Vaccini – Il caso Disneyland ha aperto gli occhi

15/02/2015 di Pasquale Cacciatore

Negli Stati Uniti, a dicembre, ha avuto inizio un'epidemia di morbillo. Il focolaio, nel famosissimo parco a tema: si riaccende la polemica sulla vaccinazione infantile obbligatoria

Epidemia Morbillo

L’epidemia di morbillo che si è diffusa negli Stati Uniti ha, nelle scorse settimane, risollevato il polverone attorno alla necessità o meno di rendere obbligatoria la vaccinazione infantile, essenzialmente perché verificatasi in uno Stato che è simbolo dello sviluppo occidentale. Paradossalmente, nel corso dei decenni il benessere sanitario, il miglioramento delle condizioni economiche e il drastico ridursi di patologie un tempo diffuse, addizionati con una grande dose di cattiva informazione, hanno portato a crescere i movimenti del “no ai vaccini”, con le conseguenze che periodicamente possiamo vivere sulla nostra pelle. Con l’ultimo caso, l’America si è di nuovo dovuta scontrare col terrore che patologie ormai considerate banali possano colpire il Paese. L’epidemia di morbillo è iniziata a dicembre ma riportata per la prima volta a gennaio, e sebbene si tratti di una esagerata reazione (121 casi in 17 stati) forse non è un male che, ancora una volta, si affronti la questione.

D’altronde, solo negli ultimi quattro mesi, in Germania si sono verificati 270 casi di morbillo; nelle Filippine, solo nel 2014, oltre 50 000. Nel Regno Unito, tra il 2012 ed il 2013, oltre 2000 casi. Questa volta, però, con l’epicentro della scossa patologica nel regno della felicità, ovvero quel di Disneyland, in California, l’effetto è stato decisamente diverso. Sono infatti circa 40 i pazienti che hanno contratto la patologia nel parco a tema, avviando una decisa polemica rivolta al fronte del “no” che ha coinvolti senatori e governatori, portando anche il Wall Street Journal a chiedere se i medici contrari alle vaccinazioni non dovessero essere radiati dall’albo.

Disneyland, come regno artificialmente costruito sullo spirito dell’incontaminabile fanciullezza, è divenuto il simbolo di quel mondo – fantastico, appunto – dove le patologie non esistono, e dove contrarre il morbillo è utopia. Eppure, quel che si è visto è tragicamente il contrario: un parco visitato da oltre 16 milioni di visitatori l’anno, soprattutto stranieri – e quindi con più alta probabilità di non essere vaccinati per questo paramyxovirus. Così, “grazie” ai contagi delle ultime settimane – alcuni anche fatali, c’è da sottolineare – e “grazie” al tipo di pazienti coinvolti  – piccolissimi, quasi tutti, considerando l’utenza del parco -, lo stato della California ha iniziato ad accendere i riflettori sul pericolo del rifiuto alla vaccinazione; il 3% circa dei bambini che hanno iniziato il percorso scolastico in questo stato, lo scorso anno, non erano vaccinati.

Se si considera che per poter rendere efficace un effetto di herd immunity – ovvero, quello stato in cui anche i non vaccinati sono protetti dal fatto d’essere circondati da individui vaccinati – è necessario un tasso di profilassi di almeno il 90%, allora si capisce l’allarmismo oltreoceano. Rispetto al nostro Paese, gli USA prevedono leggi di sanità pubblica vincolanti per i singoli stati; così, fra i tanti, solo due obbligano alla vaccinazione per l’accesso scolare, e permettono di rifiutarla solo per documentati motivi medici. Qualcuno, negli ultimi giorni, ha iniziato a proporre a livello governativo di estendere questo tipo di legislazione col fine di tutelare i pazienti più piccoli contro il rischio di nuove patologie per cui esiste da decenni un’adeguata protezione profilattica.

Il tutto con l’unico fine di garantire, certamente, il diritto di libera scelta dei genitori nei confronti dei propri figli, ma dall’altro quello di permettere che tali scelte sensibili per la salute della comunità si basino solo e soltanto su accurata e precisa informazione. Il prezzo, al contrario, è pagato da tutta la comunità.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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