Whatsapp e la rivoluzione della comunicazione. Ma la privacy?

28/02/2013 di Iris De Stefano

Moltissimo si è scritto a riguardo della rivoluzione delle comunicazioni avvenuta con il diffondersi sempre più consistente di Internet. Basti pensare che se nel 2008 c’erano poco più di un miliardo e 800 milioni di persone connesse, le stime più recenti parlano di ben 2 miliardi e 400 milioni di persone raggiunte con l’inizio di quest’anno.

Il numero ovviamente è destinato a crescere a tassi sempre più alti, grazie alla diffusione di internet nei paesi in via di sviluppo. Uno studio di Intel con l’aiuto del Dipartimento di Stato USA e delle Nazioni Unite e presentato il mese scorso a Washington, “Women and the Web”, mostra come mentre il bacino di utenza dei paesi sviluppati è quasi completamente saturo, nei paesi in via di sviluppo 1,4 miliardi di persone sono connesse ma tra loro solo 600 milioni sono donne. Analizzato da La Stampa, il report spiega anche come in quella parte del pianeta la percentuale di donne online è in media inferiore del 25% rispetto agli uomini mentre in regioni come l’Africa subsahariana il gap arriva fino al 45%. Nei prossimi tre anni però, grazie all’entrata ( stimata ) di 450 milioni di persone, il gap dovrebbe tendere a colmarsi, avvicinandosi a tassi “occidentali”, praticamente irrilevanti.

whatsapp-messenger-iconsIn realtà però, il sempre maggior utilizzo della rete ha comportato la necessità di una riflessione seria sui cambiamenti delle abitudini di comunicazione, soprattutto tra la fascia di popolazione al di sotto dei 35 anni, ovvero quella maggiormente investita dal boom tecnologico e cresciuta in questo tipo di ambiente. “Il computer più nuovo al mondo non può che peggiorare, grazie alla sua velocità, il più annoso problema nelle relazioni tra esseri umani: quello della comunicazione.” ( Bill Gates ) È una riflessione giusta quella del fondatore di Microsoft che viene maggiormente acuita dalla diffusione dei dispositivi mobili. L’Internet Trends Year-End Report 2012 presentato all’università di Stanford qualche giorno fa infatti mostra come il 13% di tutto il traffico online sia registrato dai dispositivi mobili, con una crescita esponenziale rispetto al misero 4% registrato appena due anni fa. Trend che non accenna a cambiare, considerando l’impennata delle vendite di questi dispositivi e i 270 milioni di persone che già ne usufruiscono nel mondo.

Chi ha saputo organizzarsi e prevederlo, ha sfruttato al meglio questo trend. Tra tutti, conosciamo tutti ormai Whatsapp, application disponibile ormai per qualsiasi tipo di cellulare che si possa connettere alla rete, indifferentemente se tramite Wi-Fi o 3G. Il successo di questa application è stato enorme, tanto che, con la soglia di 10 miliardi di messaggi scambiati, raggiunta nell’agosto dello scorso anno ad appena tre anni dal lascio, per il Financial Times ha fatto agli SMS ( il cui numero è crollato negli ultimi due anni ) quello che Skype fece alle chiamate internazionali.

C’è però un rovescio della medaglia. Molte critiche sono state fatte ai produttori per la differenze tra sistemi operativi. Se infatti fino a qualche tempo fa scaricare l’app era gratuito, ora il prezzo è salito a 0.89 cent, irrisorio si, ma che sembra ingiusto a chi la scarica ora, o addirittura a chi si è visto bloccare l’utilizzo, senza sapere da chi o perché, fino a quando non l’ha comprata di nuovo, pagandola. In più c’è il problema privacy. Ed è un problema serissimo, che prendiamo completamente sotto gamba ma che alla lunga potrebbe creare conseguenze indesiderate.

Il Garante della Privacy infatti è intervenuto, seguendo l’azione delle simili authority canadesi e olandesi; sono emersi infatti, come spiega il Sole 24 Ore, “caratteristiche nel funzionamento dell’applicazione sviluppata dalla società che potrebbero comportare implicazioni e rischi specifici per la protezione dei dati personali degli utenti.” Se infatti siamo noi ad autorizzare l’accesso alla rubrica, necessario per il corretto funzionamento dell’application, non è dato sapere che succeda dei dati delle persone che non hanno scaricato Whatsapp e che evidentemente non desiderano farlo. Sono stati richiesti dal Garante i tipi di dati personali degli utenti vengano raccolti e usati al momento dell’iscrizione e nel corso dell’erogazione dei servizi di messaggistica e condivisione file, come vengano conservati e protetti questi dati, le misure adottate (es. cifratura, generazione di credenziali etc.) per limitare il rischio di accesso da parte di soggetti diversi dagli interessati e, in particolare, se siano stati previsti sistemi contro gli attacchi per acquisire illecitamente il contenuto dei messaggi scambiati. L’authority ha infine richiesto di sapere per quanto tempo vengono conservati i dati degli utenti e il numero degli account riferibili a quelli italiani. Massima trasparenza quindi, come è giusto che sia, anche se ormai la totale apertura di internet rischia di diventare anche il suo peggior difetto.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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