Vaccini, è il momento di usarli come indicatori

14/10/2015 di Pasquale Cacciatore

Dopo i dati che registrano un calo della copertura in Italia e in diversi paesi occidentali, molte organizzazioni internazionali stanno facendo pressione affinché le Nazioni Unite includano nei loro Global Goals l'immunizzazione infantile come parametro per l'accesso sanitario universale.

Vaccini

Settimana critica per il fronte delle vaccinazioni in Italia: un report del Ministero della Salute relativo alle coperture vaccinali del 2014 ha confermato un drammatico calo della copertura vaccinale per molte patologie (sotto il 95%). Un dato preoccupante, generato probabilmente dall’accoppiata tra disinformazione ed ignoranza (si pensi alla polemica relativa alla presunta associazione tra vaccini ed autismo). Il fatto, tuttavia, è che le conseguenze di tali dati gravano sull’intera collettività, generando un aumento di rischio per patologie ormai eradicate da tempo.

Il fenomeno, purtroppo, non è limitato all’Italia: altri Paesi occidentali sembrano aver notato l’inversione di tendenza a proposito di vaccinazioni. Proprio per questo motivo alcuni esperti hanno iniziato a far pressioni affinché, nel corso delle prossime settimane, le Nazioni Unite includano i livelli di copertura vaccinale negli indici sanitari degli Stati. Una scelta che può sembrare banale, ma che ha un valore politico-programmatico enorme.

I celebri “obiettivi” delle Nazioni Unite codificati per gli Stati son stati definiti in modo diverso nel corso degli anni. Attualmente, i “goal” definiti sono 17, ognuno composto da punti specifici (in totale 169). Uno di questi, “garantire una vita salutare e promuovere il benessere per tutte le fasce d’età”, include il raggiungimento della “copertura sanitaria universale” (qualcosa per cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità combatte dal 2005). È da sottolineare che tali obiettivi (a differenza, ad esempio, dei Millennium Development Goals) si riferiscono, in misura eguale, a Stati ricchi e poveri.

Data la complessità di valutare l’accesso sanitario in modo uniforme per realtà spesso molto diverse, le Nazioni Unite stanno cercando di individuare sub-indicatori come, ad esempio, trattamento per tubercolosi, ipertensione, diabete e così via. Tali sotto-indicatori (dall’accesso alle zanzariere alle terapie antiretrovirali per patologie tropicali) possono garantire un approccio bilanciato, fornendo dati monitorabili già accessibili grazie a database esistenti. Ci si può chiedere, però, se tali indicatori siano completamente efficaci nella descrizione: anche in presenza di tutti questi interventi, non si potrebbe comunque considerare necessariamente più sana la popolazione.

La copertura universale dei servii sanitari è un mezzo verso uno stato di salute migliore, ma non è un obiettivo finale di per sé. Non bisogna, ad esempio, misurare le terapie di rimpiazzo della nicotina, quanto l’efficacia delle campagne di controllo del fumo. Un vero indicatore, in tal senso, dovrebbe essere un intervento che ogni Paese possa facilmente misurare, che contenga in sé il concetto di accesso eguale e di qualità, e che rappresenti lo stato di salute di un popolazione. E proprio qui entrano in gioco i vaccini: molte organizzazioni internazionali stanno facendo pressione affinché le Nazioni Unite includano nei loro Global Goals l’immunizzazione infantile come parametro per l’accesso sanitario universale.

Ogni secondo, nel mondo, sono somministrate più di trenta dosi di vaccino. Nessun altro intervento è in grado contemporaneamente di raggiungere così tante persone e prevenire un elevato numero di patologie. Un indicatore che, inoltre, permette velocemente di identificare pericolosi trend (come, appunto, successo ultimamente a proposito del nostro Paese, o come il caso poliomielite in Medio Oriente).

L’immunizzazione come indicatore separato è dunque un tracciante molto più “pesante” e di valore di altri. Con l’aumento dell’aspettativa di vita globale, la prevenzione diventa parametro sempre più importante da considerare: quale migliore approccio, dunque? La decisione, a questo punto, spetta alle Nazioni Unite. Le prossime settimane vedranno se si deciderà di estendere a questo importante dato il framework di valutazione della copertura sanitaria nel mondo.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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