USA e diritti: nuova bufera sulla polizia

26/02/2015 di Iris De Stefano

I guai per la polizia americana sembrano non finire mai. Un’inchiesta pubblicata sul giornale inglese The Guardian martedì 24 febbraio dimostrerebbe l’esistenza di una struttura, a Chicago, dove i diritti di cittadini accusati di crimini minori, verrebbero praticamente sospesi per ore.

Sindaco, Chicago

La polizia di Chicago disporrebbe, secondo Spencer Ackerman, editore del giornale inglese specializzato in sicurezza nazionale, di una struttura dove svolgere interrogatori segreti, privando i cittadini americani fermati della possibilità di ricorrere ad un avvocato o anche semplicemente informare, tramite telefonata, i familiari sulla propria posizione.  Secondo la descrizione di alcuni testimoni e delle loro famiglie su cui si regge l’intera inchiesta, la struttura, nella parte occidentale di Chicago conosciuta come Homan Square, sarebbe paragonabile ad uno dei tanti temutissimi “black site” della CIA, dove ogni diritto civile è praticamente inesistente.

Nella struttura della polizia infatti non si iscriverebbero i detenuti sui registri ufficiali, negando ogni possibilità di accesso ad avvocati e detenendoli contro la loro volontà per periodi anche lunghi 12-24 ore, sottoponendoli ad interrogatori violenti. Almeno un uomo a seguito di procedure del genere sarebbe stato trovato morto. Brian Jacob Church, uno dei componenti del gruppo “NATO Three” che cercò di sabotare una conferenza dell’Organizzazione nel 2012 nella capitale dell’Illinois, ha dichiarato al Guardian: “Homan Square è sicuramente un posto atipico. Ricorda le strutture che usano in Medio Oriente. La CIA li chiama “Black Sites”. Questo è un “Black Site” domestico. Quando ci entri nessuno sa che cosa ti succederà.”

Le parole di un uomo accusato di terrorismo potrebbero ovviamente essere forviate, ma c’è corrispondenza tra la sua testimonianza e quella di numerosi avvocati della città che a più riprese hanno tentato di accedere alla struttura senza mai riuscirci, così come non vi è alcun database pubblico su cui si possano trovare notizie su chi è detenuto nella struttura della polizia. L’avvocato Julia Bartmes ha infatti dichiarato a Ackerman: “Se non riesci a trovare un cliente nel sistema, è molto probabile che sia lì dentro.” L’autore dell’inchiesta cita numerosi avvocati che si sono trovati in difficoltà nel mettersi in contatto con loro clienti all’interno della struttura. Anthony Hill, avvocato penalista, ad esempio, riassume la vicenda dicendo: “Semplicemente scompaiono fino a quando o vengono trovati in una stazione della polizia per essere incriminati oppure rilasciati in strada.”

Le reazioni – In seguito all’inchiesta del Guardian il Dipartimento di Giustizia americano e il sindaco di Chicago Rahm Emanuel sono sotto pressione da parte dell’opinione pubblica americana e delle associazioni per i diritti umani. Il sindaco infatti, ex potentissimo Capo dello Staff di Barack Obama, non ha rilasciato per il momento dichiarazioni ma si trova ora in una posizione delicata: il 24 febbraio si erano infatti tenute le elezioni comunali, in cui non era riuscito a raggiungere la maggioranza, fermandosi al 45% dei voti e dovrà quindi scontrarsi al ballottaggio il 7 aprile con il suo opponente Jesús “Chuy” García, anch’egli democratico.

Il commissario di contea Richard Boykin, tra quelli apparentemente non a conoscenza della struttura e delle sue attività, ha promesso insieme ad un paio di senatori eletti in quella circoscrizione che faranno il possibile per chiarire le attività della polizia a Homan Square. Secondo Boykin infatti, informato anche di quanto successo a Church e ad altri protestanti “Un conto è placare le proteste, un altro è usare tecniche antiquate da Gestapo che sono ancora in atto in paesi sottosviluppati come Cina e Russia. Non in America.”

Sebbene gli Stati Uniti d’America non siano propriamente famosi per il rispetto dei diritti civili sui prigionieri, sia in patria che all’estero, certamente desta sorpresa che esistano delle vere e proprie aree di nessuno, ad accesso limitato e per criminali minori, in cui la legislazione è sospesa. Notizie del genere colpiscono ancor di più in un momento delicato per la polizia americana poiché proprio oggi, 26 febbraio si celebra il terzo anniversario della morte di Trayvon Martin, il diciassettenne di colore ucciso da George Zimmerman –riconosciuto poi, con enorme clamore, innocente.

Il Presidente Barack Obama aveva promesso che si sarebbe mosso in prima persona per assicurare alla comunità di colore e ai cittadini tutti la possibilità di fidarsi della polizia. Notizie come quella del Guardian, però, rischiano di minare ogni possibilità di successo.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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