Verso le Europee: intervista a Ines Caloisi, candidata di Scelta Europea

19/05/2014 di Eleonora Pintore

Ines Caloisi è candidata nella circoscrizione Italia Centro, con Scelta Europa, la lista che sostiene Guy Verhofstadt dell’ALDE. Sono tre i partiti italiani che hanno deciso di aderire alla lista: Centro Democratico, Fare per fermare il declino e Scelta civica. Vive e lavora a Roma, si occupa di formazione internazionale. Ha incontrato Europinione.it per raccontarci la sua idea di Europa.

Riguardo le prossime elezioni europee si teme grande astensionismo: Cosa direbbe a un potenziale astenuto per convincerlo a votare?

Molto banalmente che non esprimersi significa lasciare che qualcuno altro faccia una scelta al posto tuo: è molto più responsabile partecipare esprimendo il proprio pensiero.

Come risponde ALDE al crescere del sentimento anti europeista e all’ingrossarsi delle file dell’estrema destra in Europa?

Il nostro punto di vista non può influenzare chi ha profonde convinzioni anti europeiste. L’anti europeismo è spesso la reazione a qualcosa che non si conosce molto bene, e davanti a questo noi possiamo solo rispondere con dei fatti, evidenziando i rischi reali che l’anti europeismo comporta: un Italia fuori dall’eurozona rischierebbe di ritrovarsi nel “Quarto Mondo”.

Eppure numerosi studiosi, tra i quali tanti premi Nobel sostengo che l’Euro non porti tutti benefici a cui le fa riferimento.

Non ne faccio un discorso di premi Nobel, francamente non entro nel merito di voler smentire determinate tesi, semplicemente la penso diversamente. Dietro queste affermazioni possono esserci anche opinioni che non tengono conto del bene comune, anche se sostenute dagli studiosi a cui lei si riferisce. Ritengo che l’uscita dall’euro sarebbe fallimentare in termini non solo economici ma anche culturali e politici: se l’Europa fosse veramente unita saremmo la realtà più forte del mondo. Ci sono in realtà questioni diverse dall’“europeismo-antieuropeismo”che possono dividerci, che sono legate ad interessi strettamente personali, e sui quali non mi interessa intervenire, penso semplicemente che la battaglia vada fatta sul bene comune.

Alde-simboloSi riferisce a Grillo?

Grillo è il risultato di un populismo anti europeista senza reale ragion d’essere, un fenomeno che non si limita solo al suo caso. Nonostante siano europeisti, trovo populista anche la lista Tsipras, glielo dico francamente. Fanno dei ragionamenti sull’occupazione e sulla crisi che tutti facciamo, proponendo però soluzioni senza gambe: così consentono agli anti europeisti di attecchire ancora di più.

Come pensa sia possibile portare avanti un nuovo processo costituzionale europeo – come proposto nel manifesto dell’ALDE –  dopo il fallimento del progetto di Costituzione Europea del 2003? Mettere insieme le varie tradizioni costituzionali di un numero inferiore di membri rispetto ad oggi non fu possibile in un momento più sereno di questo.

Ogni momento risponde a tempi e situazioni completamente diversi. Oggi bisogna avere il coraggio di fare una scelta forte, di assumersi la responsabilità, come Parlamento Europeo, di fare la proposta costituente. E’chiaro che dovrebbe esserci un rapporto diverso coi cittadini , come ho già detto. Se a votare sarà il 50 per cento dei cittadini, resta esclusa una parte mediamente grande che comunque è giusto partecipi ad una scelta del genere: non escluderei di fare un referendum con i cittadini riguardo l’intera questione.

E i punti comuni su cui scrivere la costituzione?

Per la prima volta le elezioni scelgono il presidente della Commissione, che in questo senso potrebbe dare una linea programmatica, anche se sottolineo nuovamente che fondamentale è la partecipazione dei cittadini.

 E se poi non venisse eletto uno dei candidati alla presidenza?

Ieri sera Martin Shultz (candidato presidente del Partito Socialista Europeo, durante il dibattito tra i candidati alla presidenza della Commissione) l’ha detto chiaramente: il presidente sarà uno dei candidati. Mi auguro che le elezioni diano un risultato chiaro per il candidato che io sostengo, Guy Verhofstadt. Fermo restando che Martin Shultz non sostenga in modo chiaro e forte un Europa federale, credo comunque che ci siano possibili punti di condivisione con la nostra idea.

Un altro punto centrale del suo programma è l’utilizzo virtuoso dei fondi europei: Più che un indirizzo centrale, non è forse la competenza dei funzionari a garantire il buon utilizzo dei fondi? Come intendete intervenire l’ALDE da questo punto di vista?

Faccio un esempio: NiccolòRinaldi, dell’Alde, invia costantemente una newsletter che contiene tutti i bandi regionali ed europei che vengono pubblicati nelle quattro regioni in cui è stato eletto, il suo impegno aiuta le regioni ad essere virtuose. In Italia il problema è lo scarso rispetto dei tempi e la professionalizzazione insufficiente, elementi fondamentali per progettare in modo europeo. In questo senso il fondo sociale concesso agli stati dovrebbe essere utilizzato anche nell’investimento della formazione di queste professioni, sia all’interno delle istituzioni sia all’interno delle università. L’educazione all’Europa non si deve però limitare solo agli ambiti tecnici. Bisogna entrare in un’ottica nella quale non sia possibile che i ragazzi restino al di fuori di queste conoscenze, io ritengo che già dalla scuola primaria si dovrebbe fare “educazione all’Europa”. La politica deve fare la sua parte, ma è necessario anche un passaggio culturale: i ragazzi vedrebbero in maniera concreta quale sia la risposta che l’Europa può dare alla loro vita.

Nel programma si fa riferimento al newdeal 4 europe (http://www.newdeal4europe.eu/it/), la promozione dello sviluppo sostenibile e dell’occupazione attraverso risorse che derivano dalla vendita di project bonds europei, dalla tassazione delle transizioni finanziarie e delle emissioni di carbonio. Non crede che la tassazione delle transizioni finanziarie sia un obiettivo eccessivamente ambizioso e che possa essere bloccato dai grandi interessi in gioco?

Gia lo è stato: è stato approvato sia dal Parlamento che dall’Ecofin, ma manca la ratifica finale. Resta comunque una risorsa da mettere in campo, sia perché  corrisponde agli obiettivi di sviluppo, occupazione e sostenibilità che l’Europa ha fissato per il 2020, sia perché è un’iniziativa che parte dai cittadini. Come sa, l’Iniziativa dei Cittadini è uno strumento che il Trattato di Lisbona dà ai cittadini: con un milione di firme in un anno, raccolte in sette stati membri, sono loro che fanno una proposta legislativa alla Commissione Europea, è per questo che mi auguro abbia successo.

La vostra idea di Europa è quella di un Unione forte a livello mondiale, che quindi deve dotarsi di una Politica Estera comune. Poiché il ruolo di Alto Rappresentante per la politica estera è stato nell’ultimo mandato di Lady Ashton, figura che rassicurasse gli inglesi su una politica estera debole, non crede che l’Europa sia ancora impreparata a questa eventualità?

La politica estera comune è una necessità, fa parte del progetto federale che ho sposato. Dovremmo avere un ministro degli esteri, al posto di ventotto, e un unico governo. Questo semplificherebbe la burocrazia Europea, è una necessita prima di tutto dal punto di vista dell’efficienza.

E un europa forte come quella che volete, come si deve comportare davanti all’emergenza umanitaria dei migranti che muoiono a migliaia ogni anno nel tentativo di raggiungere le coste europee?

E’ fondamentale che diventi un problema di tutti: rafforzando un’unica politica comune, deve divenire competenza dell’Unione Europea. E’necessario però distinguere i diversi casi: ci sono persone che richiedono il diritto d’asilo, e altri che semplicemente entrano senza regole. Occorrono misure e regole adeguate per gestire la situazione: un essere umano va protetto, questo è il mio punto fisso.

 Chiudiamo infine con una domanda specifica riguardo il T-TIP. Il partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti è un accordo commerciale che è in corso di negoziato dal luglio 2013 tra Unione Europea e Stati Uniti. Estato stimato che una famiglia europea potrebbe ricevere benefici pari a 545, ma c’è anche chi sostiene che l’accordo distruggerà l’economia europea e italiana grazie all’introduzione di prodotti ogm nel mercato europeo, ad appalti pubblici aperti agli Stati Uniti, e all’abbassamento degli standard di produzione, che danneggeranno i prodotti a denominazione di origine protetta (DOP). Lei che posizione prende?

Questo tema è molto complesso ed è difficile riuscire a prendere una posizione netta e chiara. Sicuramente degli accordi con gli Stati Uniti devono esistere, se riuscissimo ad avere una voce unica in questo negoziato riusciremmo a trovare una formula che non danneggi nessuno.Voglio essere cauta su questo argomento e per prendere una posizione netta e chiara mi riservo di approfondire.

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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