Unioni civili, dove esistono ancora destra e sinistra

08/01/2016 di Ludovico Martocchia

Problema di numeri per la maggioranza: la questione delle coppie gay spacca in due l’opinione pubblica. A destra, la paura che la stepchild porti alla pratica dell’utero in affitto, a sinistra, la volontà di un cambiamento il prima possibile.

Unioni Civili

Destra e sinistra. Queste sconosciute. Da tempo scomparse per via di governi tecnici, di larghe intese o maggioranze allargate a dismisura, a causa di terze forze che non si schierano sull’asse più classico della politica. Eppure, esistono e persistono dei temi, che sono ancora in grado di dividere in due l’opinione pubblica. Si vede oggi per le unioni civili, per le quali la coscienza e la libertà di pensiero contano (almeno si spera), il sentirsi di destra o sinistra. Da una parte troviamo i conservatori, dalla “Chiesa” al Ncd, dall’altra un fronte variegato di convinti sostenitori del cambiamento, da Sel al Pd, passando per il M5s. Su queste due posizioni si reggono gli equilibri di una maggioranza, solida sulle riforme, di meno sui temi etici, che rischiano di far saltare il piano di Renzi: abbassare le tasse per i moderati, offrire le unioni civili per la sinistra, cambiare la Costituzione per tutti (e per se stesso).

Ciò che fa ballare il tavolo è la cosiddetta stepchild adoption, ovvero la possibilità per uno dei partner della coppia di adottare il figlio dell’altro, proprio come funziona per tutti i coniugi. Per accontentare quantomeno la parte più laica del Nuovo centro destra, si era paventata l’ipotesi dell’affido rinforzato, un istituto diverso dall’adozione in previsione di tutele per il minore. Ma Palazzo Chigi ora come ora sembra inamovibile: il testo del ddl Cirinnà non si tocca. Arriverà in aula al Senato il 26 gennaio. Si spera che la maggioranza, con il soccorso delle opposizioni, prima fra tutti il Movimento 5 Stelle, si ritrovi compatta all’appuntamento, quantomeno per adeguare – in parte – l’ordinamento italiano rispetto ai corrispettivi degli altri paesi dell’Unione europea. L’Italia è ormai l’ultimo paese dell’Europa occidentale che non ha ancora previsto un regime giuridico favorevole per le coppie omosessuali.

I senatori dissidenti sarebbero almeno ventidue. Sarebbero i cattolici del Partito democratico, contrari alla stepchild adoption. Proprio in mattinata, il ministro Maria Elena Boschi e il premier Matteo Renzi hanno incontrato i capigruppo del Pd, Ettore Rosato e Luigi Zanda, per capire se ci sono i presupposti per chiudere la vicenda delle unioni civili. Ma la conclusione di un accordo di massima non è vicina. Informalmente è stata fissata una direzione nazionale del partito proprio sull’argomento per il 18 gennaio. Secondo alcune fonti ci sarebbe un forte malcontento nei confronti del senatore Zanda, anche perché la complessità della situazione è visibile soprattutto a Palazzo Madama, dove la maggioranza spera in un’indicazione di voto, considerando anche il voto contrario dei parlamentari di Angelino Alfano.

Quest’ultimo è stato chiaro: «Se l’Italia avrà una legge consente la stepchild alle coppie gay il giorno dopo avvieremo una grande raccolta di firme per il referendum abrogativo». Ciò che lo spaventa di più è la pratica dell’utero in affitto, che potrebbe prendere piede – sebbene nel nostro paese non sia consentita. «Vogliamo che l’utero in affitto diventi un reato universale – ha continuato il ministro degli Interni – e che venga punto con il carcere. Proprio come succede per i reati sessuali». Sulla stessa lunghezza d’onda si pone il cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana: «Nessun’altra istituzione deve assolutamente oscurare la realtà della famiglia con delle situazioni similari perché significa veramente compromettere il futuro dell’umano».

Eppure, a destra, sembra si passi da un estremo all’altro. Appare quasi condivisibile l’invettiva di Alfano contro l’utero in affitto, una prassi certamente discutibile che sta provocando non pochi problemi sociali in alcuni paesi dell’Asia. Contrariamente, il cambiamento su questo tema delle coppie omossessuali, ovvero un ampliamento profondo dei diritti degni di uno Stato civile, non è soltanto auspicabile ma strettamente necessario.

 

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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