Verso la Biennale di Venezia

13/05/2013 di Simone Di Dato

Biennale di Venezia 2013 – “Come si può dare forma alle immagini interiori, quelle che abbiamo nella nostra testa quando però  viviamo sempre più assediati dalle immagini artificiali e apparenti, quale spazio è possibile oggi per i sogni, per le immagini più immateriali e più volatili?” Domanda più che legittima quella che Massimiliano Gioni ha posto durante la  presentazione alla conferenza stampa romana, dell’ormai imminente 55° Esposizione Internazionale d’Arte  per delineare il concept di una tra le più importanti e prestigiose rassegne d’arte contemporanea al mondo, orgogliosamente italiana.

Biennale di Venezia, 55a Esposizione Internzionale d'arte
La presentazione de “Il Palazzo Enciclopedico”

Il prossimo 1° giugno infatti la Biennale, tra gli spazi dei Giardini, quello dell’Arsenale e i vari padiglioni sparsi per la città di Venezia avrà il compito di fare il punto sugli aspetti principali della scena artistica internazionale. E con lei Massimiliano Gioni, critico piuttosto conosciuto per essere il direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi e Associate Director del New Museum of Contemporary Art di New York, nonché curatore scelto per l’occasione.

Il suo progetto porta il titolo, ormai noto, di  “Palazzo Enciclopedico”, prendendo in prestito il nome della folle, quanto utopistica idea, dell’italo-americano Marino Auriti, artista autodidatta (sconosciuto ai più) che concepì durante la metà degli anni cinquanta una struttura architettonica enorme, di centotrentasei piani e settecento metri di altezza come sede di tutte le testimonianze dell’evoluzione del progresso umano. “Il Palazzo Enciclopedico è una mostra sul desiderio di sapere e di capire tutto, un desiderio che anima l’ossessione di Marino Auriti, ma un desiderio che ricorre nella storia dell’arte e nella storia dell’umanità. -Nulla è più dolce che sapere tutto- diceva Platone, e questo motto anima l’intera esposizione. Sarà una mostra sulle ossessioni che trasformano questo desiderio di sapere in una sorta di delirio. Quello di Auriti era un museo immaginario e di immaginazione  ci parla questa mostra.” Una fantasia delirante che Gioni si propone di realizzare svincolandosi dalla scontata “mostra-esibizione” che favorisce come al solito grandi esponenti di una scena artistica sempre più commerciale e glamour, che invece questa volta pare  vedrà come protagonisti 150 tra nomi sconosciuti, artisti non famosi provenienti da circa 37 nazioni nel mondo: a farla da padrone saranno i temi del sogno, la prefigurazione di mondi innovativi, l’immaginazione, la creazione di immagini fuori dagli schemi, per un percorso che diventa una “mostra-ricerca”, spaziando “dall’inizio del ‘900 a oggi, non in maniera sistematica e cronologica, ma con una serie di giustapposizioni e di simpatie, di affinità elettive”.

Tra i primi eventi in calendario, un viaggio intercontinentale dal Giappone alla Norvegia per poi giungere a Venezia. La Fondazione Bevilacqua La Masa fa coincidere con la vigilia dell’Esposizione, due progetti espositivi. Si inizia con la Galleria di Piazza San Marco, sede dal 28 maggio di  “Bewere of the Holy Whore: Edvard Munch, Lene Berg and the Dilemma of Emancipation”. La mostra, curata da Marta Kuzma, Angela Vettese e Pablo Lafuentem,  rappresenta la partecipazione ufficiale della Norvegia alla Biennale e vedrà esposte 28 opere di Munch, tra disegni, schizzi e dipinti, messi a confronto con lavori più recenti della regista Lene Berg in un dialogo inedito quanto controverso. I due norvegesi sono accomunati dall’analisi costante dell’alienazione umana in una prospettiva storica e sociale: Munch con la sua pittura, Lene Berg con un inedito film. Marginalità e sistema, rivoluzionarie teorie psicologiche, tra sesso, politica e diritti civili saranno i temi su cui riflettere.

Il 29 maggio sarà la volta di Palazzo Tito che ospiterà invece Unattained Landscape: Passaggio Incompiuto. Realizzata in collaborazione con la Japan Foundation, la mostra accomuna artisti internazionali come Marina Abramovic, Maurizio Cattelan e Rirkrit Tiravanija a quelli giapponesi, esplorando campi differenti: arti visive, manga, design, letteratura, cinema, sound art, performance. Obiettivo?  Promuovere l’arte e gli scambi tra culture, indagando sulla possiblità di trovare un territorio culturale che sia globale e che lancia la sfida di riconsiderare il ruolo del Giappone nell’arte contemporanea.

Numerosissimi saranno appuntamenti e iniziative promosse durante tutto l’arco di quella che promette di essere una Biennale meno “sensazionale” ma certamente più teatrale e di ampio respiro, che probabilmente rifiuterà  immagini forti e scioccanti che da tempo pretendono di essere, a torto, il centro e l’anima dell’arte contemporanea.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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