Il successo del vaccino contro il papilloma virus

22/02/2016 di Pasquale Cacciatore

I dati delle ricerche scientifiche che provano concretamente l’efficacia delle misure vaccinali sono sempre salutati con grande entusiasmo, soprattutto in questi ultimi periodi in cui predominano la diffidenza e l’ignoranza relative a questa importantissima forma di prevenzione primaria.

HPV Virus

Oggi il plauso del mondo scientifico è nuovamente rivolto al vaccino per il papilloma virus (HPV), introdotto una decina di anni fa nel mondo occidentale e dimostratosi capace di ridurre fino a due terzi la prevalenza del virus nelle giovani donne. Almeno, questo secondo un freschissimo studio statunitense condotto sulla popolazione americana, ma probabilmente estendibile anche a tutti gli altri Stati, dove magari le campagne vaccinali hanno trovato maggiore diffusione.

Dopo questo breve periodo di tempo, insomma, si iniziano a vedere i risultati positivi della vaccinazione all’interno della comunità, nonostante i bassi tassi di immunizzazione statunitensi. Quello che la ricerca dimostra è che nonostante poche ragazze si sottopongano alla vaccinazione, i tassi di infezione da HPV nei Paesi occidentali stanno crollando, segno del grandissimo effetto sulla salute pubblica che si potrebbe ottenere allargando la sfera di vaccinazione. Lo strumento per scavare nell’opinione pubblica è sicuramente l’educazione; scopo primario della vaccinazione da HPV è essenzialmente quello di proteggere da pericolose malattie che possono derivare dall’infezione: non si parla, infatti, solo di condilomi, ma si giunge al cancro della cervice o del pene, per esempio. Per questo motivo molti epidemiologi sostengono la necessità di iniziare a rendere obbligatoria la vaccinazione degli adolescenti, soprattutto considerando l’età media dei primi rapporti sessuali che nel mondo occidentale è in costante discesa.

Tornando allo studio in questione, pubblicato su Pediatrics (rivista scientifica che si occupa dell’omonima branca medica), esso ha comparato i tassi di prevalenza del virus in giovani donne prima e dopo il 2006 (anno in cui la vaccinazione iniziò ad esser “raccomandata” negli Stati Uniti). Il risultato individuato è stato un calo della prevalenza dei quattro ceppi “più pericolosi” di HPV soprattutto nella fascia d’età 14-19, registrato attorno al 64%. Insomma, il vaccino funziona ed è necessario promuoverlo con più efficaci strumenti di sanità pubblica (e, ovviamente, risorse economiche).

In Ruanda, ad esempio, grazie a campagne di vaccinazione, la prevalenza del virus è scesa del 93%; in Australia, dove la vaccinazione è offerta gratuitamente a tutte le giovani ragazze, il tasso di condilomi acuminati è sceso in pochi anni del 91%. In Italia, dove ogni anno muoiono circa 1500 donne di cancro della cervice, il vaccino è da anni erogato gratuitamente alle bambine/ragazze. La battaglia per la piena affermazione di questo strumento, tuttavia, è ancora lunga nel nostro Paese: bisogna battere la diffidenza ancora presente in molti genitori o in molti adolescenti e bisogna iniziare a far pressioni sullle organizzazioni pubbliche affinché il vaccino contro HPV sia disponibile gratuitamente anche nella popolazione maschile. Si stima, infatti, che il 65% degli individui di sesso maschile sessualmente attivi contragga un’infezione da HPV nel corso della vita: gli stessi soggetti possono così diventare veicoli per il virus o essi stessi vittime di patologie determinati dai ceppi più virulenti, con profonde ripercussioni sulla salute.

Insomma, il vaccino contro HPV esce ancora una volta vittorioso dagli studi sui suoi risultati, che possono rappresentare un preciso punto di partenza di un lungo percorso che veda affermata la migliore arma che oggi abbiamo per garantire il benessere e la salute della popolazione: la prevenzione primaria realizzata proprio grazie ai vaccini.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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