Dai vinili a internet, il piacere della buona musica: i Record Store Days

18/04/2013 di Iris De Stefano

Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica.” Questa frase di Nietzsche potrebbe essere ottima risposta alle critiche di coloro che davano e, ciclicamente, danno la musica e più in generale il sapere non meramente scientifico, per morti, completamente assuefatti dalle nuove strutture sociali che sembra si stiano imponendo a partire dall’ultimo decennio.

Record Store DayRecord Store Day – In realtà, la musica è tutt’altro che morta. Lo dimostra un fortunatissimo evento che quest’anno è al suo sesto anniversario ed è completamente dedicato ad un oggetto ora considerato di nicchia, ma vero e propria icona di un’intera epoca: il vinile. Il Record Store Day, in programma ogni terzo sabato di aprile, è la giornata mondiale dedicata ai negozi di dischi. Ideata – neanche a dirlo – su iniziativa di Chris Brown, americanissimo dipendente del Bull Moose, storico negozio di Portland, nel Maine, nel giro di sei appuntamenti è diventato un evento imperdibile per tutti i fan del genere, con eventi organizzati negli Stati Uniti ma anche in Europa e in Australia. “Il 20 aprile è la festa di chi non si accontenta di un clic, gente che ha il piacere di uscire di casa per un disco, che vuole scambiare opinioni con altri appassionati e chiedere consigli a un negoziante competente. La musica liquida è comoda, ma è una sottrazione di piacere, il piacere di avere tra le mani un pezzo d’arte con una bella copertina e un suono caldo. Il pezzo forte? Le rarità. L’anno scorso, in 24 ore, sono stati venduti 2 milioni di 45 giri” ha dichiarato l’ideatore.

In Italia – Quella di sabato prossimo, 20 aprile, è quindi un occasione quasi unica, per sostenere un settore che ha subito fortissima la crisi, dovuta alla diffusione virale della compravendita di musica online e dei dispositivi di riproduzione tipo iPod. Jack White dei White Stripes è il padrino della manifestazione di quest’anno, ma anche icone tipo David Bowie, i Rolling Stones, Elliott Smith, i Bon Jovi o Bob Dylan faranno uscire in questa data edizioni limitate di alcuni tra i loro lavori più importanti. Nel nostro paese sono cinque le città in cui si terranno eventi speciali: il club Astoria a Torino, il Teatro Dal Verme a Milano, a Bologna la Cineteca, a Firenze l’auditorium Flog e a Roma il centro sociale Brancaleone. In questi luoghi verrà anche proiettato un documentario dal titolo: “Last Shop Standing – The Rise, Fall and Rebirth of the Independent Record Shop” di Pip Piper che appunto traccerà la storia e il declino della fortuna di questi negozi.

Il futuro dei vinili – C’è però da dire che qualche speranza resta: “Io sono ottimista – dice Graham Jones, autore del libro da cui parte il documentario – quelli sopravvissuti alla crisi sono degli ottimi record store: fanno parte della comunità, supportano la musica del posto e le nuove band. Hanno capito che se vogliono avere un futuro devono sapere attrarre i giovani. Per questo organizzano spesso dei live al loro interno, vendono i biglietti dei concerti, coinvolgono i ragazzi. In un certo senso stanno tornando ad essere i negozi di dischi delle origini: un luogo di incontro per la gente.” Speranze che sono alimentate dai numeri, in leggera crescita tra il 2011 e il 2012; negli Stati Uniti infatti in questi due anni le vendite di vinili sono aumentate del 17,7%, raggiungendo i 4 milioni e 600mila dischi venduti, numero esiguo se confrontato al mercato della musica online, ma di certo superiore alla cifra registrata nel 1993, quando nello stesso paese ne erano stati vendute solo 300mila unità.

La musica digitale – Arrivano ottime notizie anche dal Digital Music Report, pubblicato annualmente dalla IFPI ( Federazione Internazionale dell’industria discografica ). Come riportato qualche giorno fa anche da Repubblica nove sui primi dieci nomi più cercati su Facebook appartengono a musicisti, così come nove dei primi dieci video più visti su Youtube e sette dei dieci profili più seguiti di Twitter. Secondo il Report il download di singoli brani sarebbe aumentato in quest’anno del 12% e il numero degli utenti paganti ben del 44%, grazie soprattutto a, nell’ordine, YouTube, iTunes e Amazon, principali drivers degli ascoltatori di musica online. Spotify poi, servizio musicale on demand, è stato un ulteriore mezzo di avvicinamento degli utenti alla musica online, con un aumento del 20% degli utenti che hanno preferito la versione Premium, a pagamento, a quella gratuita di prova a sei mesi.

Il futuro – Il mercato della musica online quindi avanza, così come, a passi più piccoli certo, ma comunque in avanti, quello dei vinili. È certo quindi che nonostante ci sia un radicale cambiamento nel modo in cui la musica entra nella nostra vita di ogni giorno, è tutto tranne che morta, per nostra fortuna. Anche perché Nietzche, di nuovo, aveva tremendamente ragione quando diceva che “Senza la musica la vita sarebbe un errore”.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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