La nuova Super-BCE, un accordo storico

14/12/2012 di Giacomo Bandini

 

Vigilanza bancaria europea
Verso un’unione bancaria europea.

Sono serviti ben tre mesi di negoziati, una sessione notturna infinita, 27 paesi dell’Unione Europea e 500 miliardi di euro a disposizione “immediata” per realizzare il primo dei provvedimenti decisi, già prima dell’estate, atti a risolvere il grosso problema che le banche europee stanno vivendo. L’accordo raggiunto, infatti, ha conferito alla BCE il potere di supervisione e di diretta vigilanza su un numero che varia dai 150 ai 200 istituti bancari e ha, inoltre, dato attuazione ai propositi espressi durante il Consiglio Europeo di ottobre.

Forse anche prima del previsto, dato che il raggiungimento di un’intesa comune entro la fine dell’anno non era per nulla scontata. Le chiavi di lettura di questa soluzione, da alcuni considerata addirittura storica, sono fondamentalmente tre: la restrizione dell’accordo solo alle banche con un attivo superiore ai 30 miliardi, le ristrette e insufficienti risorse del fondo per la supervisione che vanno da 500 a 700 miliardi complessivi e la vittoria su tutti delle richieste di Germania, in primis, e Francia.
Iniziando dal primo punto elencato, è da evidenziare come la limitazione della supervisione diretta ai soli istituti con 30 miliardi di asset sia la vera grande vittoria della Germania di Angela Merkel, la cui intenzione principale era chiaramente quella di escludere le Landesbank tedesche che infatti rimarranno, come peraltro le numerose casse di risparmio francesi, soggette principalmente al controllo delle rispettive autorità nazionali. In effetti la maggior parte delle banche europee, quasi 6000, non possedendo attivo superiore alla soglia del 30% più volte citata, continueranno ad essere in primo luogo monitorate dai propri enti di vigilanza nazionale e la BCE verrà consultata in ultima istanza in caso di gravi scompensi o di rischi per l’assetto dell’eurozona. In compenso, se si verificheranno situazioni di tale portata, la BCE avrà potere assoluto di azione e di controllo sull’ “anomalia”. Da questo punto di vista l’accordo raggiunto si può considerare, dunque, una mediazione fra l’ulteriore cessione (sofferta) di sovranità degli Stati coinvolti, una necessaria coesione bancaria e le istanze di Francia e Germania, rivelatesi ancora una volta i veri timoni dell’Europa unita.

Per quanto concerne la ricapitalizzazione urgente e diretta degli istituti bancari, il fondo di cui è dotato il nuovo sistema Esm (European Stability Mechanism) ammonta a circa 700 miliardi complessivi. Di questi, al momento, sono disponibili solo 500 miliardi, rivelandosi quindi insufficienti a coprire le esigenze della pessima situazione finanziaria in cui versano le banche europee. Queste troveranno sul loro cammino l’introduzione dei parametri vincolanti di Basilea III, una forte riduzione degli attivi prospettata recentemente anche da Morgan Stanley e una tendenza al rialzo sistematico dell’indebitamento (le banche tedesche stanno raggiungendo i 200 miliardi di debiti contratti, l’Italia si avvicina a quota 120). Inoltre, un ulteriore e probabile slittamento della data di partenza del nuovo meccanismo unico di supervisione (Ssm) oltre marzo 2014, potrebbe complicare l’intera faccenda, giacché molti istituti potrebbero invocare aiuto senza ricevere pronta risposta e senza un’efficace strategia di “cura”. Le risorse come detto sono ancora piuttosto limitate.

Chi ha vinto, dunque, e chi ha perso questa battaglia per l’unione bancaria europea?

Le vincitrici assolute, come già accennato in precedenza, sono Francia e soprattutto Germania che hanno influenzato abbondantemente con le loro esigenze l’esito dell’accordo.  Le due nazioni pur partendo, inizialmente, da posizioni opposte hanno trovato il punto di convergenza e hanno strappato, la prima, la tanto agognata unità bancaria nonché il controllo centrale a lungo richiesto, la seconda, ha ottenuto che le sue banche federali e le casse di risparmio alla base del sistema finanziario tedesco venissero riconfermate sotto l’occhio primario dell’autorità di sorveglianza nazionale.

Le sconfitte, sia moralmente che politicamente, sono invece state Inghilterra e Svezia le quali, guarda caso, non figurano nemmeno nel sistema monetario dell’euro, osteggiandolo continuamente. La Svezia con il suo portavoce Borg si era infatti lungamente detta favorevole ad un “eguale trattamento per tutti i Paesi, anche non euro, che vogliano partecipare all’unione bancaria”, risultato a parere suo non raggiunto, soprattutto col sistema di voto all’interno dell’EBA (European Banking Authority) che favorirebbe le realtà bancarie più grandi e predominanti. La conseguenza di tutto ciò è che la Svezia, a queste condizioni, non farà parte dell’unione bancaria. L’Inghilterra è l’altra grande sconfitta poiché, accortasi subito che la BCE è un istituto assai molto meno condizionabile politicamente da parte dei singoli Stati rispetto all’EBA, teme di perdere tutta la sua influenza di supervisore .

La  vera vincitrice in questa situazione fatta di tempi ristretti e incertezza finanziaria forse è proprio l’Unione Europea. La Comunità ha infatti bisogno, in un settore fondamentale quale quello bancario, di una guida forte e indipendente, che sappia, allo stesso tempo, soppesare le situazioni con delicatezza e velocità. Avendo a disposizione tempi normali di valutazione forse la strada da intraprendere avrebbe potuto essere un’altra, ma i tempi ora si sono ristretti ulteriormente e le banche stanno soffrendo più che mai. Per far credito alle banche, la Bce deve avere e richiedere sempre più informazioni, che siano accessibili in maniera diretta, completa e rapida. In altri termini, la Bce deve avere gli stessi poteri di un supervisore bancario a tutti gli effetti. La sua discrezionalità e la sua assunzione di rischio è progressivamente aumentata, come si può intendere anche dal recente cambio delle regole sui prestiti collaterali.

In ogni caso il tempo per godersi il risultato non sarà molto. I prossimi step dell”unione bancaria, come la creazione di un fondo per le banche in difficoltà e l’introduzione di garanzie sui depositi coordinate per proteggere i risparmiatori, saranno oggetti di un confronto ancora più duro. Non mancheranno nemmeno altri nodi politici e finanziari da sciogliere durante il prossimo anno. Con il ritorno di Silvio Berlusconi sulla scena italiana alle elezioni di primavera, il voto in Germania e il salvataggio della Spagna ancora in itere, le incognite sull’Unione non mancheranno, per non parlare della situazione di Grecia, Portogallo e Irlanda. L’Italia desta particolare preoccupazione per il rischio che un futuro governo abbandoni il cammino di riforme strutturali e di rispetto degli impegni europei intrapreso dal governo tecnico di Mario Monti. Lo stesso Berlusconi, pur professandosi europeista, ha attaccato pesantemente la Germania nei giorni scorsi e definito lo spread “una invenzione” per mettere in difficoltà l’Italia.

Giacomo Bandini

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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