Chi la fa, l’aspetti. Vendola come la Cancellieri?

15/11/2013 di Giacomo Bandini

Nichi Vendola

Le “strabilianti” inchieste del Fatto – Il Fatto Quotidiano colpisce ancora. Dopo aver denigrato, in modo neanche troppo velato, l’intera comunità degli studenti della Luiss con il filmato sui falchetti ora punta a demolire l’immagine di umanità che finora Nichi Vendola aveva cercato (giudicate voi se con successo o meno) di esaltare in ogni modo. Come? Pubblicando un altro video contenente alcune intercettazioni risalenti al 2010 fra il governatore della Puglia e il responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, confinato da mesi agli arresti domiciliari.

Tumori? No grazie – La registrazione telefonica mostra come Vendola rimembrando un episodio del passato con protagonista Archinà non riesca a concludere la frase in quanto preso da un incontenibile risata, precedentemente condivisa col proprio capo di gabinetto. La vicenda cui si fa riferimento risale all’anno precedente, il 2009, quando ad un incontro al quale presenziava anche Emilio Riva, ex proprietario dell’Ilva. Alla fine del dibattito un giornalista di un’emittente locale si avvicina a quest’ultimo per porlo alle strette sulla forte correlazioni tumori e vicinanza all’impianto industriale, richiedendo perlomeno qualche spiegazione. Archinà allora interviene strappando di forza il microfono al malcapitato e permette a Riva di andarsene indisturbato dalla domanda scomoda.

Un dubbio superfluo – Oggi la verità la conosciamo tutti. E si presenta al mondo come una vera e propria tragedia sia dal punto di vista lavorativo/economico sia dal punto di vista della salute: la correlazione tumori/vicinanza all’Ilva è indiscutibile quanto spaventosa. Quello che non conosciamo è se Vendola ridesse solamente per l’episodio in sé che, ad un politico abituato allo stress dei microfoni e all’insistenza dei giornalisti, potrebbe sembrare una sorta di giusta rivalsa, oppure se si tratti di un vero e proprio caso di menefreghismo riguardo i tumori e compromissione con i Riva. Ma questo, alla luce dei fatti non importa: Vendola è da un certo punto di vista spacciato.

Ilva, Archinà, Riva e VendolaLa deumanizzazione – Il comportamento del Fatto Quotidiano è assolutamente fazioso e indegno da parte di chi si fregia, ormai da tempo, della medaglia al valore come giornalismo d’inchiesta in quanto volto alla mera denigrazione personale di personaggi pubblici, strumentalizzando peraltro informazioni ambigue e avvolte da incertezza. Tuttavia in questo caso la pubblicazione di queste intercettazioni casca a fagiolo. Nichi Vendola infatti si era veementemente scagliato contro la Cancellieri, il cui telefono sotto controllo ne aveva tradito l’aspetto umano nell’aiutare la figlia di un’amica. Con un abuso o nei limiti e nella potestà dei suoi poteri poco importa. Non solo: la mozione di sfiducia per il Ministro della Giustizia porta il visibile segno di Sel, assieme ai grillini. Oggi lo stesso Vendola si trova dunque privato della sua umanità, o forse addirittura fin troppo umanizzato nella cattiveria di un simile gesto, proprio a causa delle intercettazioni e proprio come l’obiettivo della sua recente campagna politica.

Più Esopo, meno risate – Se infatti Anna Maria Cancellieri è colpevole di un gesto politicamente scorretto anche Vendola di conseguenza lo è. Premesso che sarebbe assai poco credibile pensare a una risata così sfrenata per una malattia come il cancro, il problema dell’ilarità immotivata sussiste eccome. Il semplice fatto di sganasciarsi col proprio capo di gabinetto per aver visto l’ennesima pietosa scena di un personaggio pubblico che usa la forza per non rispondere a domande scomode, fondate su riscontri empirici e palesi, è, se possibile, ancora più grave. Una mancanza di rispetto per i malati, ma soprattutto per una comunità che si dovrebbe riconoscere nel suo governatore o nel rappresentante di un partito. Soprattutto se poi si viene indagati per concussione aggravata proprio nel medesimo processo di chi le domande preferisce schivarle strappando il microfono a un ragazzo. Bisognerebbe quindi consigliare a Vendola di leggere “Le Favole” di Esopo e aprire alla voce “chi la fa l’aspetti”. In politica vale più di ogni altra legge.

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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