The walking Dead – Non è finita

10/02/2015 di Ginevra Montanari

Ieri sera, su Fox, è tornata una delle serie più seguite del momento, dopo un traumatico mid-season finale. Una serie capace di attirare consensi e spettatori sempre maggiori, a livello planetario, smentendo, sino ad ora, i classici trend televisivi a cui il mondo dei serial è abituato

The Walking Dead

The Walking Dead, serie sviluppata da Frank Darabont (Il miglio verde, Le ali della libertà, tre volte candidato all’Oscar) e proposta da Fox International Channel in oltre 250 paesi del mondo, ha registrato grandissimi ascolti in scala insolitamente crescente, distinguendosi dall’andamento di molti telefilm comunque apprezzati. Il primo episodio della serie è stato visto da 5,3 milioni di telespettatori, e si tratta dell’episodio pilota dell’emittente AMC con più ascolti in assoluto; l’ottavo episodio della seconda stagione è stato seguito da 8,1 milioni di telespettatori, battendo tutti i record delle serie tv trasmesse via cavo; l’ultimo episodio della seconda stagione raggiunse gli 8.991.000 spettatori, mentre tale record venne nuovamente superato dalla première della terza stagione, vista da 10,9 milioni di spettatori. Ed il finale della quarta stagione arrivò a registrare addirittura 15,7 milioni di telespettatori, battendo ogni record.

Di certo l’azione non fa da filo conduttore all’attesa puntata di ieri sera; date le amare circostanze, c’era da aspettarsi una metabolizzazione introspettiva e psicologica dei fatti appena accaduti. The walking Dead non è mai stato un horror fine a sé stesso, con sangue, violenza, e sparatorie ad ogni puntata. I veri protagonisti sono i “morti che camminano”, e non si tratta certo degli zombie: sopravvivere ad un’apocalisse virale ti rende vivo, e sicuramente più forte, ma sempre meno umano; non solo i sopravvissuti portano con sé un virus che si manifesta alla morte, ma devono affrontare altri gruppi, con conseguenze disastrose soprattutto verso se stessi e la propria umanità. Non sono da temere tanto gli zombie, in qualche modo gestibili e raggirabili, quanto gli umani ancora in circolazione: non per niente il branco, capitanato da Rick Grimes, si è appena lasciato alle spalle prima un gruppo cannibale, e poi un’inquietante squadra dell’ordine, che era volta al raggiungimento di un fantomatico “bene superiore”.

Dopo la morte di Beth nella scorsa puntata, si aspettavano tutti un focus sui personaggi più vicini alla ragazza: la sorellastra Maggie, e Daryl, con cui aveva condiviso gli ultimi momenti prima del rapimento. Invece ci si è concentrati su tutt’altro: la ricerca di un rifugio. Neanche a dirlo, quando arrivano alla meta trovano una strage. Si limitano quindi a fare rifornimento, in una macabra routine già vista. E in questo luogo dimenticato da Dio, l’ennesima aspettativa delusa, cominciano le riflessioni dei personaggi: troviamo una Michonne sempre più stanca di sopravvivere così, un Glenn di una rabbia silenziosa, quasi straziante da vedere, e un Rick sempre più provato, ma che ha ancora la forza di credere in un luogo sicuro. Tuttavia, la vera protagonista di tutta la puntata è la morte, e il titolo ne è una metafora decisamente interessante: “Non è finita”. Lo si intuisce, perché la speranza c’è, anche se piccola, ma negli occhi di ognuno si legge soprattutto un tacito sconforto. Sembrano andare avanti per inerzia. È stato magistrale il focus su Tyreese, personaggio centrale di tutto l’episodio: nel tentativo di consolare un compagno, racconta di come anche lui, tempo addietro, si fosse lasciato andare al dolore, per via di una perdita; ma poi ha “riacceso la radio” – bellissima metafora che accompagna tutta la trama -, la stessa radio che suo padre si ostinava ad ascoltare per non dimenticarsi del mondo, per affrontare la vita, per essere pronto. Tyreese ha riacceso la radio, non si è arreso, e nella sua testa i fatti che vengono snocciolati con voce atona non sono più le atrocità del mondo esterno, quanto quelle che ha, e hanno dovuto affrontare dall’apocalisse. La puntata si snocciola con pochi colpi di scena e qualche indizio velato, come una parentesi tra la prima e la seconda parte della stagione. Su un muro appare una scritta inquietante a cui nessuno sembra fare molto caso: “I lupi sono stati qui”. Poi si imbattono in un ammasso di cadaveri mutilati dal busto in giù e, più avanti, trovano le parti mancanti nel retro di un furgone. Una cosa è certa: non è un buon segno.

A prescindere dai gusti, non si può negare il successo planetario della serie. Molti si chiedono come sia possibile che degli zombie attirino tanto da incassare ascolti del genere. Addirittura il famoso romanziere Stephen King ne è rimasto colpito, inserendo il quinto episodio della prima stagione al secondo posto della sua personale lista dei migliori show televisivi del 2010. Di certo un elemento importante è la credibilità: a nessuno verrebbe mai in mente di mettersi a ridere di fronte ad uno zombie del telefilm; sono talmente realistici e spaventosi, con un trucco a dir poco formidabile, da spaventare anche i più temerari. Il trucco e la cura del dettaglio sono indiscutibili. Altro elemento è l’imprevedibilità: la serie si ispira liberamente all’omonimo fumetto di Kirkman, ma non ne vuole seguire le vicende; è difficile riuscire a prevedere cosa succederà ai personaggi e quali decisioni prenderanno. Questo è sicuramente d’aiuto nell’invogliare il pubblico a seguire lo show. Uno degli elementi chiave inoltre, è lo studio psicologico e lo sviluppo di ogni personaggio, che è sempre molto accurato e verosimile. Vedendo la serie, sembra di vivere per davvero un’apocalisse, e ognuno si immedesima nel personaggio che più trova  simile a se stesso.

 

The following two tabs change content below.

Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
blog comments powered by Disqus