Virus, l’importanza di tracciarne l’evoluzione

15/03/2015 di Pasquale Cacciatore

Una storia che dimostra come le nuove tecnologie siano in grado di ricostruire la storia naturale delle infezioni per prevederne la diffusione e mettere in atto le adeguate misure di cautela.

Virus

Parliamo di H7N9, virus dell’influenza aviaria identificato per la prima volta in Cina nel marzo del 2014, ceppo virale anomalo che fino ad oggi ha infettato più di 560 persone nel Paese orientale, uccidendone oltre 204, con il rischio che possa diffondersi ulteriormente.

La prima apparizione su registri scientifici del virus risale a due anni fa, e tra aprile e maggio del 2013 si verificò un primo picco di influenza. Il rischio di diffusione fu mantenuto sotto controllo dopo l’individuazione dell’origine dell’epidemia nei mercati di volatili vivi, che furono chiusi temporaneamente. Il virus tornò però a diffondersi nel gennaio dell’anno successivo, questa volta più a sud del Paese, causando quasi il triplo delle morti; il pattern stagionale fu confermato dal fatto che un terzo picco epidemico fu ritrovato nel gennaio dell’anno successo.

Un’analisi condotta nel corso di un anno da un team internazionale di ricercatori, è riuscita ora a descrivere minuziosamente il modo in cui l’epidemia da H7N9 si è diffusa; tutto grazie ai campioni prelevati nei mercati aviari di 15 città appartenenti a 5 province differenti, contaminati in sette città e nel 3% del totale.

Dai 438 isolati virali, poi, il team ha analizzato il genoma dei vari sottotipi scoprendo che nella diffusione a sud il virus si era evoluto in tre gruppi principali, ognuno con sotto-gruppi. Una caratteristica tipica della diffusione virale, ma che può aiutare a identificare i percorsi seguiti dal virus e gli strumenti che lo veicolano. In questo modo si è riusciti a comprendere quali fossero i serbatoi dell’infezione, finalizzando così le strategie di controllo dell’epidemia.

Quando un virus evolve e si diffonde in organismi (nel caso specifico, uccelli), subisce cambiamenti genetici che ne alterano infettività, virulenza ed abilità di diffondersi; il balzo negli umani fornisce altra occasione per adattarsi meglio all’ospite. La sorveglianza genetica è quindi quella branca che si occupa di tracciare le mutazioni dei ceppi virali ed i “balzi” di specie: nel caso della H7N9, ad esempio, si è scoperto che in meno tempo della più celebre aviaria da H5N1 il virus aveva subito mutazioni.

Sorvegliare e sequenziare genomi virali però impiega tempo e denaro. Per questo l’analisi sistematica del genoma virale di patologie in animali (come gli uccelli venduti nei mercati cinesi) è quasi utopia, e spesso si procede a tali azioni solo in caso di epidemia. Si aggiunga che per lavorare con H7N9 servano laboratori con livelli di biosicurezza di terzo tipo ed che spesso i pochi dati non vengono nemmeno facilmente resi accessibili ad epidemiologi e infettivologi. Si capiscono quindi difficoltà e limiti del processo.

Per quanto riguarda H7N9, il rischio in Cina è ancora molto elevato, dato che è difficile che si giunga facilmente alla scomparsa del ceppo virale, oggi endemico e diffuso in tutto il Paese; un rischio che si estende, a causa dei commerci in uscita, anche a molti altri Stati, e che potrebbe portare l’epidemia anche fuori dall’Asia, come successo con H5N1. Al momento, però, mancano ancora gli strumenti adeguati per poter predire un potenziale pandemico; numerose strade sono state aperte, e in tal senso uno studio dettagliato potrà in futuro aiutare a sviluppare liste di priorità nella gestione delle epidemie influenzali, come ad esempio capire per quali ceppi sviluppare un vaccino. Tanto più perché negli ultimi mesi la OMS ha emanato un warning relativo proprio all’alto tasso di mutazione virale che molti ceppi influenzali animali stanno subendo, tutte potenziali minacce per la specie umana.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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