Vincent Van Gogh: l’evoluzione dell’artista ad Amsterdam

01/04/2013 di Simone Di Dato

La leggenda vuole che Vincent van Gogh riuscì a vendere in vita un solo quadro, Il vigneto rosso. Che sia vero o meno non è del tutto chiaro ma poco importa: con un’eredità di circa 860 tele e più di mille disegni, l’artista olandese ha conquistato critici, collezionisti e semplici appassionati d’arte, diventando uno dei pittori più riconosciuti e apprezzati della modernità.

“Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla neppure domani; ma se domani scoprono in me dei valori, vuol dire che li posseggo anche oggi. Poiché il grano è grano, anche se la gente dapprima lo prende per erba” scriverà quasi fiducioso e lungimirante in una delle numerosissime lettere al fratello Theo, nonostante i pesanti insuccessi.

Autoritratto

Sì perché quando si parla di Vincent van Gogh non si può fare a meno di ricordare il binomio genio-follia di un artista incompreso, una costante della sua vita e secondo alcuni il motore della sua pittura originale e unica. Altri sostengono invece che dipingesse nei momenti di sanità mentale e che la sua genialità non fosse collegata in alcun modo alla follia, alimentata piuttosto dalle molteplici congetture sulla sua presunta malattia. Schizofrenia, sifilide, epilessia e malnutrizione, sono solo alcune delle decine di diagnosi attribuitegli. Ad ogni modo, inquietudine e insoddisfazione gli lasciarono incarnare perfettamente il prototipo dell’artista tormentato.

Giunto a Parigi nel 1886, l’artista conosce Emile Bernard, Toulouse-Lautrec e ha modo di imbattersi nella pittura impressionista, scrivendo alla sorella: “Ad Anversa non sapevo nemmeno che cosa fossero gli impressionisti. Adesso che li ho veduti e pur non facendo parte del loro clan, ho molto ammirato alcuni dei loro quadri: un nudo di Degas, un paesaggio di Monet.”
Non si può dire che la pittura sia stata una vocazione per Van Gogh che infatti cominciò a dipingere dopo i ventotto anni. La sua vera predisposizione fu quella di essere vicino a braccianti, contadini poveri e operai, un periodo, quello passato in Provenza, che frenava il suo tormento in favore di un furore creativo e febbrile che lo spingeva a “Lavorare senz’accorgersi di lavorare”. Risultato? Una serie di dipinti sereni (tra tutti il celebre Mangiatori di patate e il Seminatore) con protagonisti umili lavoratori segnati dalla fatica fisica e immensi campi di grano.

Sarà però la città di Arles lo sfondo di un dramma che segnerà la vita di Van Gogh. La convivenza con Paul Gauguin, che aveva messo in discussione l’arte del suo collega, accrescendo la sua frustrazione fino a quel gesto disperato che fu la mutilazione dell’orecchio sinistro, anticipato da profetiche parole dello stesso olandese:”I miei quadri non hanno valore e mi costano invece delle spese straordinarie, talvolta anche di sangue e di cervello”.

L’8 maggio del 1889, entrerà volontariamente in un ospedale psichiatrico. E’ il periodo delle dei cipressi, “Macchie nere in un paesaggio assolato” dalle dense pennellate e della sognante “Notte stellata”, una realtà trasfigurata dei suoi intimi sentimenti, di un tormento esistenziale legato anche alla perdita della fede cristiana e della cui mancanza scrisse a Theo:”Ho un terribile bisogno della religione. Allora esco di notte per dipingere le stelle”.

Tutto il percorso umano e l’evoluzione artistica del grande pittore saranno presto protagonisti di una importante mostra. Dal 1 maggio, al termine di una ristrutturazione di nove mesi, il Van Gogh Museum di Amsterdam ritorna infatti nella sua sede storica giusto in tempo per celebrare i primi 40 anni della fondazione. “Van Gogh all’opera” sarà allestita fino al 12 gennaio 2014 e permetterà di osservare da vicino lo sviluppo della poetica del pittore con più di 200 dipinti, opere su carta, bozzetti, lettere e oggetti personali, provenienti dal museo stesso e da numerose collezioni private. I visitatori avranno la possibilità di scoprire in quali condizioni lavorasse Van Gogh, da chi fosse ispirato, quali materiali usasse, con quali artisti condivideva le proprie idee e le sue ambizioni pittoriche, le stesse che gli permisero di diventare il precursore per eccellenza del Moderno con il suo manifesto artistico.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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