Verso il 25 maggio: il PSE

22/05/2014 di Eleonora Pintore

PSE, Elezioni Europee

Il partito socialista europeo, riunisce i socialisti, i socialdemocratici e i partiti laburisti europei: 32 partiti dai 28 paesi dell’Unione Europea. In Italia hanno aderito al PSE il PD, Partito Democratico, e il PSI, Partito Socialista Italiano. Mentre il PSI è storicamente membro del PSE, la scelta di unirsi al psd e appoggiare la candidatura di Martin Shultz è stata voluta da Renzi: prima di allora il PD apparteneva semplicemente al gruppo parlamentare degli S&D (socialisti e democratici), senza aderire al Partito socialista europeo.

Il PSE Nasce nel 1992, quando nel trattato di Maastricht viene riconosciuta la figura dei partiti europei come elementi fondamentali di integrazione culturale, nonchè come strumenti attraverso i quali si esprime la volontà dei cittadini europei. L’obiettivo era quello di riaccorpare in unico partito socialista a livello europeo i partiti della stessa famiglia presenti negli stati membri. Nonostante l’obiettivo sia stato raggiunto, il PSE resta relegato alla minoranza dalla sua nascita ad oggi, non riuscendo mai a sovrastare il PPE in termini di voti.

PSE, Elezioni EuropeeAlla vigilia delle elezioni del 2009 il PSE decide di aprirsi anche a partiti nazionali che non siano di stampo strettamente socialista, al fine di ridurre il divario con i conservatori del Partito Popolare Europeo (PPE). Questa mossa non convince però il Partito Democratico Italiano: nonostante sieda con i deputati del gruppo parlamentare dei Socialisti e Democratici, si rifiuta di aderire al partito di riferimento del gruppo parlamentare cui appartiene, il PSE: un’anomalia tutta italiana, motivata dalla necessità di coordinare in modo proficuo l’azione dei deputati italiani con quella dei colleghi europei, senza voler però essere identificati come “socialisti”. Il paradosso del PD, “gruppo parlamentare sì ma partito no”, si chiude finalmente alla vigilia di queste elezioni, quando Renzi annuncia che appoggerà il candidato del PSE Martin Shultz e il simbolo del partito compare, per la prima volta, sui manifesti elettorali del PD.

Il Candidato Martin Shultz nasce nel 1955 a Hehlrath, al confine tra Germania, Paesi Bassi e Belgio. La sua carriera politica inizia a 19 anni nell’ SPD, il partito socialdemocratico tedesco. A 31 anni diventa il più giovane sindaco della Renania Settentrionale. Lui stesso ha dichiarato che vivere in una zona di confine, uno dei “punti più europei di tutta l’Europa”, abbia avuto su di lui una grandissima influenza. Dal 1944 inizia la sua carriera nella politica europea come deputato del Parlamento Europeo, nel 2000 diventa capogruppo dei deputati dell’ SPD, per poi essere eletto presidente del gruppo di riferimento del PSE al Parlamento Europeo. Nel 2012 assume la più alta carica del Parlamento, ne diviene Presidente. Ad oggi potrebbe diventare il primo presidente della Commissione Europea ad essere appoggiato da una esplicita candidatura parlamentare.

Sondaggi. Un’impresa, quest’ultima, ancora possibile, per quanto appesa ad un filo. Gli ultimi sondaggi europei, infatti, assegnano al momento la maggioranza dei segni ai colleghi “coservatori” del PPE, con 217 seggi a 207. Un risultato che oggi sembra destinato ad essere quello definitivo, anche grazie al grande vantaggio attribuito alla CDU tedesca e al calo di consensi del Presidente Hollande in Francia, dove la “vittoria” appare essere giocata tra il Front National di Marie Le Pen e l’UMP, con i socialisti indietro di 5 punti. Nonostante il 26% attribuito in Inghilterra accorci le distanze – ma va considerato come i labouristi inglesi non siano a favore di Schultz come candidato alla Commissione -, fondamentali risultano anche i voti italiani, unico dei “grandi” europei in cui il PSE è in vantaggio, insieme a Portogallo, Svezia, Romania, Slovacchia e Lituania. Il compito rimane difficile, per non dire impossibile: i 27 seggi del PD, dato dal PollWatch al 33%, non basterebbero per ribaltare la situazione.

La campagna. Il manifesto programmatico del PSE per le europee si focalizza soprattutto su alcune parole chiave: lavoro, diritti, economia. Al primo posto, come sostenuto nel corso di tutta la campagna elettorale del candidato alla Commissione, importanza vitale riveste l’individuazione di misure atte a ridurre la spaventosa disoccupazione di 27 milioni di europei, tra cui, in maggioranza, giovani. Ecco allora il sostegno dato in passato al programma Youth Guarantee da parte del Partito, ma non è tutto. Non solo giovani e lavoro, infatti, ma anche uguaglianza di opportunità e diritti verso le donne. Da sempre sostenitori dell’Equal Pay, il PSE si pone come avanguardia nell’implementazione della parità di trattamento dei sessi in ambito lavorativo, nonchè dei diritti in ambito di procreazione.

A supporto dell’occupazione si affianca il progetto di un’ambiziosa politica industriale, fondata su due tre slogan: innovazione, ricerca e reindustrializzazione intelligente. Un’ attenzione particolare al sostegno delle piccole e medie imprese, finanziando i nuovi obiettivi di crescita con i risultati della lotta all’incredibile evasione fiscale esistente in Europa, utili anche per promuovere un fisco nazionale più equo. Il rilancio della crescita economica sarà però indirizzato al benessere della società, per un Unione che da economica diventi sociale. I fondi a sostegno dei cittadini, tagliati dalle precedenti politiche neoliberiste saranno ripristinati a sostegno della riduzione del gap tra gli stati europei e del miglioramento della qualità della vita per tutti quei cittadini che oggi vivono o sotto la soglia di povertà. Sarà data priorità al sostegno dell’istruzione e della sanità accessibili a tutti e al miglioramento della qualità degli alloggi popolari.

Il PSE, non senza alludere alle precedenti politiche di austerità, presenta anche una posizione forte verso gli istituti bancari, che dovranno operare al servizio dell’economia reale e non più della speculazione, attraverso una nuova regolamentazione del settore. I contribuenti non dovranno più pagare gli errori della deregolamentazione finanziaria, figlia della politica conservatrice cui questa sinistra dice di opporsi.

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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