Vesuvio di Turturro, ovvero perché l’Italia ha bisogno oggi più che mai di Sandro Pertini

21/04/2013 di Monica Merola

Chi campa n’sieme ‘a te, te parà nient’, si jesce pazz e’ pazz overament, l’unica verità pe’ tutt’ quante sarria chell’ ‘e fuij” (Chi vive con te, ti sembra poco, se diventa pazzo lo diventa per davvero, l’unica verità per tutti quanti sarebbe quella di scappare)

Queste parole, cantate dal gruppo SpakkaNeapolis55, sono tratte dal brano “Vesuvio”, un vero e proprio omaggio alla maestosità del vulcaniche domina Napoli. Ma allo stesso tempo il Vesuvio diventa soltanto un pretesto per cantare di questa città e delle sue disgrazie, delle sue paure e della sua gente, da sempre alle pendici della montagna, e forse anche della vita stessa.

Il regista John Turturro ha inserito questo brano all’interno del suo film “Passione”, una vera e propria dedica ad uno dei posti più unici e complessi del mondo. E, volendo creare un parallelo – per quanto assurdo – lo stesso senso di instabilità che questa pellicola trasmette lo stiamo vivendo oggi, all’interno di tutto il paese. L’Italia sta morendo, giorno dopo giorno, sotto i colpi sempre più violenti della mala politica che come lava sta trascinando nella pece più nera decenni di moribonda democrazia.

Napoli e le sue complessità infatti non rappresentano altro che uno degli specchi del caleidoscopio italiano. Il paese ha speso un miliardo di euro provenienti dalle tasche dei contribuenti, per trovarsi esattamente nel punto da cui era partito prima delle elezioni: Berlusconi alla carica, il centrodestra in discesa, il Pd spaccato al suo interno da più di una mossa errata di Bersani, ed il Movimento 5 Stelle sempre più presente. Anche il Presidente della Repubblica e’ sempre lo stesso: un Napolitano stanco ed anziano, che si ritrova a dover fronteggiare l’ennesima crisi di un governo inesistente.

E’ facile, in questi giorni sbandanti, abbandonarsi al ricordo di Sandro Pertini, indimenticato settimo Presidente della Repubblica, scomparso ormai da 23 anni, ma indissolubilmente legato alla politica italiana, e del cui polso e della cui determinazione non soltanto i nostalgici iniziano a sentire la mancanza. Se anche dalla prima carica dello Stato non emerge un rinnovamento, quali sono le speranze concrete di poter sovvertire una volta per tutte le logiche ammalate ed insane di questo paese? Vecchio per vecchio, che ci venga restituito Pertini, arricchito anche dalla saggezza dell’aldilà, e che si lasci a Napolitano il tempo ed il modo di far fronte alla sua comprensibile stanchezza. Sperando che anche altri – non per anzianità, ma per totale incompetenza ed inettitudine politica – lo seguano.

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Monica Merola

Dopo aver conseguito la maturità classica ottiene la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso "La Sapienza", con una tesi su Anna Politkovskaja. Giornalista pubblicista da marzo 2012 , non scrive per vivere ma vive per scrivere.
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