L’Europa dimenticata

29/03/2013 di Erica Pepe

D’ Unione Europea non si parla molto. Ogni giorno discutiamo di crisi, di Troika e di salvataggi. Siamo ipnotizzati dall’andamento spasmodico dello spread e dell’entità del debito pubblico. Ma l’Unione Europea è solo questo? L’unica questione degna di nota è quella finanziaria? In realtà no. L’unione è molto altro ma i media italiani dedicano spesso poco spazio alle istruzioni europee, sottovalutando l’enorme impatto che esse hanno in tutti i settori della vita del paese. Anche per questo, nasce questa nuova rubrica, “L’europeo”, con l’idea di seguire, più da vicino, una grande realtà di cui facciamo parte.

Altiero Spinelli, uno dei padri dell'Unione EuropeaNon solo spread – Bruxelles è il centro di un’unione di 27 stati che comunicano in 23 lingue ufficiali diverse ma condividono un progetto comune e istituzioni che regolano la vita quotidiana di 495 milioni di abitanti. Le trentatré direzioni generali della Commissione, con i loro 23.000 dipendenti, operano come dicasteri di un unico governo centrale ed elaborano proposte legislative. Non c’è solo l’Europa dello Spread. C’è un’Europa che si occupa di temi sociali, di ambiente, di ricerca, d’innovazione ed energia ma anche di giustizia e sviluppo, cooperazione e cultura. C’è un’Europa costituita da stati che si sono fronteggiati in guerra per centinaia di anni e che adesso condividono l’80% delle rispettive legislazioni nazionali.


Gli Stati Uniti d’Europa
– L’utopia che Spinelli maturò 72 anni fa, dietro grate di ferro affacciate su un continente in rovina, consisteva nell’unire politicamente il continente e superare il sentimento popolare più diffuso, il sentimento patriottico. Egli, insieme ad altri illustri pensatori, ha ispirato il processo di integrazione dell’Europa unita. Spinelli sognava che dalle ceneri dei totalitarismi del ‘900 nascesse una Federazione Europea, dotata di un proprio esercito, di una propria moneta, di una politica estera comune e istituzioni politiche nelle quali tutti i cittadini europei fossero direttamente rappresentati.

L’UE oggi – L’Unione Europa non è certo una federazione, né una qualunque altra forma tradizionale di aggregazione di stati. Piuttosto, è il risultato unico della volontà di un numero crescente di governi di garantire la sicurezza ed il benessere ai propri cittadini in modo congiunto e, così, contribuire alla stabilità internazionale.

Crisi come opportunità – Ogni volta che c’è una crisi, c’è un affievolimento dell’empatia al processo d’integrazione europeo. Due visioni contrapposte vengono in rilievo: alle derive nazionaliste e alle visioni populiste e protezionistiche di alcune forze politiche, si contrappone la necessità di maggiore coesione. Ciò che è innegabile, è che, in questo momento, i governi sono chiamati a svolgere un ruolo decisivo nell’evitare il collasso economico del vecchio continente. Appare evidente che interventi nazionali più o meno coordinati non saranno sufficienti a rispondere alle sfide poste dalle crisi globali, dato l’intreccio indissolubile dei sistemi economici e finanziari. Spesso sono proprio le crisi che costituiscono un’opportunità, un alibi per il cambiamento. Ora che sono in gioco i progressi conseguiti in oltre sessant’anni d’integrazione è proprio la crisi che può accompagnare l’attribuzione di nuovi compiti alle istituzioni europee.

Reale unione – Grandi sviluppi potrebbero derivare dalla costituzione di una vera e propria unione bancaria e fiscale e dal rafforzamento di un’unità politica, dotata di un autonomo fondamento di legittimazione. Una reale unione bancaria, fiscale e politica porrebbe rimedio agli errori di Maastricht, alla mancata cessione d’importanti porzioni di sovranità, all’assenza di politiche comuni in ambiti strategici per la crescita dell’Unione, alle carenze democratiche e al deficit di legittimazione. Come primo passo, l’elezione diretta degli europarlamentari da parte di tutti i cittadini europei costituirebbe un ulteriore traguardo verso quell’idea di Europa federale sognata da spinelli alla quale i singoli stati sono avversi.

Senso di appartenenza – Quale sarà la rotta che i governi dell’eurozona intraprenderanno nel prossimo futuro dipenderà essenzialmente da quali movimenti d’opinione prevarranno nei diversi stati. Spetta alle forze politiche nazionali il compito di garantire un futuro all’Europa, facendo emergere nel dibattito politico il legame esistente tra una maggiore integrazione, il rilancio economico, il benessere sociale e l’esercizio della sovranità popolare a livello europeo. D’altra parte anche i media hanno un ruolo fondamentale nella diffusione di un sentimento di appartenenza verso istituzioni che in larga parte influenzano ogni aspetto della vita dei cittadini degli stati membri. Ma la vera spinta verso un’Europa più libera e più unita può arrivare solo dai noi, iniziando a sentirci cittadini europei prima che italiani e riscoprendo l’appartenenza ad un destino condiviso.

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