Vittorio Corcos. I sogni della Belle Epoque

11/08/2014 di Simone Di Dato

Dopo il successo della mostra dedicata a De Nittis, la Fondazione Bano di Padova prosegue il progetto dedicato alla pittura dell'800 italiano

Mostra Vittorio Corcos a Padova

Riti mondani, teatri, promenades, vizi e galanterie. Un’atmosfera cosmopolita e illusoria quella della Belle Epoque, quando in Europa si poteva trascorrere il tempo nel modo più frivolo possibile, tra tabarin, veglioni e casinò: una vita spensierata, voluttuosa ma sempre elegante, come le sue donne, inquiete ed eccentriche, fasciate costantemente di lusso e vanità. E seppure i bei tempi italiani del XIX secolo furono forse meno intensi di quelli parigini, un nutrito drappello di pittori italiani fu capace di immortalare gli attimi più felici e seducenti di un’epoca irripetibile. Subito alla mente i nomi dei soliti noti, la grande triade degli italiens de Paris, probabilmente i più audaci narratori visivi del tempo, coloro che oscurarono con un’inarrestabile popolarità la fama di un altro grande protagonista di quegli anni di sorprendente bellezza: Vittorio Corcos.

Dopo il successo dell’evento dedicato a Giuseppe De Nittis, la Fondazione Bano di Padova, sceglie di proseguire il progetto decennale tutto dedicato alla pittura dell’Ottocento italiano e lo fa con una mostra che porta in auge un punto di riferimento assolutamente notevole della Belle Epoque, troppo spesso dimenticato. Si tratta della più completa antologica mai dedicata a Vittorio Corcos, ospitata da Palazzo Zabarella in un percorso che celebrerà l’intera vicenda del pittore livornese, fornendo una lettura in chiave assolutamente nuova della sua arte.

Vittorio Corcos. I sogni della bella epoque
Vittorio Corcos Ritratto di donna elegante, 1887

Curata da Ilaria Taddei, Fernando Mazzocca e Carlo Sisi, l’esposizione presenta un copioso nucleo di capolavori: in tutto 109 opere proveniente dai maggiori musei italiani e francesi e da diverse collezioni, di cui 45 mai presentati al pubblico. “Penso che sarà una scoperta sensazionale – ha dichiarato Mazzocca a tal proposito –  perché Corcos è stato veramente un protagonista della Belle Epoque, non solo per i suoi bellissimi ritratti che rappresentano quel tempo magico, ma anche per tutta una serie di dipinti inediti che troveremo in mostra, molti dei quali realizzati a Parigi che possono addirittura confrontarsi con le opere degli Impressionisti, artisti a cui fu molto legato. Quindi Corcos non solo al centro della Belle Epoque ma anche interprete italiano dell’impressionismo

La pittura di Vittorio Corcos fu definita da Ugo Ojetti “attenta, levigata, meticolosa, ottimistica” ma ciò che maggiormente stupisce è che nelle sue pennellate chiare, dolci e liscie, donne e uomini sono rappresentati così come desiderano essere, secondo una visione nostalgica e sofisticata. Tenendo conto della sua capacità di anticipare suggestioni proiettate alle Avanguardie del ‘900, nonostante un’impostazione solo apparentemente tradizionalista, il filo conduttore della mostra sarà la ricerca di quei sogni dorati e quella sottile inquietudine propria di quegli anni. Si partirà dagli inizi in Toscana, per poi puntare alla fase parigina, dunque il ritorno in Italia, la lezione degli impressionisti, la pittura en plein air, fino al celebre ritratto mondano.

Mostra Vittorio Corcos
Vittorio Corcos, Yole Biaggini Moschini, 1904

Uno dei quadri più coinvolgenti della mostra è il ritratto di Jole Biaggini, una protagonista non soltanto nel percorso pittorico di Vittorio Corcos ma una vera eroina nell’ambito della cultura salottiera padovana e della letteratura nazionale. Questo quadro suggerisce subito la dimensione quasi epica dei soggetti dipinti dal pittore, dall’altra la capacità di Corcos di segnare la moda del tempo, quindi di tradurre la bellezza degli abiti, l’eleganza del mondo che frequentava. La caratteristica che lo contraddistinse fu dare una icasticità di carattere intellettuale e sentimentale a queste incredibili donne, un talento che gli è riconosciuto come uno dei suoi massimi meriti: non a caso fu denominato a ragione, il pittore dello sguardo. E in questi anni di cieca indifferenza, la mostra padovana sarà il suo più grande risarcimento.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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