Una versione non romantica dell’Iva sugli ebook

05/01/2015 di Federico Nascimben

Dal primo gennaio l'Iva applicata sugli ebook è stata equiparata a quella dei libri fisici, al 4%. Dietro le nobili motivazioni sventolate dalla campagna #unlibroèunlibro, però, sembrano esserci ragioni più pragmatiche

Nel maxiemendamento alla legge di stabilità per il 2015, fra le altre cose, il Governo ha equiparato l’Iva applicata sugli ebook a quella dei libri cartacei. In questo modo l’imposta è scesa dal 22 al 4%. Il risultato si deve all’azione svolta dalla campagna #unlibroèunlibro, promossa dall’Associazione italiana editori, iniziata il 31 di ottobre e le cui conversazioni a tema sono state oltre 42.000.

Secondo il Mibact, più precisamente, si “prevede, ai fini della imposta sul valore aggiunto, di considerare libri tutte le pubblicazioni identificate da codice Isbn e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica”; in questo modo l’Iva sugli ebook viene “abbassata al 4% ed equiparata a quella prevista per i libri cartacei, superando così un regime fiscale discriminatorio sulla lettura”. I 7,2 milioni di mancato gettito verranno coperti dal fondo per interventi strutturali di politica economica.

Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.
Il Ministro dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.

Come riporta Wired, nonostante solo il 43% degli italiani dichiari di leggere almeno un libro all’anno, la lettura di ebook si sta diffondendo anche nel nostro Paese: “nel 2013 gli e-reader acquistati sono stati 2,4 milioni (+34,2%), i tablet 6,3 milioni (+65,7%) e gli smartphone 26,2 milioni (+43%) e ad essere in crescita è anche il tempo che gli italiani passano in loro compagnia”. Secondo il Corriere della Sera, “nei primi nove mesi del 2014, le novità uscite in digitale  sono state  28.133, il 27% in più dello stesso periodo del 2013. Con la fetta di mercato degli ebook che, a fine 2014, raggiunge il 5% di quello complessivo del libro, contro il 3% di un anno fa (stime Aie)”.

Ad ogni modo, l’abbassamento dell’Iva al 4% per gli ebook, violando le regole europee, rischia di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia, già scattata per Lussemburgo e Francia che unilateralmente avevano già deciso di fare altrettanto prima del nostro Paese.

Una prima lettura del provvedimento preso dal Governo ne darebbe un giudizio certamente positivo, mosso dalla volontà di stare al passo coi tempi e da nobili motivazioni. Ma una seconda lettura, invece, potrebbe darne un giudizio molto più pragmatico.

Scrive infatti Italia Oggi del 2 gennaio che in Europa “a partire da ieri sono entrate in vigore le nuove normative che regolano il commercio diretto, ovvero l’e-commerce di beni non materiali, dalle app ai software allo streaming per finire con gli abbonamenti ai vari servizi digitali. Oltre all’Iva sugli eBook, destinata a uniformarsi all’interno del vecchio continente. La regola è molto semplice: chi acquisterà servizi all’estero sarà tenuto a versare l’aliquota Iva del Paese di residenza e non del Paese in cui si trova il fornitore come avveniva in passato. Molte aziende hanno già iniziato a segnalare questa importante modifica ai propri clienti. È il caso, per esempio, di Skype che in Italia applicherà un aumento dell’imposta sul valore aggiunto del 7%, passando al 22% rispetto al 15% del Lussemburgo previsto finora per i clienti italiani”.

In buona sostanza, chi (come il sottoscritto) si aspettava dei cali di prezzo degli ebook acquistati su Amazon a partire dal primo gennaio 2015 è rimasto deluso: non vi è stata infatti alcuna riduzione fra il 2014 e l’anno appena iniziato. Questo perché “la Sede Amministrativa Europea e la Direzione Operativa Europea di Amazon si trovano a Lussemburgo. Lussemburgo accoglie anche la direzione europea di Amazon Services, che presta servizi ai venditori e ai loro clienti”. La società stessa spiega poi ancora meglio che “Amazon.it è tenuta, in ottemperanza con le leggi in vigore, ad applicare l’IVA sulla vendita di servizi e contenuti digitali acquistati da clienti residenti nell’Unione Europea (EU). L’aliquota IVA applicata a suddetti contenuti e servizi è stabilita in base al paese di residenza del cliente. Tale criterio entra in vigore il 1 Gennaio 2015 e si applica a tutti gli ordini effettuati a partire da questa data” (qui inoltre è possibile vedere un confronto fra le diverse aliquote Iva europee).

Cos’è successo, in pratica? Come sottolinea anche Mario Seminerio, fino al 31 dicembre 2014 Amazon pagava l’Iva al Lussemburgo, la cui aliquota è pari al 3%. Perciò, per i consumatori italiani, a partire dal 1° gennaio 2015, in assenza dell’intervento previsto nel maxiemendamento, sarebbe scattato un sensibile aumento di prezzo degli ebook, vista la differenza di 19 punti percentuali di Iva fra Italia e Lussemburgo. L’intervento del Governo ha permesso che Amazon, assieme a tutte le altre società del settore (dato che anche i prezzi applicati dai competitors non sono variati), scontasse in tal modo, a partire dal primo gennaio, un’imposta di un solo punto percentuale maggiore rispetto a quella applicata fino al giorno prima.

Sicuramente, a questo punto, i lettori meno romantici e più disincantati avranno notato il nesso causale (e non casuale) fra l’intervento legislativo italiano e l’entrata in vigore della normativa europea, frutto di quella che potrebbe essere definita come un’interessante azione di lobbying da parte dell’Associazione italiana editori, che ha permesso ai consumatori italiani di non veder aumentare i prezzi degli ebook, anche al costo di una possibile procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

Aggiornamento: qui trovate una comparazione fra i prezzi applicati dalle principali società del settore il 21 novembre 2014 ed il 5 gennaio 2015. Come potrete notare non c’è stata nessuna variazione al ribasso.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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