Vita: istruzioni per l’uso

31/07/2015 di Nicolò Di Girolamo

"La scrittura mi protegge. Vado avanti facendomi scudo delle mie parole, delle mie frasi, dei miei paragrafi abilmente concatenati, dei miei capitoli astutamente programmati. Non manco d'ingegnosità." Georges Perec. ‘Sono nato.’ 1990

Georges Perec

Un fatto che non si rammenta spesso di Calvino è che sia stato anche la finestra sul mondo dell’ambiente letterario italiano: infatti in gran parte grazie a lui e alle sue traduzioni abbiamo scoperto la letteratura americana del novecento e molti altri autori di questo periodo hanno acquistato risonanza nel nostro paese grazie al suo apprezzamento.

Tra costoro, timidamente accucciato in un angolo troviamo una persona schiva, dall’aspetto eccentrico ed un po’ sperduto, con gli occhi chiari e una chioma leonina di ricci ribelli che fa pendant con la barba altrettanto bizzarramente curata. Questo curioso figuro risponde al nome di Georges Perec ed è stato uno dei massimi esponenti dell’OuLiPo, un movimento avanguardista letterario francese caratterizzato dall’imporsi delle restrizioni nella realizzazione delle opere alla ricerca di nuovi stili.

Ho conosciuto questo scrittore con il romanzo di cui parleremo quest’oggi: ‘Vita: Istruzioni per l’uso’ e ne sono rimasto folgorato. È questo un romanzo complesso oltre ogni misura, costruito con precisione scientifica e cura nei dettagli quasi maniacale: raccoglie migliaia di impressioni, di piccoli ricordi, sensazioni, colori, oggetti, tutto in un enorme boule di piccole storie, tutte collegate in qualche modo, il cui insieme è diverso dalla somma delle singole parti come precisa Perec stesso.

La conoscenza del tutto e delle sue leggi, dell’insieme e della sua struttura, non è deducibile dalla conoscenza delle singole parti che lo compongono. La ‘macchina crea-storie’ che Perec inventa in questo libro va a comporre un enorme puzzle (tema principale del romanzo) che da un dipinto finito va a ritagliare accuratamente le piccole storie che lo compongono per sparpagliarle in un ordine nuovo assurdamente matematico e incredibilmente preciso.

Quello che il lettore paziente riceverà da questo libro è una prospettiva tutta nuova sul mondo e sulla vita quotidiana, un’analisi delle concatenazioni di eventi di tutti i giorni profonda e affascinata che richiama sotto certi aspetti la récherche di Proust. D’altro canto per l’autore sembra essere un esercizio di precisione che gli permette di mantenersi collegato con la materia reale, tangibile del mondo, che gli consente di mantenersi ancorato alla realtà.

Come Perec scrive dell’esercizio di risolvere un puzzle, anche la lettura di questo romanzo è un’attività meno solitaria di quanto può sembrare, in quanto si segue lo stesso intricato percorso che l’autore ha percorso prima di noi; e, vi posso assicurare, è un viaggio molto affascinante.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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