Venezuela, scontri e arresti. In carcere leader dell’opposizione

20/02/2014 di Stefano Sarsale

Venezuela, opposizione alla sbarra. Arrestato Lopz

Venezuela, arrestato Leopoldo Lòpez. Il leader dell’opposizione politica venezuelana Leopoldo Lòpez è stato arrestato giovedì a Caracas, con l’accusa di essere responsabile per le violenze esplose durante le proteste antigovernative svoltesi la scorsa settimana, terminate con 3 morti a decine di feriti. Il 19 febbraio ci sarà la prima udienza per López, nel palazzo di giustizia di Caracas, e nel frattempo, i suoi sostenitori hanno organizzato una manifestazione contro il presidente Nicolás Maduro. La protesta, chiamata la salida (l’uscita), è stata il culmine di dieci giorni di tensione, inaugurati il 2 febbraio con la contestazione di una squadra di baseball cubana sull’isola Margarita.

Il Presidente Maduro
Il Presidente Maduro

La crisi. Maduro, il delfino dell’ex presidente Chavez, sta affrontando la più profonda crisi sociale da quando è stato eletto, nell’aprile del 2013. I moti contro il governo del Presidente sono scoppiati a causa del malcontento dilagante in Venezuela per motivi come la criminalità, il peggioramento delle condizioni di vita dovuto alla carenza di beni di consumo e il tasso di inflazione superiore al 50 %. Oltre, naturalmente, ai continui arresti di membri e manifestanti dell’opposizione.

Manifestazioni. Quella di martedì è stata la sfida decisiva fra l’opposizione filo-occidentale e il governo chavista, in piena crisi per il marasma economico e la contrapposizione violenta fra manifestanti, forze di sicurezza e gruppi filogovernativi. La parte più radicale dell’opposizione, guidata proprio da Lopez, ha appoggiato la piazza, incoraggiando anche un’occupazione continuativa delle strade fino alla caduta del governo. Come è centinaia di volte accaduto in ogni parte del mondo, ai margini di questo tipo di manifestazioni, pacificamente convocate e pacificamente svoltesi, si sono verificati scontri che non hanno mancato di prendere una piega violenta e che hanno provocato almeno tre morti (due studenti ed un poliziotto, membro dirigente d’una delle formazioni paramilitari filo-governative, i cosiddetti ‘colectivos’).Durante gli scontri ha perso la vita anche Genesis Carmona, studentessa 23enne e Miss Turismo dello stato venezuelano di Carabobo, morta oggi nell’ospedale di Valencia dove era stata ricoverata in gravissime condizioni dopo essere stata raggiunta da un colpo di pistola alla testa. Il Presidente accusa il leader del partito Volontà Popolare di essere il promotore delle violenze e di guidare un complotto “fascista” mirato a rovesciare il suo governo.

Qualunque sia il destino legale che lo attende, la vicenda si svolgerà ne contesto iper-polarizzato del Paese. Se da una parte infatti è probabile che molti dei sostenitori dell’opposizione continueranno le proteste antigovernative, dall’altra non vanno dimenticati i venezuelani più poveri che hanno eletto Maduro e che continuano a sostenerlo. Quello che emerge dai fatti degli ultimi giorni è che la protesta ha assunto delle dimensioni che il Presidente difficilmente potrà contenere senza dare risposte concrete. Il futuro è a questo punto tutt’altro che certo.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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