Verso il 25 maggio: il PPE

21/05/2014 di Giacomo Bandini

In principio fu cristiano – Fra i partiti europei più importanti e storici un ruolo di spicco è sicuramente svolto dal Ppe, il Partito Popolare Europeo, incubatore dei maggiori partiti nazionali di orientamento europeista, moderato, democratico-cristiano e conservatore. Il progetto politico nasce infatti nel 1976 sulla spinta delle compagini cristiano-democratiche provenienti dai maggiori paesi europei. L’appartenenza politica e la strada maestra sono ricordati fortemente anche nel nome del Gruppo politico presente nel parlamento europeo: esso è stato adottato ufficialmente nel luglio 1979 con la dicitura Gruppo del Partito Popolare Europeo (Gruppo cristiano-democratico) e ad oggi è rimasto inalterato, fatta eccezione per un periodo di dieci anni (1999-2009) nel quale il nome era Gruppo del Partito Popolare Europeo (Cristiano-democratici). Dal 1999 fino al 2014 è stato il partito di maggioranza nel Parlamento Europeo. Alle ultime elezioni europee nel 2009 ha collezionato il 36% dei seggi, più del 10% in più del Pse: per la precisione 265 seggi, 81 in più dei rivali.

L’allargamento progressivo – Al suo interno il Ppe contiene uno svariato numero di partiti nazionali appartenenti al centrodestra e al centro. In passato, in realtà, la componente democristiana ha dovuto ripensare il cuore stesso della coalizione europea accogliendo al proprio interno rappresentanti di forze conservatrici e persino euroscettiche, ad esempio il Regno Unito e la Danimarca all’inizio degli anni ’90. Questa strategia di ampliamento massimo della coalizione ha però portato i suoi frutti, soprattutto dal punto di vista elettorale, permettendo al Ppe di conquistare le ultime tre tornate elettorali e, dunque, di influenzare incisivamente le scelte prese in ambito Ue. Alla vigilia del 25 maggio 2014 i partiti di maggior spicco al suo interno possono essere individuati da Cdu, i cristianodemocratici di Angela Merkel, e Csu per la Germania, l’Ump, Union pur un mouvement populaire per la Francia, il Pp, Partido Popular di Raoj, per la Spagan, il Psd, Partido Social Democrata, per il Portogallo e il Fidesz di Viktor Orban per l’Ungheria. Per quanto riguarda la scelta del candidato, il ballottaggio finale ha visto un testa a testa fra Michel Barnier, francese e attuale commissario europeo del Mercato interno e Jean Claude Juncker, lussemburghese ed ex presidente dell’Eurogruppo. La vittoria è andata, come noto, a quest’ultimo.

PPE-Jucker
Jean-Claude Juncker, ex primo ministro del Lussemburgo e candidato del PPE alla presidenza della Commissione Europea

L’Italia nel Ppe – I partiti italiani che fanno parte del Ppe, alla vigilia delle elezioni europee del 2014, sono Forza Italia, con qualche riserva, Nuovo Centrodestra-Udc e il Sudtiroler Volkspartei (Svp). L’Udeur è da sempre membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo, ma il suo recente assorbimento nella nuova FI ne ha condizionato anche la candidatura in vista del 25 maggio. Le riserve cui si accennava relativamente alla presenza di Forza Italia sono relative ai giudizi negativi sia di Juncker sia della Merkel sulla guida di Silvio Berlusconi, oltre alle condanne ricevute e agli scandali personali.

I governanti della crisi – Fra i punti del programma appartenente al Ppe di Juncker, un ruolo di primaria importanza riveste il mantenimento del sistema a moneta unica così come è stata gestita durante la crisi economica. Allo stesso tempo le politiche di rigore vengono ritenute fondamentali per evitare nuove ricadute, soprattutto a livello nazionale o macro-regionale. L’economia sociale di mercato è invece il perno attorno cui far muovere le scelte di politica economica di ogni singolo Stato membro, nonostante alcune correnti liberiste si stiano facendo largo all’interno della coalizione. Sistema di difesa comune, rilancio della piccola media impresa, cooperazione sulla gestione frontaliera, estensione del diritto alla privacy e rafforzamento dei rapporti con il partner Usa sono le tematiche su cui Juncker si gioca il mantenimento del primato popolare nel Parlamento Europeo.

Larghe intese europee? – Fino ad oggi il Ppe è dato in leggerissimo vantaggio sul rivale più ostico e in crescita, il Pse. La differenza stimata varia da 7-8 seggi ad appena 2-3. Questo rende assai incerto il risultato del 25 maggio e ha reso la sgradita presenza di Forza Italia una parte fondamentale della strategia per ottenere la maggioranza relativa nel Ppe. In realtà anche nella migliore delle ipotesi il rischio è quello di una Grosse Koalition alla tedesca, ma i rumors indicano come favorito in questo scenario l’avversario di Juncker, Martin Schulz. Con l’avanzamento di movimenti euroscettici, anche di destra, questa soluzione di compromesso potrebbe rappresentare l’unica via per il fronte comune europeista.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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