Visti dagli altri, dal Canada

02/01/2014 di Federico Nascimben

Come un italiano vede loro, come loro (e non solo) vedono noi

Sono da poco tornato dopo un’esperienza di due mesi in Canada; e visto che la situazione economica in Italia non accenna a migliorare (perciò questo articolo potrebbe essere interessante, se visto con occhi da emigrante), mi permetto di dire la mia per quanto riguarda il Paese della foglia d’acero, di come i canadesi ci vedono, ma soprattutto  – dato che ho studiato inglese in una scuola internazionale a Toronto – di come il resto del mondo ci vede. Faccio questo perché molto spesso mi capita di leggere commenti e opinioni di amici e conoscenti che dopo essere emigrati, o dopo un’esperienza all’estero, parlano (a torto o a ragione) spesso male dell’Italia. Attività che sembra essere diventata un vero e proprio sport nazionale.

Premessa – Chi vi scrive non sente di potersi unire a questo coro di voci, non certo perché non abbia “sentito” la crisi o veda un futuro raggiante qui (anzi, tutto il contrario). Tendenzialmente tendo ad essere piuttosto realista, ma faccio molta fatica ad accettare il luogo comune – ormai pensiero dominante in questo Paese – per cui è sempre colpa degli “altri”; e questi “altri” sono a turno: i politici, l’Europa, l’Euro, la globalizzazione, le banche ecc. Ritengo invece che il problema italiano sia prima di tutto un problema culturale, e fino a quando non ci decideremo ad entrare nel XXI secolo non ci saranno riforme o vincoli esterni che tengano. E due mesi all’estero non hanno fatto altro che confermare questo mio personale convincimento. Voglio precisare, inoltre, che non è assolutamente mia intenzione dire con ciò che le tanto proclamate “riforme” non servano a niente (anzi, tutto il contrario).

Vista dello skyline di Toronto, dal sito torontoturismo.it.
Vista dello skyline di Toronto, dal sito torontoturismo.it.

Il Canada, la politica e gli scandali- Descrivere in poche righe un Paese non è certo facile, e spesso si rischia di banalizzare un po’ troppo le cose, ma proverò comunque ad evidenziare alcune caratteristiche a mio avviso rilevanti. Secondo un luogo comune diffuso in Canada non succede mai niente e le cose procedono diritte senza troppi problemi e con assoluta tranquillità. Ebbene, dal punto di vista politico (almeno nel periodo in cui io ero lì) posso dire che non è così: ho assistito in primis allo scandalo Ford (qui il link), cioè al caso che ha visto coinvolto il Sindaco di Toronto, il quale alla fine ha dovuto ammettere di fumare crack; e in secundis allo scandalo dei rimborsi spese che ha coinvolto alcuni Senatori (qui il link) e al conseguente dibattito sulla riforma del Senato, visto da molti come Camera inutile. Certo, poca cosa se paragonata a ciò che siamo abituati in Italia, ma quanto basta per evidenziare che questi sono episodi che avvengono in tutto il mondo. Quello che qui mi preme sottolineare, soprattutto per quanto riguarda il caso Ford, è la differenza con il quale vengono vissuti questi fatti: prima di tutto, l’ondata di indignazione popolare successiva allo scandalo prendeva molto in considerazione l’offuscamento dell’immagine internazionale della città derivante dalla diffusione del video; in secondo luogo, il Consiglio comunale ha votato a favore dello svuotamento di poteri di cui dispone Ford in quanto Sindaco, passando al vice-Sindaco i restanti fino alla scadenza del mandato (link qui e qui).

Il Canada, l’economia – L’economia canadese si caratterizza per una stabilità che, soprattutto a partire dalle riforme messe in atto negli anni ’90, ha dato i suoi frutti in termini di benessere diffuso (qui un confronto dell’andamento del PIL fra Canada e Italia). Pur essendo fortemente interdipendente sotto il profilo economico con gli Stati Uniti, il Canada ha visto un calo del proprio Prodotto fortemente inferiore rispetto ai cugini americani, e il Paese nordamericano si caratterizza anche per non avere, nell’insieme, quegli eccessi tipici (soprattutto se guardati con occhi europei) che contraddistinguono gli USA (sanità, istruzione, armi ecc). Il tasso di disoccupazione è all’incirca del 7% (qui il link che lo confronta a quello italiano) e generalmente il Canada offre possibilità lavorative a noi sconosciute. In ogni caso, sulla base di quanto ho potuto constatare, questo non vuol dire – voglio sottolinearlo – che non vi siano problemi e tutto vada bene: il costo della vita è in aumento e l’aumento dei salari non ne tiene il passo; per un giovane o un neolaureato è sì abbastanza facile trovare lavoro, ma vi è un crescente difficoltà nel riuscire a trovare un’occupazione nel proprio campo di studi. Viste le favorevoli condizioni economiche nel Paese, il numero di immigrati è elevato, ma il settore è comunque regolamentato in maniera rigida, soprattutto per quanto riguarda i permessi di lavoro di lunga durata (che non sono facili da ottenere). L’immigrazione è sempre stata un fattore caratterizzante del Canada, dando vita a quel melting pot che chiunque può facilmente notare appena arrivato nel Paese (è quasi impossibile, ad esempio, trovare un tassista che non sia pakistano o indiano a Toronto). Nel loro insieme, queste sono conseguenze che qualsiasi economia matura e sviluppata ha modo di toccare direttamente con mano.

Gli italiani visti dagli altri, nel male… – Eccoci arrivati al punto della questione: come ci vedono gli altri (canadesi e non)? In base alla mia esperienza mi sento di dire che prima di tutto qualsiasi italiano all’estero è preceduto (nel bene e nel male) dagli stereotipi che attanagliano l’Italia. Generalmente, le informazioni di base che riguardano il nostro Paese, e di cui tutti sono a conoscenza – dando per scontato la bellezza e la notorietà delle nostre città (Venezia, Roma, Firenze e Milano in testa), e la nostra ricchezza per quanto riguarda i settori enogastronomico (con tutto quello che ci va dietro), moda, design e lusso – hanno a che fare con: la crisi economica e il livello di disoccupazione; Berlusconi e le sue “avventure”. Questo è quanto ho avuto modo di riscontrare: è la terribile semplificazione e banalizzazione del Belpaese diviso tra bellezza e scandali. Nonostante abbia provato in tutti i modi a spiegare che (soprattutto nel caso dell’Italia) è pressoché impossibile fare “di tutta un’erba un fascio” c’è poco da fare, i luoghi comuni si sono sedimentati nel corso degli anni.

…e nel bene – Ma quanto detto precedentemente apre anche la strada ad un fatto molto positivo: non c’è persona che abbia incontrato – e mi sento di dire anche che non ci sono altri Paesi al mondo che siano in grado di suscitare altrettanto fascino – che non mi abbia detto che il suo desiderio è quello di visitare l’Italia (e aggiungo che chi ci è già stato solitamente vorrebbe ritornarci). Ma questo non è tutto: finalmente, specie negli ultimi anni, i prodotti tradizionali italiani (cibo, vino, alcolici, moda e design) sono riusciti a penetrare in molti Paesi, a farsi conoscere e a diventare facilmente reperibili; il made in italy, o meglio, il buon vivere italiano è molto alla moda soprattutto oggi in cui vi è una maggiore attenzione verso una vita più sana (vedi la grande diffusione del c.d. “organic food“, ovvero il cibo biologico), alla quale si aggiunge spesso il concetto dell’essere in forma e “belli”. Sarà banale dirlo, ma sono tutti settori, questi, che le nostre imprese devono consolidare, incrementando ancora di più il commercio con l’estero, anche perché la competizione del falso made in italy è più che presente (come si fa a spacciare il classico pane da toast per un pane “tipicamente” italiano?, per fare un esempio). Nel complesso, è il nostro sistema-Paese a dover fare squadra (scusate l’espressione abusata, ma che rende l’idea), sfruttando maggiormente le nostre risorse turistiche (specie nel Meridione) e sviluppando tutte le infrastrutture e i servizi che si rendono necessari a tale scopo. Lo so, sono cose che ci ripetiamo da una vita e che tutti sappiamo, ma che, da bravi italiani tuttologi, non abbiamo mai capito come sfruttare.

Sebbene la prima impressione che si vive nell’andare in un Paese pienamente competitivo e sviluppato sia quella (specie per chi è giovane) di poter avere delle prospettive ed un futuro, non me la sento di lasciarmi andare ai classici commenti che molto spesso ci capita di sentire (“Italia paese di m…”, per citare il più classico degli esempi); e non me la sento fondamentalmente per due motivi: gli italiani, attraverso i loro quotidiani comportamenti, sono causa dei loro mali (chi più chi meno, certo); sono ancora pienamente convinto che il nostro sia il Paese più bello (ma disgraziato, sfortunatamente) del mondo. Per questo, come ho scritto all’inizio, il nostro rimane prima di tutto un problema culturale; e per questo penso che se davvero seguissimo tutti quanti quell’espressione secondo la quale siamo tutti “ambasciatori del nostro Paese” (all’estero così come in madrepatria) non ci troveremmo dove siamo adesso, e potremmo gettare le basi per una crescita felice.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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