Le vere Gangs of New York

07/06/2014 di Luca Tritto

I Five Points – Molti di noi avranno sicuramente visto il celebre film di Martin Scorsese, Gangs of New York appunto, in cui venivano narrate le vicende criminali di un universo a parte nel cuore di una delle più importanti città del mondo. Il desiderio di vendetta di Leonardo di Caprio e i suoi “conigli morti” contro i “nativi” guidati da uno straordinario Daniel Day-Lewis è il tema centrale di un affresco suggestivo su un quartiere non più esistente. Alle origini, i Five Points consistevano nell’incrocio di alcune vie di Manhattan dove, a causa dell’errata bonifica di una zona paludosa, il valore degli immobili calò improvvisamente, causando il trasferimento degli abitanti di ceto medio e accogliendo le grandi masse di immigrati provenienti principalmente dall’Irlanda, a causa della grande carestia del 1840. Inoltre, data la forte presenza di afro-americani, divenne il primo esperimento di melting pot nella Grande Mela, una combinazione sociale affascinante quanto pericolosa.

Le Gangs – In un famoso saggio del 1927, il giornalista Herbert Asbury raccontò la realtà criminale di New York attraverso aneddoti e documenti ufficiali, dai quali si evince una situazione estremamente variegata riguardo la composizione delle bande newyorkesi. Le prime grandi gang operanti in quel quartiere furono i “Dead Rabbits”, un gruppo irlandese che tra il 4 e il 5 luglio 1857 diede avvio a una vera e propria battaglia contro i “Bowery Boys”, il gruppo fino a pochi anni prima guidato da William Poole, noto come Bill “the Butcher”. Uno scontro le cui motivazioni comprendevano sia il predominio criminale sia una lotta politica per il controllo delle istituzioni cittadine, in cui la corruzione e i fenomeni di cooping – ossia costringere con la violenza le persone a votare più di una volta – la facevano da padrone, sotto il benevolo occhio di associazione come il Tammany Hall democratico. Alcuni anni dopo, con la scomparsa dei “Dead Rabbits”, altre bande presero il controllo del quartiere, come i “Whyos” e la Eastman Gang.

New York Criminalità 800Arrivano gli italiani – Nel 1870, con l’inizio dell’immigrazione italiana, si riversarono ai Five Points nuove ondate di disperati, alimentando la polveriera razziale e criminale della zona. Nacque così la Italian Five Points Gang, avente a capo Paolo Antonio Vaccarelli, meglio noto come Paul Kelly, del quale si dirà in seguito che era “l’uomo a cui almeno sei sindaci devono la propria elezione”. Acquisito il potere criminale e politico, Kelly dovette vedersela con gli ebrei capeggiati da Monk Eastman, al secolo Edward Osterman, il quale aveva alle sue dipendenze circa 1200 persone, tra cui  Max Zweifach e Jack Zelig. Nel 1901, iniziò la faida tra le due bande, culminata nel 1903 in una battaglia in cui si registrarono morti e feriti, senza che la polizia potesse intervenire. Per calmare le acque, il deputato Tom Foley minacciò i due capi di togliere loro l’appoggio politico se non avessero messo fine alle violenze. Dopo una tregua di due mesi, gli scontri ripresero fin quando, in maniera quasi romantica, i due boss non si sfidarono in un incontro di boxe per decidere chi avrebbe definitivamente comandato ai Five Points. Dopo due ore di lotta, la sfida terminò in pareggio e la faida continuò. Tuttavia, nel 1904, Eastman fu arrestato e rinchiuso a Sing Sing, lasciando il potere a Max Zweifach, il quale fu assassinato nel 1908. Il declino della banda non si attenuò neanche dopo la liberazione del suo fondatore, il quale tentò di riprendere il comando senza successo. La sua vita gli riservò altre sorprese, avendo combattuto durante la Prima Guerra Mondiale in Francia e terminando la sua esistenza colpito a tradimento dal suo socio durante il Proibizionismo, un poliziotto corrotto di nome Jerry Bohan. I suoi furono dei funerali con gli onori militari.

La fine di un’era – Con la scomparsa della Eastman Gang, il gruppo italiano rimase il padrone incontrastato della malavita ai Five Points, dove si trovava la celebre Mulberry street, per un secolo roccaforte di Cosa Nostra a Little Italy. Paul Kelly morì di cause naturali nel 1936, ma già da diversi anni aveva lasciato il comando ai suoi seguaci, senza magari immaginare le conseguenze. Johnny Torrio, il suo secondo, si trasferì a Chicago dove, dopo l’omicidio di Giacomo “Big Jim” Colosimo, divenne il capo della malavita della città, chiamando al suo servizio un altro fivepointer, un certo Alphonse Capone. Sempre nella vecchia banda, mosse i primi passi Salvatore Lucania, alias Charles Lucky Luciano, il futuro fondatore di Cosa Nostra americana e titano della malavita. Fu lui a inserire nella banda altri giovani immigrati come lui, anche se non italiani, causando contrasti con il suo boss, Joe “the Boss” Masseria. Si trattava di Mayer Lansky, il genio finanziario della malavita americana, e Bugsy Siegel, il fondatore di Las Vegas. All’epoca erano ragazzini vestiti di stracci, in seguito divennero i leader della quintessenza del potere americano.

Oggi, a distanza di più di un secolo, i Five Points sono scomparsi. La Old Brewery, teatro dei racconti di Asbury, fu abbattuta nel 1852. Le vecchie strade corrispondono attualmente all’area compresa tra China Town e l’incrocio tra Baxter street e Worth street. La vecchia Foley Square, demolita, ora vede sorgere i palazzi occupati dall’amministrazione cittadina e dal Columbus Park, storico punto di ritrovo della Lega Italo-americana per i diritti civili, fondata – piccola chicca – dal boss Joe Colombo dell’omonima famiglia alla fine degli anni ’60.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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