorni sono nove i nuovi distretti dei tre Stati ad aver registrato i primi contagiati dal virus, estendendo, a livello territoriale, la situazione di emergenza e incrementando la necessità di sforzi – in termini di risorse economiche ed umane – per combattere l’epidemia.

Il virus ebola in Sierra Leone

Il contagio tra gli operatori sanitari e la diffusione del virus in altri stati africani

Un’altra questione di grande preoccupazione, è diretta consguenza di quanto affermavamo prima: la totale inadeguatezza dei sistemi sanitari ad affrontare l’epidemia ha portato ad un numero di contagi estremamente elevato tra il personale medico locale, con circa 318 casi e 151 morti. Un numero che, per fortuna, è andato diminuendo nelle ultime settimane tre settimane prese in considerazione dallo studio (in cui si sono registrati il 21% dei casi totali), anche grazie all’intervento e al sostegno internazionale. Anche in questo caso sembrerebbe essere la Sierra Leone l’unica nazione che, in un certo qual modo, è stata in grado di affrontare la crisi in modo efficiente, registrando un solo caso di contagio a partire dal dall’ultima settimana di agosto.

A dispetto di quanto l’opinione pubblica possa pensare, invece, altri stati africani colpiti dal virus, come la Nigeria o il Senegal, sembrano registrare casi limitati e localizzati. Nel caso dello stato già tormentato dalla crescenti azioni terroristiche di Boko Haram, per fortuna, al momento sembra che il virus non presenterà un’emergenza come in altre nazioni. I 19 casi registrati sino ad ora sono tutti collegabili ad una trasmissione avvenuta da una singola persona, e tra fine agosto e metà settembre sono stati solamente 6 i nuovi contagiati, tutti strettamente seguiti dal personale medico nazionale. In Senegal, invece, si parla addirittura di un solo caso: immediatamente isolato il contagiato, sono stati effettuati i test su 72 persone con le quali era venuto in contatto, tutti rivelatisi negativi. In Congo, invece, sono stati registrati 71 casi, tutti registrati nella zona di Djera, le autorità però raccontano di una situazione assolutamente sotto controllo, avendo eseguito i test su oltre 400 persone entrate a contatto con i contagiati: questa piccola epidemia – la settima in quaranta anni – sarebbe totalmente scollegata da quella, invece, che ha colpito gli stati sino ad ora presi in considerazione.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus