Vetrine: Andy Warhol in mostra al PAN di Napoli

31/03/2014 di Simone Di Dato

Andy Warhol, Napoli, Pan

Vernici plastiche e acqua, tele mesticate con colori acrilici tra sporcature e sbaffi che rievocano lo stile dell’espressionismo astratto. Poi immagini manipolate e ripetute, messaggi pubblicitari, oggetti di uso quotidiano per un risultato meccanico, asettico, industriale. Sì perché l’arte che tiene conto di bottiglie di Coca-Cola, divi di Hollywood e immagini di cronaca, ha il solo scopo di essere “consumata” come qualsiasi altro prodotto commerciale. Lo sapeva bene Andy Warhol, l’eccentrico padre della Pop Art, creatore di uno slang solo apparentemente privo di valore artistico, inventore di un linguaggio visivo filtrato e assimilato dai media, senza alcuna pretesa di messaggi nascosti o mere dietrologie, ma ineccepibilmente popular. “Se volete sapere tutto su Andy Warhol basta guardare alla superficie dei miei dipinti e di me stesso: io sono lì. Non c’è niente dietro. Ciò che è grande, rispetto a questo paese, è che l’America ha incominciato la tradizione in cui il consumatore più ricco compera essenzialmente le stesse cose del più povero. Puoi vedere la Coca-Cola in TV e puoi sapere che il Presidente beve Coca, Liz Taylor beve Coca, e tu pensi proprio che anche tu puoi bere Coca…Tutte le Coche sono uguali e tutte le Coche sono buone. Liz Taylor lo sa, il Presidente lo sa, e tu lo sai.”

Andy Warhol, Fate presto, 1981.
Andy Warhol, Fate presto, 1981.

A partire dal prossimo 18 aprile, la città di Napoli dedica ad Andy Warhol un’ampia retrospettiva, forte di più di 180 opere, in grado di ripercorrere l’intero percorso artistico di questo geniale interprete del secolo scorso. La mostra, curata da Achille Bonito Oliva e organizzata da Spirale d’idee d’intesa con l’Assessorato alla Cultura e al turismo del Comune di Napoli ha il merito di approfondire quell’esclusivo rapporto che legò Warhol al capoluogo partenopeo durante gli anni ’70 e ‘80, soprattutto grazie alla sua collaborazione con il gallerista e mecenate di Piazza dei Martiri 58, Lucio Amelio. E’ infatti il grande collezionista napoletano a presentargli Joseph Beuys: l’incontro di due menti così apparentemente distanti, concettuale e vicina alle crisi di coscienza dell’intellettuale europeo di Beuys e quella ottimista e profondamente commerciale di Warhol, diede vita ad una mostra di ritratti (Beuys by Warhol) e grande stima reciproca, nonostante l’evidente antitesi ideologica e artistica.

Ospitato dalle sale del PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) fino al 20 luglio, il percorso espositivo rivolgerà particolare attenzione non solo all’incontro artistico con Lucio Amelio ma si focalizzerà sulla realtà partenopea e sulle più note personalità in circolazione come Graziella Lonardi Buontempo, Ernesto Esposito, Peppino di Bernardo, e Salvatore Pica. Ad aprire la mostra i disegni Golden Shoes, realizzati da Warhol ad inizio carriera in quel di New York, quando, a metà degli anni 50, lavorava come grafico pubblicitario per riviste di moda. Non mancherà la celebre Vesuvius, gruppo tra le più conosciute serigrafie che partendo da un’immagine ottocentesca del vulcano, celebra il simbolo- identità di Napoli, e replicata ossessivamente con colori violenti e sempre diversi, opera di grande suggestione. “Per me l’eruzione – dichiarò l’artista stesso – è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario e anche un grande pezzo di scultura. Il vesuvio per me è molto più di un mito: è una cosa terribilmente reale.”

Andy Warhol, Ladies and Gentlemen, 1975.
Andy Warhol, Ladies and Gentlemen, 1975.

Si proseguirà con la monumentale headline work Fate presto, reinterpretazione della prima pagina del Mattino del 23 novembre 1980, per sensibilizzare la tempestività dei soccorsi in occasione del terremoto di Irpinia. Con l’uso della polaroid, una tra le tecniche preferite di Warhol, sarà la volta di Ladies and Gentlemen del 1975, e i disegni realizzati partendo da fotografie di Wilhelm von Gloeden. Ancora la serie Marilyn firmata con la scritta “questa non è mia” (Marilyn this is not by me), la cui figura della diva, tra bellezza patinata e fragilità umana affascinò fortemente lo sguardo dell’artista. Completano il percorso le Campbell’s soup e le rarissime cover frutto di numerose collaborazioni con case discografiche, cantanti e gruppi musicali, nonché sezione  introdotta dal disco Ma l’amore no, inciso da Amelio, tra le altre cose grande appassionato di canzoni anni ’50.

Come lo stesso titolo suggerisce, la mostra sposa la figura di Andy Warhol come giovane vetrinista degli esordi alla simbolica visione di una Napoli contraddittoria e spiazzante, micromondo sempre in bilico tra tradizione e trasgressione, capitale storica e scenario kitsch, teatro di bellezze artistico- culturali e grande fervore promiscuo. Una vetrina all’epoca non così lontana da New York.

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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