Voucher e lavoro accessorio in Italia: crescita di opportunità o contrazione delle tutele?

29/02/2016 di Lucio Todisco

L'uso di voucher per il lavoro occasionale di tipo accessorio è in crescita in tutt'Italia: sia al nord, dove è già molto ampio, che al sud, dove il trend è in forte crescita. E' un modo per far emergere lavori in nero e garantire tutele anche per lavori minori, ma i problemi non mancano: il rischio è che un loro abuso porti a nuove forme di precariato.

Lavoro

E’ dal 2003 che in Italia esiste il lavoro occasionale di tipo accessorio, che ha subito delle importanti modifiche con l’articolo 48 del Dlgs 81/2015 con il quale viene definito con “lavoro accessorio” quelle attività che non danno luogo, facendo riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 7 mila euro netti nel corso di un anno civile, rivalutati annualmente sulle base delle variazioni dell’indice Istat. Tali tipi di attività lavorative vengono pagate attraverso i voucher con l’obiettivo di far emergere il lavoro nero e, stanno diventando sempre più frequenti nel panorama del mercato del lavoro italiano. I buoni lavoro hanno il valore nominale di 10 euro, di cui 7,50 euro nette al lavoratore, il restante serve a garantire la copertura previdenziale presso l’INPS e quella assicurativa presso l’INAIL.

Un trend in crescita –  Guardando complessivamente al trend generale di utilizzo dei voucher da parte dei datori di lavoro la crescita maggiore in valore assoluto si è avuta a Trapani in Sicilia. Nel corso dell’anno 2015 i voucher venduti per i mini lavori saltuari sono stati 114,9 milioni, ed il grosso delle vendite si è concentrato al Nord. Ma nel Mezzogiorno risulta in forte crescita la loro vendita, laddove 29 province sulle 41 del Sud sono cresciute più della media nazionale. In totale, su tutto il territorio nazionale, ad oggi, considerando anche lo scorso anno, siamo vicini alla soglia dei 300 milioni di vendite complessive, l’equivalente di circa tre miliardi di euro. Secondo l’INPS, i lavoratori coinvolti nell’uso dei voucher nello scorso anno sono stati 1,4 milioni, e sono stati riscossi 88,1 milioni di ticket per un importo medio pari a 633 euro. Dati confermati dal centro studi della UIL che ha certificato come si è arrivati a questa cifra dai 535 mila ‘assegni’ venduti nel corso del 2008.

Nel corso del 2015 nel settore agricolo, campo per il quale erano stati inizialmente pensati i voucher, l’uso è stato pressoché ininfluente, con appena l’1,9% del totale complessivo dei voucher usati, mentre quasi la metà è stata assorbita dalle “altre attività”. Secondo il centro studi Datalavoro, rispetto al 2014 sono state le attività domestiche a registrare la crescita maggiore, crescendo di 2,7 volte, mentre il grosso delle vendite ed uso dei voucher ha riguardato il commercio, con 17,3 milioni, il turismo con 16,7 milioni e i servizi con 13 milioni. A livello provinciale Verona e Treviso sono in crescita nel settore dell’agricoltura, Milano per commercio, giardinaggio e servizi, Roma per lavori domestici e turismo, Torino per manifestazioni culturali e sportive. In coda tutte province del Mezzogiorno, con Vibo Valentia ed Enna ultime, al di sotto dei 100mila voucher venduti. La graduatoria s’inverte se si guarda il trend: ai primi dieci posti solo province del Sud, a parte Imperia, che hanno più che raddoppiato i voucher venduti rispetto al 2014, mentre agli ultimi posti tutte le province del Nord, che però erano già con un monte vendita alto nel corso del 2014.

Un modo per aggirare le tutele?  Ma a cosa è dovuta questa improvvisa crescita nell’uso dei voucher che ha riguardato, ad esempio, in 1 caso su 3, giovani al di sotto dei 25 anni? La crescita esponenziale porta a pensare, in molti casi, ad un uso distorto di questo strumento, in un’ottica di camuffamento del lavoro come fosse occasionale. Il rischio è trovarsi di fronte ad un diffondersi di un nuovo modello di precariato, così come lo ha definito il Presidente dell’INPS, Tito Boeri. Se da un lato quindi con tale strumento vi è una grande opportunità di far uscire il lavoro sommerso e di regolamentare una serie di attività lavorative difficilmente inquadrabili in altre tipologie contrattuali,  a fronte di una crescita così importante è opportuno accrescere ed aggiornare le attività di contrasto contro i possibili abusi, magari puntando alla tracciabilità nell’uso dei voucher con l’uso di sms o altre tipologie di comunicazione online, vincolandone l’utilizzo alle ore effettivamente lavorate.

Il Giuslavorista Michele Tiraboschi, direttore del centro studi Adapt-Marco Biagi, su Il Sole 24 ore di oggi ha spiegato che: “L’aumento dell’utilizzo dei voucher utilizzato in modo coerente con il suo scopo, può aiutare l’emersione di quel “nero” che spesso domina i “lavoretti”, soprattutto di giovani e anziani. Se invece usato in modo illecito, significa privare migliaia di lavoratori delle tutele di un normale contratto”.

Il rischio concreto è che i vantaggi per committenti e prestatori di lavoro si vadano via via a contrarre a causa della stretta sulle collaborazioni che si è avuta con l’abolizione dei co.co.pro ed il ritorno ai co.co.co con minore flessibilità nel loro utilizzo. E’ probabile, così afferma ad esempio Tiraboschi, che ci sia stato un travaso di contratti nel mondo dei voucher, soprattutto di tutti quei rapporti di lavoro che vivono nel limbo di non essere nel paradigma classico della subordinazione e del contratto a tempo indeterminato. Spetta all’INPS e al Ministero del Lavoro verificare che non ci si trovi di fronte ad una contrazione delle tutele lavorative.

The following two tabs change content below.

Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
blog comments powered by Disqus