Il vaccino contro il papilloma virus per gli uomini, traguardo per l’equità di genere

19/09/2016 di Pasquale Cacciatore

Dopo anni di attese, nel nostro Paese sembra finalmente stia per cadere il muro della discriminazione rispetto alla vaccinazione contro HPV: dal prossimo anno, infatti, il vaccino contro il virus del papilloma sarà distribuito gratuitamente anche alla popolazione di sesso maschile.

Papilloma Virus

Strano caso, quello di HPV e del suo vaccino, che testimonia come, per decenni, contro ogni evidenza scientifica e rimanendo sordi ai consigli dell’epidemiologia, il farmaco utile per la prevenzione di questo virus – responsabile di alcune forme di tumore -, sia stato esclusiva del sesso femminile (bambine tra gli 11 ed i 12 anni).

Il virus del papilloma umano è un nemico davvero particolare. Anni di ricerche hanno dimostrato che alcuni genotipi (il 16 ed il 18, in primis) sono particolarmente aggressivi per l’apparato genitale femminile infettato, potendo portare nel tempo alla comparsa di carcinomi della cervice. È sulla prevenzione secondaria di questa forma di tumore che si basa lo screening cervicale con lo striscio, il PAP-test offerto gratuitamente a donne in determinate fasce d’età in tutte le regioni d’Italia. I numeri sono certamente bassi (moltissime donne entrano in contatto con il virus e riescono a sconfiggerlo senza riportare sintomatologia), ma rimane indubbio che l’arma vaccinale sia potente alleato della salute della donna.

Nulla da eccepire, dunque, fino a questo punto. Peccato, però, che il virus del papilloma sia umano, quindi caratterizzato da un tropismo tissutale che va oltre il genere femminile. HPV è infatti responsabile di infezioni anche nell’uomo, potendo portare in modo equivalente ai più diffusi e “blandi” condilomi fino a carcinomi della orofaringe, dell’ano e del pene. Per problemi di indagini epidemiologiche (la fetta di popolazione in questione non è mai stata studiata in modo rigoroso), è difficile avere dei dati esatti circa il numero di infezioni annue nell’uomo; statistiche più o meno condivise parlano però del 60-70% di infezione nel corso della vita anche nei maschi.

Nel corso degli ultimi anni qualche timido scienziato ha tentato di sottolineare come l’Italia fosse rimasta davvero indietro rispetto ad altri Stati occidentali welfare-oriented, ove la vaccinazione contro HPV è stata inserita nei piani di prevenzione già da anni, senza però trovare riscontro nei rappresentati politici nelle sfere più alte della politica sanitaria nazionale. L’individuo di sesso maschile che voleva dunque prevenire, con mezzi semplici ed efficaci, le infezioni più temibili da HPV era costretto a pagare di propria tasca i preparati vaccinali; una spesa che raggiungeva circa le 400 euro, considerando la schedula vaccinale che richiede una somministrazione intervallata.

Il nuovo piano vaccinale, in realtà già programmato tempo fa ma operativo effettivamente dal prossimo anno, porterà adesso ad equiparare i generi per quanto riguarda il diritto alla prevenzione della propria salute: a partire dai nove anni anche i bambini potranno accedere alla vaccinazione. Una mossa che salvaguarda, fra l’altro, anche il sesso opposto: molto spesso è infatti il partner a contagiare, magari perché portatore asintomatico di un’infezione che nell’individuo infettato può rivelarsi particolarmente nociva. Tra gli obiettivi del Ministero c’è quello di coprire con il vaccino nonavalente il 95% dei bambini della coorte 2005; traguardo ambizioso, ma non impossibile da raggiungere se la macchina organizzativa della prevenzione riuscirà a raggiungere con adeguata capillarità tutto il Paese.

Suona inutile – eppure lo si fa, considerando i mala tempa che trascorrono… – sottolineare la sicurezza di un vaccino che è sul mercato dal 2006 e che viene somministrato annualmente a milioni di persone in occidente senza problemi. Insomma, se da un lato la scarsità di dati scientifici e l’assenza di un collaudato sistema di monitoraggio capace di seguire la storia naturale della patologia da HPV nell’uomo hanno frenato la diffusione del vaccino in Italia, dall’altro l’inserimento nel piano sanitario nazionale di una vaccinazione aperta anche al sesso maschile è risposta minima alle esigenze di pari opportunità ed equità di genere, elemento imprescindibile per le società libere e civili.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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