Unione Europea e Stati Uniti. Area di libero scambio?

25/10/2013 di Giovanni Caccavello

Nel corso di questo ultimo anno le trattative vanno avanti a pieno ritmo. A quando la lieta notizia?

TTIP, Area di Libero Scambio USA- UE

Unione Europea – Canada. Venerdì 18 Ottobre, il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ed il Primo Ministro Canadese, Stephen Harper, hanno annunciato un avanzamento sostanziale nelle trattative in materia di liberalizzazione commerciale tra l’Unione Europea ed il Canada dopo circa cinque anni di intensi negoziati. Tale accordo, in principio, prevede l’abolizione delle barriere tariffarie e non tariffarie tra i due partner. Dettagliate analisi effettuate sia dalla Commissione europea che dal Ministero dell’economia canadese stimano che la liberalizzazione porterà sostanziali benefici: creerà nuovi posti di lavoro ed aumenterà le prospettive di crescita dei due “paesi”.

TTIP, Area di Libero Scambio Stati Uniti - EuropaTrattative Unione Europea – Stati Uniti. L’intesa tra Canada ed Unione Europea in materia di area di libero scambio farebbe presagire ad una futura simile intesa tra Unione Europea e Stati Uniti. Le prime trattative per un accordo tra Unione Europea e Stati Uniti per abolire le barriere tariffarie sono datate 1995, quando l’allora Ministro degli Esteri tedesco, Klaus Kinkel, incominciò ad introdurre l’argomento tra le mura di Bruxelles. Poco dopo, verso la fine degli anni ’90, Leon Brittan, Commissario Europeo per il Commercio, portò avanti in maniera consistente un piano di liberalizzazione commerciale con gli Stati Uniti intitolato “New Transatlantic Agreement”. L’idea non andò in porto principalmente a causa della “bolla dot-com”, scoppiata tra il 1997-1998 e che, per circa tre anni, mise a dura prova l’economica americana, insieme, seppur in misura minore, a quella europea. Nel 2007, il successore di Brittan, Peter Mandelson firmò un accordo con la Commissione Internazionale per il Commercio statunitense intitolato “Framework for Advancing Transatlantic Economic Integration” che però, sempre a causa di una crisi, questa volta quella finanziaria, scoppiata nel Settembre 2008 con il fallimento di Lehman Brothers, venne accantonato in vista di tempi economici migliori. Il 12 Febbraio 2013, in piena fase preparatoria per il G8 tenutosi a Lough Erne, nel Regno Unito, il Presidente Americano Barack Obama annunciò la decisione di iniziare dei negoziati costruttivi con l’Unione Europea per raggiungere un accordo bilaterale atto a liberalizzare totalmente i commerci tra le due potenze. Queste le parole di Obama: “And tonight, I am announcing the we will launch talks on a comprehensve Transatlantic Trade and Investment Programme (TTIP) with the European Union because trade that is free and fair across the Atlantic support million of good-paying jobs”.

Benefici. Se secondo molti economisti, (tra cui i tedeschi Gabriel Felbermayr e Mario Larch, da cui prendiamo spunto nella stesura di questo articolo) un accordo di tale portata è dettato dall’attuale instabilità politica ed economica che molti paesi occidentali stanno attraversando, dall’altro, la creazione di un area di libero scambio, capace di abolire e le barriere tariffarie e quelle non tariffarie, segnerebbe un grande passo verso un mondo più “libero”, dopo il fallimento dei negoziati del Doha Round.

Oltre a questo beneficio “globale” – un accordo senza precedenti in ambito commerciale – i cittadini, le aziende europee e statunitesi e i governi dei vari paesi coinvolti, godranno di molti vantaggi: una riduzione dei prezzi e una maggiore offerta dei prodotti, la creazione di un mercato industriale più concorrenziale e più efficiente, una migliore distribuzione degli investimenti , la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro (secondo Felbermayr e Larch circa 400.000 nella sola Europa), l’aumento dei salari medi europei di circa 200/225 euro mensilmente, un aumento della produttività lavorativa, una propensione verso nuovi investimenti in capitale umano, macchinari e tecnologie e per finire un aumento del Prodotto Interno Lordo. Secondo calcoli, il benessere economico del quale i paesi coinvolti nel TTIP godrebbero in caso di eliminazione di tutte le barriere (sia tarrifarie che non) sarebbe pari al 13, 38% negli Stati Uniti, al 9,70% negli Regno Unito, al 6,55% in Spagna, al 4,92% in Italia, al 4,68% in Germania e al 2,64% in Francia. Ovviamente i paesi terzi non coinvolti (e quindi in termini economici “discriminati” da tale liberalizzazione preferenziale) avrebbero un benessere economico netto negativo (ad esempio la Cina del -0,39, l’India del -1,67, il Brazile del -2,11, la Russia del -2,13, il Giappone del -5,90 e l’Australia del -7,41).

Critiche. Una delle principali critiche mosse a Stati Uniti ed Unione Europea riguarda, per l’appunto, il fatto che i paesi terzi, il Resto del Mondo, trarrà solo svantaggi economici anche se, secondo le ricerche analizzate per scrivere questo articolo, il raggiungimento del TTIP aumenterebbe gli incentivi dei paesi terzi nel raggiungere un livello più ampio di liberalizzazione e potrebbe riattivare concretamente i negoziati dell’ormai morto Doha Round. Altre critiche, mosse principalmente dal mondo di sinistra, ancorato ad una visione troppo legata al passato e schierato contro il libertarismo economico, sottolineano come tale accordo non porti a nulla di buono e soprattutto, parole testuali di Paolo Ferrero, scritte nella prima parte del suo articolo pubblicato pubblicato sul Fatto quotidiano, “…non si capisce perché un ulteriore aumento di concorrenza al ribasso sui costi dovrebbe far aumentare il prodotto interno lordo”. Questa critica, già confutata nel corso di questo articolo quando abbiamo discusso dei benefici che il TTIP potrebbe portare, è dettata da una visione semplicistica e irreale dei fatti. La nostra speranza è quindi che i negoziati tra Unione Europea e Stati Uniti procedano rapidamente e che i due “paesi” possano godere di un area di libero scambio il prima possibile. Scandalo Datagate permettendo.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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