Wally Neuzil: la musa di Egon Schiele in mostra a Vienna

25/05/2015 di Simone Di Dato

“Wally è stata molto di più di una semplice modella. Quello che più colpisce nei suoi ritratti è il suo sguardo, una donna che si mostra in pace con se stessa. La sua enigmatica potenza è tale da renderla una moderna Gioconda”.

Egon Schiele, Bildnis Wally Neuzil, 1912

Si fa presto a parlare di provocazione e violenza davanti ai quadri di Egon Schiele, forse uno dei più importanti esponenti dell’Espressionismo tedesco, quando si guarda ai suoi autoritratti dai contorni aspri e dal cromatismo esasperato, e ai nudi tormentati e spregiudicati come pochi altri nella storia dell’arte. Sebbene sia inutile non considerare gli aspetti di narcisismo ed esibizionismo delle sue tele, è doveroso ricordare che dietro l’ossessione del nudo quasi acrobatico e sfacciatamente esibito, si nasconde un’alienazione totale dell’io che l’artista ottiene accostando figure spigolose nei loro movimenti convulsivi con un’intensità espressiva  e un’introspezione psicologica fuori dal comune e spesso completamente annientate da un momento erotico che ti sente a sopravvalutare in ogni caso. Ciò accade quando si confonde un autentico poeta per il peggiore degli erotomani e Schiele lo sapeva bene, giacchè la sua spregiudicatezza nella scelta di modelle molto giovani, ritratte nude e in pose equivoche, gli costò nel 1912 un periodo in prigione.

Come è brutto qui. La gente è invidiosa e infida. I colleghi di una volta mi guardano con occhi falsi. A Vienna c’è ombra, la città è nera: tutto è malato. Desidero essere solo. Voglio andare nella foresta boema. Voglio vedere cose nuove e le voglio studiare; voglio assaggiare l’acqua cupa, voglio vedere degli alberi incrinati, aria selvaggia, voglio osservare con stupore siepi coperte di muffa, voglio vedere come tutto questo vive. Voglio vedere giovani boschetti di betulle e voglio sentire le foglie tremolanti; voglio vedere luce, sole e godere della rugiada delle valli notturne umide e azzurrognole […]. Vorrei baciare la terra ed odorare i morbidi e caldi fiori di muschio. Allora io stesso potrò creare delle forme così belle: campi colorati…”. Afflitto ma ancora motivato dal desiderio poetico dei “campi colorati”, Schiele scrive queste righe in una lettera al futuro cognato Anton Peschka.

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Appena un anno prima aveva fatto un incontro che gli avrebbe cambiato la vita negli anni immediatamente successivi, quello con Wally Neuzil, modella, amante e persona più vicina all’artista fino alla primavera del 1915. Alla sua figura di musa ispiratrice e donna fedele il Leopold Museum di Vienna ospiterà, fino al 7 settembre, una mostra – “Wally Neuzil. La sua vita con Egon Schiele” . che ne ripercorrerà le tappe della vita attraverso opere d’arte, scatti autografi e documenti.  Curato da Diethard Leopold, Stephan Pumberger insieme con Birgit Summerauer, il percorso espositivo presenta oltre 50 opere del pittore austriaco, tra tele, acquerelli e disegni, affiancati tra le altre cose, da ben 200 oggetti personali. L’influenza che Wally esercitò su Schiele è ben documentata dai ritratti che la vedono protagonista, come “Donna in biancheria e calze” del 1913,  “Donna in ginocchio con mantello grigio” del 1912, e altri primi piani in cui gli occhi della modella, grandi, calmi ma penetranti, interrogano e sfidano il pittore, in un’espressione di forte potenza enigmatica.

Sebbene Wally non fu per Schiele una  semplice modella, il modo nel quale l’artista si separò da lei per sposare Edith Harms, fu alquanto discutibile. Dopo quattro anni vissuti insieme come amante e modella di numerosissimi ritratti erotici, fragili e frammentari, dopo essere stata al suo fianco in occasione dell’espulsione di Krumau e durante la prigionia a Neulengbach, Wally fu messa davanti a fatto compiuto: Schiele sposava un’altra donna. L’artista la ritrarrà un’ultima volta, in occasione della sua morte, avvenuta in Dalmazia nel 1915. Nel dipinto “Morte e ragazza”, è evidente il dolore per la perdita, nell’abbraccio disperato che esprime la tragedia di un amore ormai finito.

Info:
Wally Neuzil. La sua vita con Egon Schiele
Leopold Museum , Vienna
a cura di D. Leopold, S. Pumberger e B. Summerauer
27 febbraio – 7 settembre 2015

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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