Virus Chikungunya, l’epidemia dilaga nei Caraibi

04/07/2014 di Pasquale Cacciatore

Chikungunya Virus

Mentre il mondo è concentrato sui campi da calcio del Brasile, a qualche parallelo di distanza sembra intensificarsi la lotta che sta coinvolgendo da alcuni mesi le popolazioni dei Caraibi, colpite dal virus Chikungunya. Una dimostrazione che, nonostante quello che si pensa, le malattie infettive tropicali non son affatto un problema di seconda fascia.

Sono le stesse unità sanitarie dei governi locali a confermare come, nel corso delle ultime settimane, il numero di casi di persone contagiate dal Chikungunya sia drammaticamente aumentato: decine di migliaia solo nella Repubblica Dominiana e ad Haiti; i casi registrati sono quasi 270.000, ma per la difficoltà della segnalazione sanitaria in questi territori, si pensa che le reali cifre sian molto più alte.

ZanzaraUna nuova minaccia che si sta, lentamente, diffondendo anche nei territori dell’America centrale e meridionale, con casi confermati negli stati limitrofi. Per chi viaggia oggi in questi territori, le autorità sanitarie europee invitano alla prudenza ed all’adozione delle adeguate misure profilattiche.

Il virus, che fa parte della famiglia dei Togaviridae (così come tanti altri virus trasmessi da artropodi) è diffuso dalla puntura di alcune specie di zanzare; fu così ribattezzato dal termine tanzanese che indica “l’atto del contorcersi” (probabilmente per la fenomenologia acuta della malattia).

Similmente ad altri virus come la dengue, una volta incubato il virus causa la comparsa di febbre, cefalea ed artralgie talmente acute che costringono il malato a rimanere immobile per evitare gli spasmi dolorosi; nella situazioni più grave, la patologia può estendersi e coinvolgere il sistema nervoso ed il cuore, con esito – in questi casi – spesso fatale. È vero che la malattia presenta bassa letalità (solo 21 casi “ufficialmente” registrati da quando l’epidemia è scoppiata ad inizio Dicembre), ma ciò non toglie che essa possa risultare particolarmente seria per le conseguenze in termini di morbilità (oltre che, ovviamente, per gli individui più fragili ed esposti come anziani, donne in gravidanza, immunodepressi).

Il virus non è certamente nuovo; le prime epidemie si erano verificate già a metà degli anni ’50; nel 2007 alcuni casi autoctoni erano stati individuati in Emilia Romagna, senza però, fortunatamente, una disseminazione del Chikungunya; tuttavia, nel corso dei decenni non era mai stato individuato un focus locale grave come quello che coinvolge oggi i Caraibi. È per questo motivo che le autorità sanitarie (e nel corso delle ultime settimane sta iniziando a muoversi anche l’OMS) invitano a non sottostimare la situazione caraibica.

Al momento, per il virus del Chikungunya non esista alcun vaccino né trattamento specifico per la patologia. Così, mentre negli Stati colpiti  dall’epidemia si intensificano le misure di controllo per cercare di arginare un problema la cui gravità sembra intensificarsi, dall’altra parte dell’Oceano le autorità sanitarie si interrogano ancora una volta su come proteggere gli accessi, che potrebbero introdurre il virus su suolo europeo, soprattutto considerato l’ampio flusso turistico che generalmente coinvolge le zone colpite.

Insomma, se per il momento le campagne di sensibilizzazione, di bonifica e trattamento intraprese dai governi locali non dimostrano il successo sperato, dall’altra parte il virus di Chikungunya ci dimostra ancora una volta come nel contesto globalizzato non sia più possibile immaginarsi isolati – tanto più a livello sanitario – e distanti da realtà infettive apparentemente lontane, che in realtà possono coinvolgerci in modo forse ancor più critico, sfruttando la tradizionale assenza di programmazione internazionale che spesso coinvolge la gestione delle politiche di global health che ci riguardano.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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