Vizio di Forma

10/03/2015 di Jacopo Mercuro

Paul Thomas Anderson torna sul grande schermo con Vizio di forma, film basato sull’omonimo romanzo di Thomas Pynchon, affidandosi, come già accaduto in The master, alla grande recitazione di Joaquin Phoenix.

Vizio di Forma

Nella Los Angeles degli anni settanta, Karry “Doc” Sportello (Joaquin Phoenix) è un hippy che vive continuamente sotto l’effetto di droghe, e che a tempo perso svolge l’attività di investigatore privato. Una sera apparentemente tranquilla, Doc riceve la visita di Shasta Fay (Katherine Waterston), una sua vecchia fiamma che non è ancora riuscito a dimenticare. Shasta, che ora è l’amante del ricco palazzinaro Mickey Wolfmann, chiede aiuto al suo ex, affinché Wolfmann non venga rinchiuso in un manicomio dalla moglie, che punta ad impossessarsi di tutti i suoi averi. Sportello decide di aiutare Shasta, imbattendosi in persone e situazioni paradossali. Continuamente braccato dal suo acerrimo nemico, il detective “Bigfoot” (Josh Brolin), Sportello vivrà la sua avventura psichedelica.

Vizio di forma è un insolito noir che si fonde con la commedia grottesca, un viaggio nella California degli anni settanta, rappresentata come un campo minato in cui Doc Sportello riesce a ciondolare senza saltare in aria. Siamo di fronte ad una pellicola pregna di significati e rimandi, spesso evidenti e altre volte meno; di sicuro c’è solo la difficile interpretazione e analisi di un film ben fatto, ma allo stesso tempo complesso.

Una delle cose più riuscite è sicuramente il rapporto tra Doc e Bigfoot. Tra i due personaggi c’è un gioco continuo di opposizioni, in grado di mandare avanti la storia, è una contrapposizione tra bene e male e tra chiaro e scuro. In alcuni momenti le due figure sembrano completarsi, così da divenire un’unica personalità, colmando i vuoti dell’altro. Da una parte la libertà sfrenata di Phoenix, dall’altra la grande rigidità di Brolin, due opposti che si scontrano, e che rappresentano un conflitto con se stessi. Sono due figure che si ricorrono continuamente fino a raggiungere l’apice del loro conflitto nella sequenza in cui Bigfoot irrompe in casa di Sportello, dove assistiamo ad un crollo mentale dei due, che rappresenta la caduta delle certezze e la fine di un epoca.

I due personaggi rappresentano gli Stati Uniti degli anni settanta, gli anni in cui il sogno americano iniziava pian piano ad affievolirsi, gli anni in cui la spersonalizzazione era ormai alle porte, gli anni in cui gli ideali di libertà si scontravano contro la dura castrazione dei potri forti. Uno scontro frontale tra due realtà opposte, che aveva iniziato a gettare le basi per la società odierna, la società di massa facilmente controllabile che stagna nel suo limbo senza creare troppi problemi.

Vizio di forma è un film complesso, che fonde la realtà all’immaginazione, senza mai far capire bene allo spettatore la sottile linea di passaggio. Nonostante sembri surreale, il film non perde mai la sua coerenza, ma per poterlo comprendere e apprezzarlo bisognerebbe vederlo più volte, così da decostruire l’enorme trip nel quale si svolge una storia, in cui i personaggi sembrano essere l’allucinazione di se stessi.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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