Della Valle, politica e media: singolarità di un Paese sui generis

29/09/2014 di Andrea Viscardi

Un cittadino "normale" che afferma di essere pronto a suonare il citofono del Quirinale e creare un governo. Un circo mediatico che amplifica al cubo la notizia. Sensazionalismo e buonsenso nell'Italia del terzo millennio

In Italia, come al solito, ciò che impressiona di più il lettore non sono le questioni legislative o le dinamiche parlamentari. Non è il contenuto del Jobs Act, né comprendere e rendersi consapevoli, nel migliore dei modi, del merito delle questioni critiche che stanno portando il Paese allo sbando. Ciò che più attira l’attenzione, come se il nostro Parlamento e le nostre istituzioni siano un’appendice della casa del Grande Fratello, sono da anni i gossip politico-istituzionali. Ecco, allora, che per dimenticare l’immobilismo degli ultimi mesi e non andare oltre la sterile polemica dell’articolo 18, nasce il nuovo tormentone. Scenderà o non scenderà, Della Valle, in politica?

Ciò che lascia perplessi, più che le parole di Della Valle in sé – illuminato sulla via di Damasco dopo essere stato, in passato, uno dei massimi sostenitori di Matteo Renzi – è lo spazio riservato a queste dai principali media e giornali nazionali. Sia chiaro, l’attacco dell’imprenditore e le sue critiche sono senza ombra di dubbio da prendere in considerazione, soprattutto se arrivano da un personaggio come Mr. Tod’s. Altrettanto evidente, poi, che su alcune questioni, tali affermazioni siano imputabili di tutto tranne che di essere false.

Evidente come, quanto accaduto, giochi un ruolo non ignorabile la perenne diatriba tra NTV e Ferrovie dello Stato. Un atteggiamento, quello del Governo, rimasto anche con Renzi lo stesso degli esecutivi precedenti e, più in generale, della storia italiana: liberalizzare senza crederci, e evitare che vengano rimossi quegli ostacoli che potrebbero creare realmente una vera e sana concorrenza, favorendo, invece, le società statali. Trenitalia, in questo caso, ha sguazzato nella situazione nel migliore dei modi. Condivisibili, almeno in parte, anche le esternazioni su Marchionne e sulle tante promesse, sino ad ora non mantenute, da parte del Premier.

Matteo Renzi e Diego Della Valle insieme all'Artemio Franchi di Firenze
Matteo Renzi e Diego Della Valle insieme all’Artemio Franchi di Firenze

Il problema sorge quando si passa dalla sfera prettamente critica allo step successivo, quello della possibile avventura politica di Della Valle. Su questo piano, le parole del Premier, riassumibili nel concetto “si faccia un partito e poi vedremo”, sono forse tanto brusche quanto ineccepibili. Non che non si debba dare spazio sui media ad un uomo del calibro dell’imprenditore marchigiano, ma occorrerebbe evitare di dare adito a fantapolitica della peggior specie, in particolare in un momento così delicato per il Paese. Oggi, a prescindere dall’essere a favore o contrari al Governo guidato dall’ex sindaco di Firenze, occorre tifare più che mai perché da qui a dicembre qualcosa cambi davvero, sperando, quantomeno, che parte del piano riformatore – sicuramente migliorabile – possa finalmente venire approvato. In gioco ci sono tutti gli indicatori di un 2015 che, se replica del 2014, getterebbe l’Italia definitivamente nel baratro.

Il patron della Fiorentina ha pensato bene di aggiungere che era pronto a salire al Quirinale con la propria lista di ministri: nessun politico, solo uomini di spessore manageriale, imprenditoriale e realmente consapevoli della reale situazione italiana. Una provocazione, diciamo noi, dietro alla quale, quello sì, si cela uno studio di fattibilità per una discesa in campo. A che titolo potrebbe, un cittadino privato, salire da Napolitano per proporre un nuovo governo? Provocazione che, invece, è stata presa e amplificata da alcuni giornali di primo piano, che da due giorni si rincorrono per scoprire i nomi della presunta lista: i ben informati parlano di Visco premier, e di un Andrea Guerra tra le figure di spicco. Basta navigare un po’ tra i principali quotidiani nazionali per vedere quanto spazio sia stato dedicato alla questione.

Ben pochi, però, hanno il merito di fare due considerazioni. L’Italia è oramai un paese anormale, e l’idea che Matteo Renzi sia stato il terzo premier a capo di un Governo non deciso dagli italiani, situazione che si protrae dal 2011 – non sfiora nessuno. Ora spunta il Della Valle di turno che, dopo essere stato – indirettamente o meno – una delle cause dell’ascesa dell’ex sindaco di Firenze negli ambienti industriali, vorrebbe entrare nelle stanze del potere così, a titolo personale, bussando alla porta di Napolitano con un foglietto di carta e qualche nome scritto sopra. Senza chiedere, prima, agli italiani, e replicando, per l’ennesima volta, il modello dell’imprenditore politico. Quello che Berlusconi portò al successo vent’anni fa e che si è tradotto in risultati fallimentari per chiunque abbia voluto imitarlo.

Ma forse ha più logica la seconda considerazione: la sensazione è che, come al solito, questa sia la classica esagerazione volontaria all’italiana. Il far di uno sfogo qualcosa di gigantesco. Un sasso gettato di proposito nell’acqua da parte di Della Valle, per vedere quanto si potessero propagare i cerchi, ha creato uno tsunami. Lui gongola, e il giornalismo italiano si ritrova un’altra volta vittima del suo sensazionalismo. Mr. Tod’s voleva sicuramente comprendere gli spazi per un’evenutale e possibile futura entrata in politica, avventura – si spera – da impostare con modalità e tempistiche diverse da quelle che invadono i media nazionali, che oramai hanno creato il nuovo “personaggio“, pronto a scombussolare – chissà quanto, poi – il futuro italiano.

Ricordiamoci, tra l’altro, ciò che Passera e Montezemolo hanno insegnato. Cos’avrebbe, Mr. Tod’s, in più, per guadagnare il favore degli italiani? Solo una visibilità guadagnata negli ultimi anni tra comparsate in quei talk show politici sempre più criticati, un modo più schietto di parlare, sicuramente capace di fare presa. Un’avventura facilmente destinata a fallire.

Difficilmente le cose stanno come raccontato in questi giorni. Perchè, in quel caso, si siglerebbe definitivamente il tramonto di ogni briciolo di buonsenso rimasto in questo paese. Sia a causa di un cittadino normale che pensa di suonare al citofono del Quirinale e creare un governo, sia per colpa di chi, dall’altra parte, utilizza il materiale a disposizione per fare sensazionalismo, destabilizzare e, soprattutto, dare adito a provocazioni che, se prese per serie, divengono automaticamente deliri.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus