Vivere fuori dagli schemi a Slab City, USA

11/04/2015 di Mariagiovanna Giuliano

Nel bel mezzo del deserto del Colorado sorge un villaggio i cui abitanti vivono senza elettricità né acqua corrente. Famoso per la sua comparsa nel film “Into the Wild”, Slab City è la meta preferita di chi vuole vivere lontano dalla società e le sue inutili coercizioni.

Slab City

Rainey è un uomo corpulento, con baffi grandi e la coda di cavallo. Sua moglie Jan è piuttosto allampanata, ha le rughe sul volto di chi ha riso molto nella vita e qualche ciocca di capelli bianchi. A vederli, si direbbe che rappresentino lo stereotipo di una coppia di nostalgici hippy americani. Ma non sono sempre stati così. Per anni hanno studiato e lavorato per assicurarsi di vivere il loro “sogno americano”. Hanno avuto un contratto a tempo indeterminato, una casa con giardino, due automobili e un cane. Ma quando l’economica è entrata in crisi, ha portato via anche il loro sogno. E forse è questo che spinge due persone a mollare tutto, comprare un camper e andare a vivere fuori dagli schemi. Non è quello che hanno fatto Rainey e Jan, perché loro sono due personaggi fittizi, ma è la storia dei tanti “ribelli” che vivono a Slab City, un accampamento situato nel sud-est della California, dove risiedono nomadi, hippies e tutti coloro che vogliono sfuggire alla civiltà, per sempre o solo per un po’.

Slab City, USAIl campo nasce intorno al 1950 laddove un tempo sorgeva una base militare attiva durante la seconda guerra mondiale. Nel corso dei decenni, i campeggiatori stanziati in quella zona aumentarono sempre di più, raggiungendo il culmine negli anni Ottanta. Col tempo, Slab City è diventato un vero e proprio villaggio, non senza le sue peculiarità: elettricità, acqua corrente ed altri comfort ritenuti indispensabili per vivere una vita agiata non sono contemplati. I camper sono, però, muniti di generatori e pannelli solari. La comunità è composta da persone di ogni tipo: veterani di guerra, sessantottini nostalgici, tossicodipendenti, gruppi di amici in vacanza, famiglie hippy ed altre personalità eccentriche. Tutti accomunati da un unico, meraviglioso desiderio: vivere lontano dalle coercizioni sociali e dalla frenesia moderna, condividendo semplici ed alti ideali di pace, amore e solidarietà.

Slab City, USANei pressi del villaggio sorge la Salvation Mountain, in italiano Monte della Salvezza, una montagna artificiale creata dall’artista visionario (ed ex veterano) Leonard Knight, che di ritorno dalla guerra decise di dedicare la sua vita a Dio, ergendo in onore di Gesù una montagna che ben presto è diventata una grande attrattiva per turisti e curiosi da tutto il mondo. Realizzata con l’ausilio di materiali di ogni tipo come paglia e mattoni e decorata con cuori e simboli religiosi dipinti con colori acrilici, la Salvation Mountain compare sulle copertine di due album dei Kyuss, ma a renderla famosa è la comparsa nel film americano “Into the Wild – Nelle terre selvagge”, diretto da Sean Penn e ispirato al viaggio intrapreso da Chris McCandless il quale, per alcuni mesi, si fermò proprio a Slab City e conobbe Knight (il quale interpreta se stesso nelle scene del film).

C’è chi penserà che si tratta solo di un pugno di vecchi hippies nostalgici e ubriaconi. Eppure, la vista di Slab City, incorniciata nel colorato tributo all’amore di Dio, riesce ad instillare nel cuore dei più romantici il desiderio di unirsi a coloro i quali, per coraggio o per paura, hanno deciso di allontanarsi dalla società per raggiungere una sorta di connessione più profonda e antica con il mondo che li circonda.

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Mariagiovanna Giuliano

Salernitana, classe 1994. Diplomata al Liceo Classico, attualmente studia Scienze Politiche a Roma. Le sue passioni sono la lettura, l’arte, lo yoga e la meditazione. Sogna di girare il mondo e di scrivere delle sue avventure. Cura un travel blog per giovani, www.ilpiccoloviaggiatore.com
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