I vari volti di Renzi: ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?

18/03/2014 di Luca Andrea Palmieri

Citare Gaber quando si parla di politica, soprattutto quella del nostro paese, pare quasi scontato. Eppure più che mai in questo periodo appaiono attuali, in un momento storico in cui i confini tra destra e sinistra appaiono più sfumati che mai.

Il caso Renzi – Prendiamo, per l’appunto, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. L’accusa che la frangia storica del Pd gli ha sempre rivolto è, fondamentalmente, di non essere “di sinistra”. Cosa che, ovviamente è stata letta da molti dei suoi detrattori come essere fondamentalmente di destra, pur mancando prove pratiche di questo genere di visione politica. Forse la frase più incriminata al riguardo è stata quella riguardante Marchionne (il “senza se e senza ma” sugli operai Fiat): in seguito fu ritrattata (Renzi si disse “deluso” dall’azienda torinese), e senza ombra di dubbio fu un autogol politico e mediatico, che veniva dall’idea di una maggiore flessibilità del mercato del lavoro.

Renzi-Gaber
L’indimenticato Giorgio Gaber, quando si chiedeva cos’è la destra e cos’è la sinistra

Un alieno a sinistra? – Il punto fondamentale per cui il premier ha ricevuto più accuse, sta tutto però nel suo stile di comunicazione, considerato una sorta di berlusconismo alternativo da una sinistra abituata a uno stile molto più classico, in cui Renzi è stato a lungo considerato come un “alieno”. Tant’è che oggi stesso critiche piovono da più parti sul premier, accusato di aver recitato la parte del piazzista durante l’ultima conferenza stampa sulle misure per l’economia, e di usare slogan un po’ troppo semplificanti, intorno ai quali è difficile trovare contenuti. In questo senso la critica è spesso comprensibile: Renzi, quando parla con la stampa, si rivolge sempre e solo all’elettorato, nel suo complesso.

Tanti ascoltatori, meno dettagli – Per raggiungere tutti utilizza uno stile piuttosto diretto, ma difficilmente scende nel dettaglio, dettato com’è dalla paura di risultare poco comprensibile dai più: è un metodo per evitare di essere accostato a una classe dirigente storica della sinistra, che utilizzando paroloni segnava una netta distanza tra sé e il resto dei cittadini. Il rischio di quest’approccio, molto evidente sulle pagine dei commenti sui giornali, è che si passi per “venditore di fumo”: non è mai chiaro infatti se le proposte lanciate vengano da un attento studio o dalla volontà di lanciar proclami. Certo è che i prossimi mesi ci daranno per la prima volta modo di valutare davvero le intenzioni del segretario del Pd.

Il modello Obama – D’altronde la comunicazione di Renzi, a un esame più approfondito, non deriva da un modello berlusconiano, ma esporta al contrario un sistema tipicamente statunitense (di cui, dicono alcuni esperti, sostanzialmente “fa il verso”). Lo dimostrano le famose “slide” dell’ultimo Consiglio dei Ministri, evidentemente ispirate, in versione più spigliata, a quelle utilizzate da Barack Obama durante i suoi discorsi sulle riforme strutturali: il problema fondamentale è che il pubblico è diverso, abituato a un registro più basato sugli slogan ma anche che a questi seguano i fatti, in maniera di certo molto più diretta che da noi.

Destra o sinistra? – Ricapitolando, Matteo Renzi è di destra o di sinistra? Le sue posizioni sul mercato del lavoro fanno storcere il naso a molti in quell’area politica: certo è che il modello propugnato dalla sinistra più conservatrice poco si adatta alle sfide di un mercato ormai completamente internazionalizzato. Ma allora cosa può essere di sinistra? Forzare questo modello o trovare soluzioni alternative? La risposta non è così scontata, ed allo stesso tempo la necessità di nuovi modelli di riferimento mette Renzi in una posizione fluida, come fluida è la situazione. Sul piano della comunicazione invece il punto cambia: questa, nel suo complesso, non è né di sinistra né di destra. Si basa sulla sua capacità di rispondere alle sfide che le vengono poste, ed i suoi sistemi sono fondamentalmente al servizio dei modelli, tecnici ed ideologici, che vuole comunicare. Ma così il dubbio su Renzi resta: chi ha ragione?

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Un’immagine dalla conferenza stampa di Renzi

Misure di sinistra – Intanto nella sopracitata conferenza stampa, sono state citate delle misure dal valore decisamente simbolico, al di là dei discorsi sull’utilità per l’economia italiana: i 1000 euro l’anno nelle tasche di chi ne guadagna fino a 1500 al mese e l’aumento delle tasse sulle rendite finanziarie, esclusi i titoli di Stato. Indipendentemente dal giudizio di valore sui provvedimenti proposti, qualcosa spicca. Denaro in più nelle buste paga dei redditi più bassi e un aumento della tassazione sulle rendite, che tendenzialmente influiscono più sui redditi alti: sono provvedimenti di sinistra. E soprattutto sono misure che, nei periodi in cui è stata al governo, vuoi per mancanza di coraggio, vuoi per interferenze esterne, nessuna della “sinistre precedenti” aveva avuto davvero il coraggio di varare.

Certo, la prova del nove sarà la loro effettiva attuazione, compresa la dolente nota delle coperture. La sensazione che rimane però è che Renzi abbia già proposto, almeno in alcune parti, cose che chi lo ha preceduto non è mai stato in grado di proporre, nonostante i costanti proclami di “purezza”. Certo, il dubbio fondamentalmente è che tutto ciò, più di spingere il premier a sinistra (dove fondamentalmente già era, indipendentemente da ciò che diceva una certa critica) mostri l’inadeguatezza di chi lo ha preceduto. E già c’è chi accusa il segretario del Pd di fare mosse “di propaganda”, in vista delle elezioni europee. Un discorso che in sostanza, se si rivelasse vero, accentuerebbe il carattere “post-ideologico” della competizione politica di oggi (dando ulteriormente ragione al buon Gaber). Comunque sia, i prossimi mesi potranno già darci alcune risposte.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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