Virus Zika, nelle zanzare l’arma per sconfiggerlo?

01/02/2016 di Pasquale Cacciatore

Mentre l'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l'allarme, si pensa ad utilizzare zanzare geneticamente modificate per contenere la diffusione del virus Zika

Zanzara

L’intero pianeta, soprattutto grazie ai richiami ed agli avvisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sembra prendere consapevolezza del virus Zika, responsabile di un numero sempre maggiore di contagi soprattutto in America del Sud (e forse di marcati difetti di sviluppo in feti di madri contagiate). Mentre il mondo della virologia afferma che potrebbero volerci numerosi mesi prima di progettare anche solo un vaccino sperimentale, la soluzione parziale all’epidemia potrebbe trovarsi proprio nelle stesse zanzare che trasmettono il virus.

Un’idea che nel recentissimo sta riguardando il virus Zika, ma che da tempo è in sperimentazione per quanto riguarda tutte le patologie in cui questi vettori sono protagonisti nella trasmissione di patologie (dalla dengue alla malaria). L’idea è molto semplice: modificare geneticamente le zanzare in modo che trasmettano dei geni alla progenie che impediscano lo sviluppo alla forma adulta. Liberare le zanzare nell’ambiente permette così di abbassare i tassi di sviluppo fino a valori attorno a 80%, come registrato in test sperimentali.

Nel caso specifico, l’adozione di queste nuove tecniche di competizione ecologica può diventare fondamentale proprio perché le attuali metodiche di contenimento dell’epidemia (insetticidi e bonifica degli ambienti acquosi dalle larve) non risultano di particolare efficacia (tanto che qualcuno inizia anche a proporre di ritornare ad utilizzare il bandito DDT almeno negli ambienti interni). Solo nel 2015 in Brasile sono stati registrati oltre due milioni di casi di dengue, patologia tropicale che può condurre anche alla febbre emorragica. Per questo, accanto alle raccomandazioni già diffuse da anni (utilizzo di insetticidi, zanzariere, maniche e pantaloni lunghi), l’introduzione di zanzare modificate geneticamente potrebbe rappresentare un’ottima arma.

Il vettore di trasmissione del virus Zika è la zanzara Aedes aegypti, che predilige gli ambienti urbani e punge essenzialmente umani. La puntura avviene soprattutto di giorno, così da rendere inutili gli schermi di zanzariere già utilizzati per la malaria; l’insetto si riproduce in piccoli elementi acquitrinosi (anche gli elementi di raccolta dell’acqua piovana).

Le zanzare Aedes modificate sono state “prodotte” da un’azienda di biotecnologie inglese per combattere la dengue, ma possono funzionare anche per contenere il virus Zika. Dallo scorso aprile zanzare modificate sono state liberate in una cittadina del distretto di San Paolo, ottenendo una riduzione del numero di larve che era superiore all’ottanta per cento alla fine del 2015. Il progetto sperimentale continuerà ancora per un anno (al momento la copertura è sulle 60 000 persone), e l’azienda prevede di estenderlo fino a coprire un numero di 300 000 unità. Il problema è che, al di là delle sperimentazioni, l’azienda che produce le zanzare modificate non ha ancora ottenuto il lasciapassare dell’autorità sanitaria brasiliana per poter commercializzare in altre città il proprio prodotto.

Un approccio diverso, testato nei sobborghi di Rio, è infettare le zanzare con il batterio Wolbachia, che le rende meno resistenti per trasmettere il virus. Il vantaggio è che il batterio si trasmette alla prole, continuando così il ciclo.

Mentre le autorità governative discutono sull’effettiva sicurezza di liberare organismi modificati geneticamente nell’ecosistema, dall’altra parte le municipalità spingono per poter far fronte all’epidemia virale proprio utilizzando queste nuovi, promettenti armi. Il problema, attualmente, è cercare di capire quanto progetti del genere possano estendersi su larga scala, come può essere il territorio di un intero Paese. In attesa, magari, che la ricerca scientifica sviluppi un efficace vaccino che renda immuni ai virus in questione.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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