L’universo è una casa di bambole

03/07/2014 di Francesca R. Cicetti

Dio e Universo

Il caso non esiste. Camminiamo nella strada, ordiniamo un caffè al bar. Telefoniamo a nostra moglie. Ci muoviamo, ci fermiamo, ci svegliamo e ci addormentiamo. Respiriamo l’aria, viviamo la vita. Ma non è una nostra scelta. Niente di quello che facciamo lo è. Siamo i giocattoli di un dio capriccioso, che ha creato l’universo per poterlo governare. Siamo una casa di bambole. Siamo le bambole. E nessun codice comparirà sullo schermo del nostro computer, invitandoci a seguire un coniglio bianco. Svelandoci il mistero della Matrice. Perché non c’è modo di sfuggirle.

“Sono arrivato alla conclusione che ci troviamo in un mondo fatto di regole create da un’intelligenza. Non molto diverso del suo videogioco preferito, ovviamente più complesso e impensabile. Credetemi, tutto quello che fino a oggi abbiamo chiamato caso, non avrà alcun significato. Per me è chiaro che siamo in un piano governato da regole create e non determinate dalle possibilità universali. Dio è un gran matematico”. Michio Kaku è uno stimato scienziato e insegnante. È un americano, ma dal sangue giapponese, tra i formulatori della meravigliosa, complessa teoria delle stringhe. La relatività e la meccanica quantistica sono il suo pane quotidiano. E lui afferma di aver trovato la prova dell’esistenza di Dio.

Michio KakuKaku si è lasciato guidare nella scoperta da un “semi-radio primitivo di tachioni”, particelle dalla massa immaginaria, che viaggiano più velocemente della luce e che hanno, per ora, natura ipotetica. A partire dal loro comportamento, Kaku sembra aver trovato quello che la scienza cerca da sempre: le ragioni dell’universo, della sua creazione e del suo andamento. E ha scoperto una verità da film hollywoodiano, ovvero l’esistenza di un dio che manovra gli abitanti della Terra nel suo tempo libero, come in un videogioco, ma in maniera infinitamente più complessa.

La teoria è suggestiva, a tratti anche un po’ fantascientifica. Non del tutto nuova. Siamo già stati abituati all’idea che l’universo possa essere una gabbia di illusione, nella quale scorrazziamo ignari. Fin da Cartesio, a dire il vero, per arrivare allo scorso anno, e alle teorie di Nick Bostrom, che dipinge la nostra esistenza come una complessa simulazione al computer. Ma in fondo, non abbiamo davanti altro che un’evoluzione tecnologica del passato determinismo. Forse Dio non è più un Demiurgo, ma un creatore di App, che brandisce un telecomando ed erige i suoi universi premendo un tasto. Non c’è da stupirsi se oggi parliamo di complessità matematiche e programmazione. I tempi cambiano persino per le divinità. Ma il desiderio alla base della ricerca, quello è sempre lo stesso. Raggiungere Dio con il potere della nostra sola conoscenza.

Inutile domandarsi quanto, in effetti, la teoria di Kaku possa essere veritiera. Possiamo fidarci o non fidarci di particelle ipotetiche che viaggiano più velocemente della luce, fidarci o non fidarci di un Dio matematico che gioca a costruire il mondo. E che lo fa in maniera così intelligente da non lasciarci accorgere di nulla. Lasciando le disquisizioni scientifiche a chi ha l’autorità necessaria, a noi resta un po’ di sana filosofia. Perché cercare di afferrare la divinità è sempre stato il pallino fisso dell’umanità. Stringere, spiegare, trarre a sé. Dimenticando, forse, a volte, che inghiottire l’essenza di Dio significa spogliarlo della sua stessa natura. O forse coprendosi gli occhi davanti alla linea che l’onnipotente ragione ancora non è riuscita a superare.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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