Vincenzo De Luca: luci ed ombre di un politico “più che” locale

05/03/2015 di Iris De Stefano

È uno dei personaggi più controversi della politica italiana contemporanea: impostosi sulla scena della terza Regione italiana, l’ex sindaco di Salerno ha spesso tradito il desiderio di fare della Campania il trampolino di lancio per ambizioni nazionali.

Vincenzo De Luca, classe 1949 è da anni tra i più apprezzati sindaci d’Italia. Ormai al quarto mandato come primo cittadino di Salerno, alle elezioni comunali del 2011 era risultato, con il 74% dei voti, il sindaco di un capoluogo di provincia più votato in Italia. Pur vero è che la città di Salerno, nel corso dei suoi mandati, è stata radicalmente trasformata, grazie ad una costante manutenzione delle strade  (la percentuale di raccolta differenziata è tra le più alte in Italia) e di informatizzazione dei sistemi e dei pubblici servizi, l’organizzazione di manifestazioni sempre più rilevanti a livello regionale, più polizia a pattugliare il centro e le aree sensibili ed infine un programma sensato di allargamento e sviluppo del porto che ha visto il numero delle navi approdate aumentare da 1.979 nel 2001 a 2.584 nel 2013, con un aumento esponenziale della loro stazza lorda, da 27.222.547 tonnellate ad oltre 67.317.097.

Il porto di Salerno, durante gli ultimi due mandati di De Luca è diventato un vero e proprio punto di riferimento in Campania, a svantaggio di quello di Napoli. In più, data la vicinanza della città con entrambe le coste, sia sorrentina che amalfitana, e a causa dei frequenti episodi di scippi ai danni dei turisti a Napoli, Salerno sta diventando centrale anche per quanto riguarda il turismo da crociera. Il numero dei crocieristi è aumentato esponenzialmente durante gli ultimi anni, passando da 18.634 unità a ben oltre le 120.000. Un traffico così intenso di turismo giova ovviamente alla città, amplificando la sensazione che Salerno si sia trasformata in una sorta di “oasi felice” in una regione in cui tutti gli indicatori sociali ed economici sono a dir poco mortificanti.

De Luca-Salerno
Una veduta del porto di Salerno

Salerno è il terzo comune con reddito medio pro capite più alto (€12.670) in Campania preceduto solo da Capri e Caserta. Sono numeri comunque bassi se confrontanti con la media delle regioni del centro-nord (secondo dati Istat nel 2013 il Pil pro capite a Bolzano, capolista, era di 39.800 euro), ma aiutano a capire come sia possibile l’affermarsi, in un panorama nazionale già tendente alle polarizzazioni, di figure carismatiche che si pongono come leader assoluti. In un trend generale di diminuzione della partecipazione elettorale in Campania, complice il quasi totale disinteresse della classe politica romana per tutte le questioni primarie per il Sud del nostro paese, l’affluenza alle elezioni comunali del 2011 a Salerno (il 78,51% degli aventi diritto) rappresenta così una doppia vittoria per il sindaco uscente. Candidandosi alle contestatissime primarie del centro sinistra per le regionali in Campania di domenica 1 marzo, spesso rinviate, e con frequenti defezioni e appelli alla non partecipazione (il più circolato è stato sicuramente quello di Roberto Saviano), lo sceriffo De Luca è riuscito così ad imporsi con il 52% dei voti, la cui maggioranza proviene proprio dalla provincia della città che lui amministra.

Se non si possono ignorare gli effetti positivi del “principato” di De Luca, è pur vero che il personaggio resta estremamente controverso. Carattere forte e in un certo qual modo “totalizzatore”, molto duro con qualsiasi opposizione locale, l’ex sindaco è stato indagato per abuso d’ufficio nel gennaio 2012, nell’ambito di una vicenda legata alla realizzazione di un termovalorizzatore: l’indagine gli è costata una condanna in primo grado. Nel gennaio 2015, il Tribunale di Salerno ha dichiarato il sindaco decaduto dalla sua carica, in applicazione della Legge Severino, fino alla sospensione del provvedimento da parte del Tar un mese dopo. Il mese scorso però la sospensione è stata revocata dallo stesso Tar in seguito all’attuazione del provvedimento di incompatibilità della carica da sindaco con quella di sottosegretario alle infrastrutture e ai trasporti. Nonostante la legge Severino disciplini rigidamente l’incandidabilità e la decadenza dagli uffici dei politici condannati anche in primo grado ad una serie di reati nei confronti della cosa pubblica, il sindaco De Luca non ha intenzione di recedere dal suo intento di diventare Presidente della Regione Campania. Il problema sorge però perché nel caso in cui venisse eletto scatterebbe l’immediata sospensione degli incarichi, rendendo praticamente nulle le elezioni.

L’unico problema non è però l’accanimento dello sceriffo, bensì il silenzio sulla faccenda della classe dirigenziale del Partito Democratico e del suo Segretario Matteo Renzi. La Campania è sempre stato un terreno non facile per la politica italiana, ma rinunciare a proporre un’offerta politica nuova – con candidati validi ed eleggibili -, comporta automaticamente lasciare la Regione a quel substrato di politica sporca e corrotta che può solo fiorire in situazioni così incerte. Il silenzio di Renzi non è del tutto sorprendente: per il premier, sempre molto attento a misurare le parole, fare un commento adesso significherebbe sbagliare a priori: l’appoggio a De Luca vorrebbe dire in sostanza appoggiare un leader politico condannato, oltre che scomodo. Parlare contro l’ex sindaco implicherebbe che il PD non appoggi il candidato dello stesso PD: una contraddizione insanabile. In ogni caso, Matteo Renzi dovrebbe tornare in Campania e non per lanciare qualche slogan in un asilo di Scampia, ma entrando nei palazzi del potere, in qualità di segretario del primo partito del paese: pena l’insuccesso, almeno nel lungo termine.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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