Vendola perde SEL sull’Irpef, la maledizione della sinistra

20/06/2014 di Giacomo Bandini

SEL, Sinistra Ecologia e Libertà

Mercoledì alla Camera è stata votata la fiducia al cosiddetto Dl Irpef, decreto che dovrebbe portare 80 euro in più nelle tasche di parte degli italiani. Dei 322 sì una parte proviene dalla sinistra critica, ossia da una frangia dell’opposizione: Sel. Poco dopo circola una notizia pesante, il capogruppo Gennaro Migliore ha presentato le dimissioni la sera prima, accettate da Vendola solamente l’indomani. Giovedì invece il caso assumeva l’aspetto di una vera e propria scissione, come già avevamo scritto nelle scorse setttimane. Insieme a Migliore, infatti, sono pronti a lasciare Fava e altri 10 o 12 deputati. Ma la ragione di tale dissenso va ricercata solamente nella votazione al decreto Irpef?

Costante scissione. Di scissioni, la sinistra italiana, ne ha viste parecchie, soprattutto in casa comunista. Il numero è impressionante: quattordici tra il 1994 e il 2013. Degna di nota, visto anche il numero dei partecipanti, fu quella avvenuta nel 1995 nel Prc di Fausto Bertinotti. Il confronto fra le fazioni al suo interno determinò un’inevitabile spaccatura, culminata con l’allontanamento di 16 deputati e 25 dirigenti, che diede vita al Movimento dei Comunisti Unitari. Senza dimenticare la nascita del Pdci, che ebbe per bandiere Cossutta e Diliberto o, ancora, la spaccatura che che diede vita a Sel. Progetto, quello di Vendola, iniziato con la creazione del Movimento per la sinistra e proseguito nelle creazione di SEL, con lo scopo di formare una federazione di movimenti di sinistra intesa a superare la soglia di sbarramento del 4% delle Europee 2009.

Nichi VendolaEuropee. Se una storia di divisioni e litigi parrebbe aver insegnato qualcosa al Pd, altrettanto non è accaduto con Sel. Perlomeno in queste ultime settimane. Al congresso di partito, tenutosi prima delle Europee proprio per discutere le linee fondamentali, si sono acuite le divisioni interne fra fazioni. Il nodo riguardava la candidatura. Al fianco di Tsipras, più a sinistra e radicale, o di Martin Schultz e del Pse, di cui faceva parte anche il Pd al governo? Sono emerse così le due correnti principali: la prima, capitanata dal capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, vicino alle posizioni dei “democrat” e tendenzialmente filo-governativa; la seconda segue soprattutto le posizioni di Nicola Fratoianni, favorevole al mantenimento della “linea di sinistra” all’opposizione. La linea indirizzata a Tsipras ha vinto largamente all’interno del congresso, ma le divisioni sono rimaste.

Decreto Irpef. Prima del voto la tensione si è concentrata sul comportamento da tenere in Aula: astensione caldeggiata da Fratoianni; “no” alla fiducia, “sì” al singolo decreto della redistribuzione per Migliore e i suoi. All’alzata di mano partecipano 32 deputati. 17 sostengono la linea Migliore, c’è maggioranza sul “sì”. Inizia così la rapida diaspora dei filo-governativi – accolti ovviamente a braccia aperte dal Partito Democratico – i cui confini verranno delineati nei giorni a seguire.

Sinistra o centro sinistra? La questione che emerge per l’ennesima volta negli ultimi due decenni è una certa fragilità storica della “sinistra più a sinistra”, condannata ad un eterno dilemma: avvicinarsi a posizione più moderate e di compromesso o rimanere un’anima pura nell’inquinato mare della politica post-ideologica? Sicuramente un errore è stato commesso in occasione delle Europee 2014. La votazione quasi unanime per l’appoggio a Tsipras non ha rispecchiato l’atteggiamento possibilista (verso il Pd) di molti rappresentanti e deputati. Le conseguenze si sono verificate poco tempo dopo, in modo paradossale, sul voto ad un decreto che apparentemente propone un ideale “di sinistra”: la redistribuzione a favore dei meno abbienti. Ora si profilano solamente guai per la stanca guida di Nichi Vendola. Se è vero che saranno in 15 a oltrepassare il confine del gruppo parlamentare, allora è lecito parlare di spaccatura definitiva. È altresì possibile parlare di un ennesimo effetto Renzi. Politiche generalmente poco legate alla carica riformista socialista che attraggono consensi al di fuori delle aree moderate. Manca un solo elemento, e si sa, a sinistra ci tengono molto: cosa ne pensano gli elettori?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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