Vent’anni di Pulp Fiction

08/04/2014 di Jacopo Mercuro

“I giorni in cui dimentico sono finiti, stanno per cominciare i giorni in cui ricordo” – Ringo (Tim Roth)

Quentin Tarantino, Pulp Fiction

Il giovane Quentin Tarantino, ex commesso in una videoteca e vero maniaco per il cinema, non era proprio uno sconosciuto quando presentò il suo Pulp Fiction al Festival di Cannes nel 1994. Dopo il successo avuto con Le Iene, l’ultima e ambiziosa opera passò sotto l’occhio critico di Clint Eastwood, all’epoca presidente di giuria. Il film fu un successo; al festival francese vinse l’ambita palma d’oro, consacrandosi prepotentemente sulla scena internazionale. L’anno successivo, nella tanto attesa notte degli Oscar, Pulp Fiction, si presentò con la candidatura a ben sette statuette, ma la pellicola, scritta da Tarantino e Roger Avary, si aggiudicò solo quella per la migliore sceneggiatura originale.

Pulp Fiction, quattro storie che s’intrecciano in una struttura circolare, mischiando violenza ed humor nero, tra dialoghi divenuti ben presto celebri e un cast tutt’altro che da film indipendente. Esatto, indipendente, perché la pellicola di Tarantino è stata una delle prime che, puntando su quel settore, lo ha consacrato, contribuendo a quel cinema di qualità che oggi le case indipendenti riescono a creare. Pulp Fiction, riconosciuto dall’American Institute come il settimo miglior film di gangster del cinema americano, è uno dei più grandi capolavori di sempre, uno di quei film visti così tante volte da ricordarne a memoria le battute. Ma la pellicola va oltre al capolavoro:  è in grado di trovare il successo al di fuori del cinema mainstream, senza l’aiuto dei grandi studi che ancora oggi cercano prepotentemente di dettare legge. Siamo davanti ad un cinema d’autore che non si è lasciato ammaliare dalle convenzioni hollywoodiane; Pulp Fiction non è stato rivoluzionario solo per il suo contenuto e per il film in se, ma per la libera produzione d’idee che lo ha portato ad essere un film per il quale vale la pena festeggiare un anniversario.

Pulp Fiction, Quentin TarantinoTarantino, cresciuto nel quartiere criminale di South Bay a Los Angeles, ne ha viste di tutte i colori, cosa che gli ha permessi di mischiare i ricordi alla sua immaginazione, facendo della strada una delle sue più grande muse ispiratrici. Il segreto del successo è stato proprio questo, una libertà di espressione artistica che non è dovuta scendere a compromessi per vedere la luce. Una pietra miliare nel suo genere, che oggi, e per gli anni a venire, continuerà ad influenzare il cinema di tutto il mondo. Samuel L. Jackson definì Pulp Fiction come qualcosa di unico e straordinario, reso possibile grazie alle capacità del regista, considerato un’enciclopedia del cinema vivente. L’attore statunitense ricevette la candidatura agli Oscar come attore non protagonista e lo stesso valse per John Travolta, rilanciando un artista che sembrava destinato al tramonto; stesso discorso per Mia Wallace, interpretata da Uma Thurman, che riuscì a consacrarsi definitivamente. Un cast travolgente, al quale furono destinati cinque degli otto milioni messi a disposizione dalla Miaramax, che oltre ai già citati, ha potuto contare su artisti del calibro di: Bruce Willis, Tim Roth, Cristopher Walken, Steve Buscemi e lo stesso Tarantino.

Quest’anno il capolavoro di Tarantino compie vent’anni, per celebrare la celebre pellicola, alcune delle più importanti catene di cinema, hanno deciso di far rivivere agli spettatori l’emozione di un vero cult, riportandolo sul grande schermo. Purtroppo anche questa volta, il cinema si conferma più una fabbrica di soldi piuttosto che di sogni e passione. Pulp Fiction sarà nelle sale dal 7 al 9 aprile, ma nella maggior parte dei cinema, il biglietto sarà acquistabile alla cifra di 11 euro (più di un film in 3D). Ancora una volta, a farne le spese (in tutti i sensi), sono il vero motore dell’intera industria cinematografica: noi appassionati.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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