Vietato l’ingresso ai cani e ai bambini

01/04/2016 di Francesca R. Cicetti

La moda della “no kids zone”. È cominciato quasi per caso, poi si è diffuso come un virus. Fino a dilagare, a espandersi mortalmente, a investire i paesi di tutto il mondo.

No Kids Zone

Chi non è un assiduo frequentatore delle pizzerie non può essersene accorto. È cominciato quasi per caso, poi si è diffuso come un virus. Fino a dilagare, a espandersi mortalmente, a investire i paesi di tutto il mondo. La moda della no kids zone. Niente bambini in questo locale, in questo ristorante, in questo ufficio. Piangono, gridano, corrono, ed è decisamente meglio tenerli lontani. Per la sanità mentale di chi serve ai tavoli e di chi mordicchia uno spicchio di pizza. Niente bambini qui dentro.

È iniziato per i posti di tendenza. Relax assicurato senza l’intralcio dei più piccoli. Una postilla necessaria per mantenere la tranquillità, i clienti sono soddisfatti e chi la pensa diversamente può cambiare locale. Poi, lentamente, è arrivato nei posti più comuni. Luoghi per adulti senza bambini al seguito. Luoghi per genitori che vogliono rilassarsi senza il chiasso squillante dei loro figli.

Dai ristoranti ai resort, i bambini sono banditi. Troppo rumorosi, troppo fastidiosi. Da qualche anno non possono più neppure giocare nei cortili dei condomini. Non possono disturbare gli adulti in nessun modo. Non possono schiamazzare, gridare, piangere in luogo pubblico. Non possono giocare, alzare la voce, chiamare la mamma. In pratica non possono fare i bambini. Scelte commerciali, di marketing. Ma anche di educazione. Non per colpa dei bambini, sia chiaro, che a cinque, sei anni non possono essere accusati di altro che, appunto, comportarsi da bambini. Ma di alcuni genitori che con gioia sorridono ai cartelli: vietato l’ingresso ai vostri figli. E si dimenticano, adulti e vaccinati, di aver avuto quattro anni anche loro.

Se i bambini gridano e piangono, è perché sono bambini. E se i bambini gridano e piangono troppo, la colpa non è di nessuno. Non c’è colpa. È inutile persino gridare all’inettitudine dei genitori, non servirebbe. Quello che conta è che sono i piccoli a venire esclusi. Non si può più ascoltarli giocare, disturbano. Anche se il rumore delle loro invenzioni è stato ed è per qualcuno il sintomo vibrante della vitalità di una generazione. Del nostro futuro. Adesso sono relegati a determinate fasce orarie in cui possono vivere appieno, e noi siamo condannati ad un ascolto selettivo. La loro vivacità va bene, ma solo in privato. Vietato entusiasmarsi in luogo pubblico.

Non gridiamo più, non lo accettiamo. Silenzio nel nome della produttività e dell’efficienza. Magiare più in fretta e più tranquilli. Riposare il pomeriggio per essere pronti a una nuova giornata di lavoro. Chi non è in grado di accettare queste semplici regole può rimanersene a casa. I bambini possono rimanersene a casa. Fuori dai locali di tendenza, e lentamente anche fuori da tutti gli altri locali. Quando ci sono, invece, un viavai di giustificazioni a denti stretti. Sa, sono bambini, mi dispiace del fastidio. Ma proprio perché sono bambini, non dovrebbe esserci bisogno di chiedere scusa. Per la maleducazione sì, per il rumore no. Al rumore non dobbiamo disabituarci. Soprattutto a quello dei più piccoli.

Confusione, sana esuberanza. Specchio di una umanità che un giorno diventerà grande e prenderà il posto di chi la ha cresciuta. Dobbiamo essere la loro ispirazione, e non la loro condanna. E non ci riusciremo mai se fuori dai locali esponiamo questi cartelli: “Vietato l’ingresso ai cani e ai bambini”.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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