Usa e Siria, troppe zone d’ombra

16/06/2013 di Lorenzo Vermigli

Gli Stati Uniti scelgono di dichiarare oltrepassata la red line e di essere direttamente coinvolti nell'appoggio alle forze ribelli ad Assad

Forse Ribelli Siria

La linea rossa – La Casa Bianca ha rotto gli indugi: Obama ritiene che Assad abbia superato quella fantomatica red line che sanciva il confine tra un intervento diretto degli USA e una timida denuncia internazionale. Ciò sarebbe avvenuto a causa dell’uso del gas sarin da parte delle forze governative contro gli insorti (ma l’ONU non aveva detto a maggio che il gas lo avevano usato prima i ribelli?). Fatto sta che adesso Obama vuole fornire aiuto diretto ai ribelli e non esclude una no-fly zone come in Libia (la Siria, però, non è la Libia; ha missili anti aerei made in Russia, quindi with love, e potrebbero infliggere anche ingenti danni alle forze nemiche).

Il bicchiere mezzo (?) pieno – Come in ogni analisi strategica che si rispetti, è necessario valutare i lati positivi e quelli negativi. Gli USA intervengono in Siria? Meglio tardi che mai, ci verrebbe da dire. Alla luce delle violazioni del regime di Assad (per cui persino l’Egitto di Morsi ha deciso di interrompere i rapporti diplomatici), parrebbe quantomeno umano porre fine a tali soprusi e uccisioni ingiustificate. L’ormai nota responsibility to protect, passata alla ribalta con l’intervento in Libia, è diventata una specie di imperativo internazionale, quello che Kipling oggi chiamerebbe il white man’s burden dello zio Sam. In ambito geopolitico, invece, tagliare le gambe alla poltrona di Assad significherebbe amputare di netto la longa manus iraniana su Damasco (roba non da poco). Se questi sono gli aspetti positivi di un intervento americano in Siria, è importante analizzare anche quelli negativi… e alla fine tirare le somme!

Perché non prima? – In molti si chiedono come mai gli Stati Uniti abbiano deciso soltanto adesso di dare totale appoggio ai ribelli (quella dell’uso delle armi chimiche sembra molto un pretesto ad hoc, se non altro perché, come dice la Casa Bianca, sarebbero rimaste uccise 150 persone per colpa dei gas. Vogliamo contare i morti dall’inizio della guerra ad oggi, senza gas?). Non sarà forse per mettere un po’ di polvere sotto al tappeto? Magari polvere da datagate…

Chi per il dopo Assad? – Uno dei principali ostacoli alla politica moderata del “Mr. Assad, please step aside” è stata la Russia di Putin, la quale non era convinta della transizione prospettata da Washington. E non ha tutti i torti. Siamo tutti d’accordo (o almeno la maggior parte) sul fatto che Assad se ne debba andare, ma rimangono forti dubbi su chi debba prenderne il posto. Se la guerra civile oggi vede contrapporsi le forze di Assad e i ribelli supportati da Al Qaeda, sembra difficile intravedere spiragli di pace e stabilità anche a guerra finita. E gli USA hanno dimostrato di non essere proprio dei campioni di democracy-building.

Come in Afghanistan… – Un popolo che lotta contro l’oppressore (che, guarda caso, è nemico di Washington). Un popolo che è a corto di armi e che potrebbe essere schiacciato dai più forti in ogni momento, se qualcuno non pensasse a supportarlo. Qualcuno lo supporta e lo aiuta a vincere la guerra. Poi però quegli stessi vincitori, animati da un’esasperata fede islamista (cosa già nota a chi li supportò) si ribellano proprio contro chi li “salvò”. Bah, a me pare una storia già sentita… Che non la risentiremo ancora?

Le regole di Las Vegas qui non valgono – “Ciò che succede a Las Vegas, rimane a Las Vegas”, ma ciò che succede in Siria, non rimane di certo in Siria. Che succederebbe se i ribelli, aiutati dagli USA, si impadronissero di armi chimiche o missili terra-aria, capaci di minacciare Israele e l’intero assetto geopolitico mediorientale? Ricordiamo che hanno alle spalle quegli stinchi di santo di Al Qaeda.

Usa, appoggio ai ribelli in Siria. Assad contro tuttiNo Russia, no party? O party comunque? – A breve Obama e Putin parleranno di Siria al G8. E se, come prevedibile, Mosca dovesse bloccare l’ennesima risoluzione contro Assad? Che ne sarebbe dei futuri rapporti con la Russia? A maggior ragione adesso che si dovrebbero fare ulteriori sforzi in tema di riduzione degli arsenali nucleari. Che cosa farebbe Obama? Bypasserebbe l’ONU? Non che gli USA non l’abbiano mai fatto, beninteso. Certo che affondare Bush per la guerra in Iraq e poi riprenderne le orme con la Siria sarebbe se non altro curioso.  E’ vero anche che non si può sempre stare ai veti di Mosca…

Una questione con cui non giocare – Lasciar che molti altri siriani perdano la vita non è certamente l’obiettivo da prefiggersi. Sembra come che non ci sia altra soluzione all’intervento, e probabilmente è così. Quello che però infastidisce è il modo con cui certe azioni vengono vendute. Che gli USA e la comunità internazionale debbano fare qualcosa in Siria è evidente, ma che la linea rosse venga superata dopo che muoiono 150 persone per colpa dei gas è abbastanza umiliante, perlomeno per tutte le 93.000 persone che sono morte dall’inizio del conflitto. Che gli USA, quindi, trovino soluzioni quanto più possibile condivise e che smettano di fare gli ipocriti sulla pelle dei siriani. Ci sono zone d’ombra, ma i bambini innocenti morti in Siria impongono profonde riflessioni.

The following two tabs change content below.

Lorenzo Vermigli

Nato a Massa Marittima (GR) il 13/02/1989, ma cresciuto nella ridente Follonica (GR). Ha frequentato il Liceo Linguistico Sperimentazione Brocca di Follonica e ha conseguito la maturità con 100/100. Ha studiato Scienze Politiche alla LUISS di Roma e si è laureato con una tesi sul fondamentalismo islamico (110 e lode). E' attualmente iscritto al secondo anno del corso di Laurea Magistrale in International Relations alla LUISS. Ha studiato all'Institut d'études politiques di Parigi e alla University of Pennsylvania di Philadelphia. Ha frequentato un corso di Security Studies presso l'Institute of Global Studies di Roma. Appassionato di calcio, storia e viaggi.
blog comments powered by Disqus