Unione Europea e Siria, se la politica estera comune resta un sogno

11/09/2013 di Andrea Luciani

Al G20 in Russia gli stati europei si sono presentati divisi, replicando quanto avvenuto nei confronti della Libia

Unione Europea e Siria

Unione Europea e Siria –  La cooperazione europea in termini di politica estera, ed in particolare di politica di difesa, non è mai decollata, anzi, sovente, essa si è dimostrata divisa e discorde, dai tempi della CED fino all’odierna PESC. Il caso Siria e la condanna del regime di Assad ha sottolineato ancora una volta l’incapacità, dell’ Unione Europea, di trovare un comune accordo e di esprimere una posizione condivisa in materia di politica estera. Sotto la pressione statunitense l’UE, infatti, non ha saputo rispondere univocamente, presentandosi al G20 con posizioni molto divergenti.

Il G20 di San PietroburgoBarack Obama è giunto in Russia auspicando una forte risposta internazionale all’utilizzo del gas (presupposto) da parte del regime di Assad. A San Pietroburgo è stato firmato un appello da 11 stati membri del G20 (fra cui l’Italia) che appoggiano la politica “dura” degli Stati Uniti – senza peraltro citare esplicitamente la possibilità di un attacco armato – e prevedono un eventuale sostegno nel rinforzare il divieto di utilizzo di armi di distruzione di massa. Unico limite, ottenuto prevalentemente dal presidente francese Hollande, è che gli USA, prima di agire, dovranno attendere il rapporto degli ispettori ONU, il quale potrebbe, però, deludere le aspettative qualora accertasse l’utilizzo dei gas ma non ne individuasse il responsabile.

Siria ed Unione EuropeaEuropa divisa – Ancora una volta, data una politica estera comune assente, l’UE non è riuscita a far sentire la propria voce e le singole nazioni, secondo il saggio principio romano del dividi et impera, sono state messe con le spalle al muro. La Francia pronta ad una ritorsione armata da un lato e l’Olanda e la Germania (che non hanno firmato l’appello degli Undici) dall’altro, che non si sono piegate alle pressioni americane. Chi si è piegato, invece, è chi sta nel mezzo, cioè Regno Unito, Spagna e Italia, che hanno espresso il proprio “sostegno” alla politica di Barack Obama. Il premier Letta si è barcamenato firmando l’appello e, allo stesso tempo, ha citato le parole di pace di Papa Francesco I. Di fatto però, ha appoggiato la crociata a stelle e strisce e messo in imbarazzo Emma Bonino. Il Ministro degli Esteri italiano aveva espresso con forza la contrarietà dell’Italia a un possibile attacco in Siria, perché avrebbe grosse ripercussioni sulla popolazione civile e sulla stabilità della regione.

Due premi Nobel per la pace – A San Pietroburgo l’Unione Europea, di fatto, non si è presentata. Le singole nazioni hanno agito secondo coscienza ed interessi ed è lecito chiedersi dunque come farà l’Unione ad essere un mezzo a disposizione dei membri per far sentire, forte, la propria voce nel mondo globalizzato. In questo il progetto di De Gasperi e Schumann ancora non ha portato risultati. Ed è anche lecito chiedersi come si possa uscire da un G20 in cui partecipano non uno ma quasi due premi Nobel per la pace (Barack Obama e alcuni stati che fanno parte dell’Ue) con una sorta di minaccia di ritorsione armata. Forse, ad Oslo stanno riconsiderando le proprie valutazioni.

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Andrea Luciani

Nasce a Roma il 25/03 /1991. Appassionato di studi internazionali e fermo sostenitore del progetto dell'Unione Europea, è laureato in Scienze Politiche presso la LUISS Guido Carli, dove ora studia International Relations. Collabora con l'associazione ONLUS Intercultura con la quale è stato in Nuova Zelanda sei mesi nel 2009. Nel 2012-2013 conclude il programma Erasmus di sei mesi presso l'università si Sciences Po Paris.
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