Verso l’ultima fase Obama. Una stima

02/08/2014 di Iris De Stefano

Il 4 novembre si terranno le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, le quali, però, non dovrebbero riservare grosse sorprese.

Congresso Stati Uniti

Mid-term elections – A novembre verranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti americana più un terzo di quelli del Senato (33 su 100). In 38, tra stati e territori, si voterà anche per eleggere il governatore. Infine, verranno eletti anche i membri delle assemblee legislative di 46 Stati membri ed alcuni organi di contea. Tenute generalmente il martedì successivo al primo lunedì di novembre, le mid-term elections rappresentano un banco di prova per l’amministrazione del Presidente USA. Come sappiamo, la presidenza Obama è giunta esattamente alla metà esatta del secondo mandato. La Camera dei rappresentanti è attualmente dominata dal partito repubblicano a cui sono assegnati 234 seggi contro i 199 dei democratici. In Senato invece la maggioranza è dei democratici con 55 seggi contro i 45 dei repubblicani. Ovviamente, la composizione delle due camere può influenzare profondamente l’attività di governo ed è per questo che l’amministrazione Obama ha lanciato un’importante campagna a favore di una vittoria democratica, che favorirebbe il processo di riforme a lungo contrastato e di fatti bloccato ma che fu il vero motore dell’elezione Obama.

House of RepresentativesI sondaggi – Nonostante manchino poco più di quattro mesi alle elezioni, è già iniziato il tormentone dei sondaggi. Le sorprese non dovrebbero essere eclatanti: la popolarità del Presidente Obama aveva già subito un netto calo tra le elezioni trionfali del 2008 e quelle del 2012, in cui il numero di voti che lo separava dal suo principale oppositore si era dimezzato. La sua popolarità sarebbe ancor diminuita, attestandosi al 42%. Secondo un sondaggio della CNN/ORC International infatti, meno della metà della popolazione americana riterrebbe il Presidente in carica in grado di gestire il governo. I sondaggi sono quasi invariati da marzo ad oggi, scongiurando quel “momento Katrina” che fece crollare l’opinione dei cittadini americani sull’abilità a governare di George W. Bush in seguito all’uragano che devastò New Orleans nel 2005. Le elezioni di metà mandato sono dunque dei veri e propri banchi di prova per i Presidenti e comportano una composizione delle Camere che andrà a influenzare profondamente anche i primi due anni dell’amministrazione successiva. I Repubblicani infatti, con le elezioni del 2006 persero la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, riconquistando la Camera dei rappresentati solo nel 2010: George W. Bush nell’estate del 2006 era infatti gradito solo al 36% degli americani. Percentuali bassissime se confrontate a quelle dei due suoi predecessori: Bill Clinton nel luglio 1998 si attestava al 61% mentre Ronald Reagan nello stesso mese del 1986 sfiorava addirittura il 63%.

L’amministrazione Obama – Le percentuali di gradimento del Presidente Obama sono scese per la prima volta dal 2009 al di sotto del 50% l’anno scorso, il peggiore per l’amministrazione del primo Presidente degli Stati Uniti di colore, in seguito soprattutto alla mal gestione dei casi Snowden e dello scandalo IRS. A queste due questioni, considerate interne dai cittadini americani vanno anche aggiunte le mal gestioni delle crisi estere. La contrapposizione nettissima tra Israele e Palestina e la crisi ucraina sono i due esempi più recenti di un atteggiamento considerato spesso “passivo” dell’amministrazione Obama, concentrata quasi completamente sullo scenario Pacifico e che non fa altro che alimentare le tesi di quei commentatori che sin dalle elezioni 2008 consideravano Obama privo di una visione globale della posizione strategica statunitense.

Per i prossimi mesi c’è da giurarsi che la campagna elettorale sarà giocata sulle riforme (anche se l’Obamacare, vero cavallo di battaglia dell’amministrazione, è considerato un successo solo dal 12% degli americani), sulla figura di Michelle Obama –a differenza del marito graditissima in tutti gli Stati, sia rossi che blu- e sull’economia: solo nel mese di luglio sono stati creati 209.000 nuovi posti di lavoro, confermando un trend che dura da Febbraio.

Spiegarlo agli elettori e ai candidati democratici che però non vogliono essere associati al Presidente, in vista del 2016, potrebbe essere però un po’ più complicato.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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