Vendola e Civati, sogni e grattacapi all’ombra del renzismo

13/06/2014 di Edoardo O. Canavese

Civati, Vendola, Sinistra

Le preoccupazioni di Vendola per un partito spaccato tra nostalgici dell’unitarismo bertinottiano e la fronda filo-Pd. Il progetto dei civatiani, che dopo la rottura col Pd sul Senato ambiscono al cambio di maggioranza; ma il premier non arretra, anzi si prepara all’affondo. Ecco qual è lo stato di salute della sinistra all’indomani del trionfo del renzismo.

Vittoria mutilata – Paradossalmente le più gravi contraddizioni in seno al principale partito della sinistra italiana, Sel, sono emerse all’indomani del suo più lusinghiero risultato da qualche tempo a questa parte, l’ormai famigerato superamento della soglia di sbarramento del 4% di Lista Tsipras alle europee. E non si faccia tanto riferimento al pasticciaccio brutto della Spinelli, per il cui voltafaccia il più importante sponsor partitico di Tsipras non siederà a Bruxelles, ma piuttosto alle sue conseguenze sugli equilibri interni a Sel. Se da un lato gli aficionados all’arcobalenismo di Fausto Bertinotti, ingoiato il boccone amarissimo della mancata rappresentazione nel parlamento europeo, hanno voluto leggere nel risultato de l’Altra Europa il pungolo per costruire l’ennesima casa rossa dove ospitare Rifondazione Comunista (da cui Sel si scisse), Pdci, magari Verdi e il sempre più pesante ed attempato carico di intellettuali e costituzionalisti, dall’altro c’è una fronda nel Parlamento che con Renzi vorrebbe parlare più spesso, e non solo in vista di alleanze future. E l’etichetta derivatagli dal nome del loro primo esponente parla da sé: i miglioristi.

La fronda migliorista – Ne è leader Gennaro Migliore, il capogruppo Sel alla Camera, ruolo già coperto nelle file di Rifondazione tra il 2006 e il 2008. Da allora sembra passato un secolo per il deputato, che in un’intervista a Repubblica s’è chiaramente esposto in favore di una fusione col Pd di Renzi. Parole pesanti per un partito di opposizione, che hanno costretto Vendola ad una mezza rettifica (“Se il Pd sosterrà politiche sociali, avrà il nostro consenso”), ma che palesano la frustrazione dei tanti che male hanno digerito la rinuncia al sostegno dei socialisti europei in favore del funesto progetto Tsipras e considerano come una più intima alleanza col Pd possa ridar loro slancio. O meglio, voti, figli di un effetto-Renzi che gonfi anche le proprie vele e che scuota i parlamentari Sel dall’anonimato politico al quale paiono relegati, sul piano della protesta dal M5S, sul piano della proposta dal Pd stesso.

Nichi VendolaIl balletto di Vendola – Il governatore della Puglia non è decisamente sereno. Già in occasione dell’affaire Spinelli aveva indugiato, diviso tra l’offesa per lo sgarro e la fascinazione per le potenzialità viste ne l’Altra Europa, per poi mettere da parte l’orgoglio e pacificarsi con l’alleato greco. Sabato è in programma l’assemblea nazionale del partito, alla cui platea verosimilmente proporrà un documento ambizioso teso a riunire le anime di Sel, senza rinunciare al fare della Lista Tsipras un cantiere per la sinistra unita, al quale è tutt’altro che improbabile che i miglioristi oppongano una loro mozione, destinata ad infiammare il dibattito interno. E, in caso di rottura insanabile, ad aprire nuovi scenari in Parlamento. Staffetta miglioristi-civatiani?

Resa di conti nel Pd – O almeno questa è la sensazione, nei convulsi giorni della sostituzione del dissidente Mineo in commissione Affari Costituzionali e dell’autosospensione di 14 senatori democratici. Non è piaciuta la reazione di Renzi alle barricate fatte dall’ex direttore di Rai News 24 contro la riforma del Senato proposta dal ministro Boschi, ma forse ancor meno piacciono la riforma e il premier stessi. Che da Pechino ruggisce “Non lascio il paese in mano a Corradino”, e rientrato in Italia promette di far pesare il 40,8% guadagnato alle europee come legittimazione della bontà dell’azione del governo: o si ricuce o si va al voto, e chi è contro va in tribuna. Al lamento di Mineo non rispondono solo i 14, ma soprattutto Civati, dalle primarie dell’8 dicembre ripromessosi di tener alta la bandiera dell’opposizione interna. E oggi più che mai sedotto dal progetto del Nuovo Centrosinistra.

Nuovo Centrosinistra – Non si tratterebbe di un totale divorzio col Pd. Il progetto consisterebbe nel convogliare sinistra del Pd, l’incognita Sel, i già ex M5S, grillini delusi dalla svolta destrorsa in Europa in un gruppo che, capeggiato da Civati, pretenderebbe di sostituire Alfano nel sostegno al premier Renzi. Una nuova maggioranza così costituita risulterebbe tuttavia così fortemente limitata nei numeri (25 i senatori papabili di “Ncs”, contro i 33 di Ncd), e favorirebbe quello che è l’augurio di Grillo e Berlusconi, l’appannamento della leadership di Renzi, più che mai costretto a scendere a compromessi con chi, pur nel suo partito, vedrebbe lo spostamento del baricentro a sinistra come una vittoria politica personale. Un’ipotesi che quindi resta altamente improbabile. Renzi non ha intenzione di cedere a ricatti intestini alla Prodi-Turigliatto ed è pronto a stanare e ad invitare ad uscire chiunque metta in pericolo il percorso delle riforme, anche a costo di andare alle urne in autunno. Anche a costo di fare del semestre di presidenza del Consiglio UE la prima tappa della sua nuova, futura campagna elettorale.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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